casa dolce casa, dove sei?

Casa mia, ti cerco e non ti trovo.

Per me il concetto di casa era sempre stato chiaro, in tutti i miei viaggi, in tutti i miei spostamenti, rimaneva sempre un baricentro, un luogo di ritorno che consisteva fisicamente nel mio appartamento e affettivamente nella mia città – famiglia, amici e mare inclusi.

Poi ad un certo punto, questo trasloco internazionale, la nuova casa, la nuova vita, hanno dato un duro colpo a questa mia certezza. Un giorno, mentre ero tutta impegnata a studiare tedesco in un corso di integrazione (santo Integrationskurs, una manna dal cielo per gli immigrati!) esce fuori il topic “patria”, e noi studenti diligenti ci buttiamo a pesce sugli articoletti del libro. Così, tra un’intervista a un turco e una testimonianza di una vietnamita, ci ritroviamo a cercare di esprimere il nostro concetto di “patria” e di “casa”. Da lì ho iniziato ad interrogarmi sul serio. Dopo due anni e rotti passati all’estero, una figlia nata in un paese diverso dal mio, una casa che sento mia ma lontana dalla mia “vera” casa di Livorno, per me è difficile capire cosa sia davvero casa mia.

La mia casa di Livorno resta un posto dell’anima, la amo nel mio ricordo, è stata un porto e un approdo per quasi 30 anni. Il fulcro di tanti avvenimenti e tanti incontri, un posto di passaggio per tante persone importanti della mia vita. Ma non esiste più. Cioè, la casa è sempre lì, mica hanno buttato giù il palazzo, eh. Solo che adesso ci stanno degli amici. Magari un giorno la vita ci riporta in Italia e torniamo ad abitare lì. Tantissime cose mie sono ancora lì dentro (con sommo disappunto degli amici che ci devono convivere…). Ma io sono ormai altrove. E lo stesso vale per Livorno. La mia città è per me come  l’idea di casa e di famiglia. I miei son tutti lì, la mia infanzia è tutta lì, il mare è lì e ci resta. Ma quello che amo di tutto questo ho paura che non esista poi davvero in concreto. Mi spiego meglio. Quando sono a Friburgo ho spesso degli attacchi di nostalgia, e non solo perché mi mancano le persone a cui voglio bene, ma anche perché mi manca proprio Livorno. Mi mancano l’aria salata, il vento che sa di mare, il rumore, il casino, la gente rumorosa e sguaiata, il traffico incasinato, il mercato, e ovviamente la lontananza crea quella lente che distorce la realtà fa sembrare tutto più bello. Poi vado a Livorno e cosa succede? Dopo 2 minuti che ho passato il casello dell’autostrada e ho imboccato la variante mi entra il giramento di coglioni, ma forte. Arrivo in città che già sono una iena. Quell’idea romantica del simpatico caos labronico si trasforma crudelmente in motorini che ti sfrecciano da ogni lato tipo videogioco, macchine che ti suonano se ti fermi alle strisce pedonali per far passare pedoni terrorizzati, pedoni che si lanciano per strada per attraversare coprendosi gli occhi, madri col passeggino che si fanno scudo dell’infante per sopravvivere allo slalom sui marciapiedi tra bici e passanti frettolosi. Poi scendi da quell’oasi che è la tua auto, dopo aver ridato vita alla tua collezione di bestemmie e appoggi il piede sul marciapiede…una merda di cane. Classico. Insomma, la viabilità e la pulizia delle strade non sono il forte di Livorno, ma ha sicuramente altri pregi. Peccato che le visite sono sempre una maratona, e questi presunti pregi mica te li godi così tanto.

Vuoi salutare tutti, vuoi abbracciare tutti, vorresti prenderti una serata con gli amici, magari vedere anche due vetrine decenti (che a Friburgo, credetemi, scarseggiano o sono da miliardari) e forse anche sputtanarti qualche soldino in vestiti finalmente decenti. Mangiare cibi decenti. Il tutto cercando anche di non traumatizzare la cucciola che ti trascini dietro in questa abbuffata di vita. Ma i tuoi buoni propositi e il tuo buonumore pre arrivo si scontrano con un calendario di cene e pranzi coi parenti, che nemmeno l’agenda di Obama. Prendi 3kg in 3 giorni, tipo record negativo dell’ingrasso. Almeno puoi spuntare dalla lista dei desideri: mangiare cibi decenti!

E il fenomeno più strano che ho sperimentato sulla mia pelle è quello della nostalgia di rimbalzo. Dopo poco tempo passato a Livorno ad un certo punto inizio ad avere nostalgia di casa. Quella nuova, quella tedesca. Mi manca lo spazio che mi sono cucita addosso laggiù. Mi manca la solitudine, è assurdo, lo so, ma dopo tanta voglia di famiglia, di caciara, di immersioni in una vita sociale che si possa definire tale, mi sento sopraffatta e desidero solo scappare e tornare alla quiete lasciata in Germania.

Quando ho raccontato queste emozioni a lui, ho scoperto di non essere la sola. Ci sono sicuramente dei fattori contingenti che rendono più complicata la permanenza a Livorno, di fatto siamo ospiti, poi siamo guest star per la famiglia, e tutti ci vogliono (ed è bellissimo, ma anche vagamente opprimente). E’ più complicato gestire la bambina in spazi che non sono pensati per resistere ai suoi assalti e alla sua curiosità. Poi c’è il fattore concreto e tangibile del fatto che, dopo la Germania e in particolare Friburgo, l’Italia sembri d’un tratto un paese del terzo mondo.

Non voglio fare la snob, quella che ormai vive nella ricca crucconia e schifa la propria terra natia, ma le differenze ci sono e si vedono.

Esempi random potrebbero essere:

  • Friburgo è la capitale verde del riciclo e dell’energia rinnovabile in Europa, tutti vanno in bici, il verde dei parchi e degli alberi copre la città, le piste ciclabili coprono quasi tutta la viabilità cittadina e dintorni
  • I bambini sembrano il fulcro di questa città, parchi giochi ben tenuti, spazi a misura di bimbi, fasciatoi ovunque (nei cessi dei pub, dei bar, dei centri commerciale, anche in qualche negozio..)
  • I mezzi pubblici funzionano, sono cari assassinati, ma sono accessibili anche a chi viaggia su ruote (sedie a rotelle, passeggini e deambulatori).
  • Chi guida in città lo fa rispettando i limiti e qualsiasi altra indicazione, si ferma se un pedone si avvicina alle strisce pedonali, rispetta le precendenze e i limiti di parcheggio. Ciò non toglie che guidino da schifo, ma vabbè, nessuno è perfetto…
  • C’hanno i soldi, ma veri, quello è un po’ il punto…

Ma questi sono solo alcuni esempi scemi di vivibilità, ma credo che facciano capire come poi ci si senta quanto si torna nella BELLA ITALIA  (come la chiamano qui O_O).

Boh, alla fine, un po’ per il compito di tedesco e un po’ per capire cosa succede alla mia vita sono arrivata a pensare di essermi imbattuta nell’impossibilità di dare una definizione di casa. Casa tua non è più tua, e sembra cambiata ogni volta che ci torni. La tua nuova casa è davvero tua, ma non ha la storia e il vissuto della tua vecchia casa. E ha sempre comunque quel sapore di provvisorietà che non aiuta molto l’equilibrio interiore. La casa di un tempo non è mai come te la ricordi. “Casa” ormai è un concetto astratto che esiste solo nella tua immaginazione ed è impossibile che risponda a un posto concreto nella realtà. La tua “patria” è per te ciò che ti ricordi di lei, ma non sempre ciò che ricordi e ciò che ami sono luoghi reali dove poter tornare davvero.

14 commenti

Archiviato in Nostalgie

14 risposte a “casa dolce casa, dove sei?

  1. caterina

    ciao nicla ,l’idea di casa, si è un riccordo fisico ma col tempo diventa mentale ed è quello che ti porterai dieto di tutte le case che vivrai a giro per il mondo .Nel cuore la nostalgia nella capa il mal di testa.Continua a scrivere. Una lacrima sul viso. baci

  2. bel post. Ti capisco, ma per me il ricordo/nostalgia e’ piu’ per le persone e per delle situazioni, che per il posto in se’. Ma anche questo non e’ ricostruibile e vive solo nella mia memoria😦

  3. veronica

    Io per anni ho fatto la seguente cosa: appena arrivata a Catania cercavo di fare cose da Nord (tipo prendere l’autobus). E appena mi ricordavano che no, a Catania il bus non passa mai, meglio prendere la macchina, mi lanciavo in strali da emigrata che vota lega. Poi i giorni passavano, e io mi ambientavo.
    Al mio ritorno a Genova/Parma, per un paio di giorni buoni era tutto un “ma che tempo di schifo. ma come si mangia male. ma che gente noiosa.”
    Poi i giorni passavano, e io mi ambientavo.

    La verità era che non stavo bene né su né giù. Credo che sia il destino dell’emigrante.

    Comunque a me è passata. Magari passa anche a te🙂

  4. Enrica

    ciao Nicla!bello il blog!nell’ultimo messaggio mi sono dimenticata di dirti che a fine mese traslochiamo in quella che dovrebbe essere la “casa” definitiva: dopo nove traslochi in 11 anni mi fa strano..ma non vedo l’ora che il concetto di casa, per adesso, non so cosa sia…:) baci!

  5. Barbara

    Cara nicla,
    la tua descrizione del ritorno a casa da fuori non poteva essere piu’ perfetta. Io e Ale ci siamo sentiti cosi per 8 anni! E’ vero come dici te che ti prende quella sensazione di situazione da paese del terzo mondo e devo dire che il nostro ritorno in italia (a Torino) e’ stato un colpo abbastanza forte (non ci siamo ancora ripresi..).
    Sono pero’ dell’ idea che ci si abitua a tutto persino alla prigione e che comunque ci sono dei lati positivi nello stare in Italia che non possono competere ne’ coi perfetti mezzi pubblici, ne’ con il verde, ne’ con l’ atmosfera da eterno Erasmus che si viveva a Praga.. (ed escludo cibo, moda e rapporti sociali per non banalizzare troppo)-
    Le persone (se pur buttainculo, egoisti e maleducati), il clima, la storia, i paesaggi e soprattutto quell’ inventiva e genialita’ tutta mediterranea di riuscire sempre a cavarsela (con due soldi e senza mezzi) che nessun ceco o crucco (pur con milioni di euro) al momento sono riusciti a superare..
    Complimentoni per il blog.. mi crea dipendenza!!!

    • Grazie Barbara,
      sapere di essere capita e capire quello che mi scrivi qui mi fa sentire meno sola, e allo stesso tempo mi consola. Mi sento meno “aliena” sapendo che la maratona del ritorno non è un supplizio solo mio.
      E per quanto riguarda gli italiani e l’italia, che dire? flessibili, mai choosy e pieni di una fantasia ineguagliabile, ma tanto buttainculo e profittatori, e abusatori della loro presunta genialità. Siam gentaccia, si sa😉

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  8. C.

    Se ti può consolare, l’assenza dell’idea di “casa” colpisce anche me, che non sono mai emigrata all’estero, ma che in 30 anni ho girato l’Italia abbastanza…quando mi chiedono di dove sono vado in tilt…sono di quella città dove sono nata e sono rimasta solo per i miei primi 3 anni? (e che raramente vado a visitare perchè ci vivono ancora i miei nonni?) Sono della città dove ho passato tutta la mia infanzia? O di quella dove ho passato il periodo più felice della mia vita e dove ho incontrato il mio attuale marito? O forse di quella dove mi sono sposata e ora vivo? Almeno tu, a questo concetto astratto di casa che mai prende forma, puoi associare tra gli altri un Paese nordico dove credo si possa vivere in maniera più civile e più dignitosa…ma ho appena iniziato a leggere il tuo blog, non mi resta che scoprirlo andando avanti! Intanto compliementi!

  9. Pingback: La magia dell’anticipazione – un mese dopo | malditestadellimmigrata

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