Incinta? Stai attenta a…../ Schwanger? Kein Problem!

Mentre aspettavo Sara, la mia bimba, mi sono divertita molto a notare le differenza di trattamento che l’Italia e la Germania riservavano alle donne incinte e, dopo, ai neonati.

La prima cosa che saltava subito all’occhio era il numero di pance. Qui a Friburgo si tratta di una vera e propria epidemia. Centinaia di pance, in ogni stagione, di ogni forma e misura, spesso le portatrici di pancia sono accompagnate da un numero di infanti uguale o superiore a 1. Non è raro vedere mamme e babbi (scusate, son toscana, papà proprio non la digerisco come parola) con vere e proprie tribù di esseri sotto al metro di altezza. E questi genitori spesso sono giovanissimi.

A Livorno invece non c’era tutta questa esplosione. Di certo sul lungomare si vedono tanti passeggini e carrozzine, e tante donne col pancione, ma così, a occhio, la quantità non è paragonabile. Poi di certo ho tante amiche che si riproducono, ma d’altra parta la fascia d’età è quella, sui trenta. Ma si vedono in giro tante mamme ben più grandi e questa differenza con la Germania salta all’occhio. Evidentemente noi italiani non ci possiamo materialmente permettere di mettere al mondo dei figli a 20 anni.

Alla luce di questa considerazione, la prima cosa che si nota è la differenza di atteggiamento dei passanti, l’uomo (o la donna) della strada (come diceva la mia poco amata prof di filosofia):

  • Friburgo: l’inflazione di pance e di bambini porta ad un atteggiamento indifferente, tendente all’ostilità. Soprattutto gli anziani sono parecchio scocciati, le pance occupano posto e i passeggini intralciano il passaggio, soprattutto sui mezzi pubblici.
  • Livorno: la tua pancia è un talismano, tutti, anche gli sconosciuti, vorrebbero toccarla, o comunque non rinunciano a un commento, a una parola benevola o a un sorriso. Si rasenta la pura invadenza, ma si sopporta volentieri e ci si sente molto importanti 😉

L’altra cosa che mi ha fatto sorridere sono stati i divieti in gravidanza. A parte i cibi e le bevande, per i quali ho scoperto che esiste una complicatissima e severa regolamentazione, variabile però nei diversi paesi del mondo, la parte divertente sono state le regole in fatto di attività fisica.

Va detto che la mia gravidanza procedeva benissimo e non ho avuto alcun problema. Nonostante io sia davvero poco atletica (potete immaginarvi poi quanto fossi agile e scattante con la pancia) devo dire che dal quarto mese in poi una strana e folle energia si è impossessata di me, e quindi mi sono informata su cosa fosse concesso e cosa no.

  • Dottoressa teutonica: vai pure in bicicletta, a camminare, a fare hiking, a nuotare, ma dato che vai in Italia, sarebbe meglio che tu evitassi la barca. Sesso sì, quello ti è concesso (e vai!).
  • Dottore labronico: fa bene camminare, ma non esagerare con le ore in piedi, non fare sport troppo impegnativi, ma certo che puoi andare in barca (magari niente regate, eh!), la bicicletta invece la sconsiglierei. Sesso sì, quello ti è concesso (e rivai!)

A Friburgo praticamente  tutti vanno in bici, a Livorno praticamente tutti vanno in barca, ciascun dottore sconsiglia l’attività che conosce meno. Ovvio, no?

A parte che, poi,  in bici a Livorno ho paura ad andarci anche normalmente, col traffico che c’è…

Alla fine ho fatto un po’ come mi pareva, a Livorno sono andata al mare, in barca, ho mangiato come se non ci fosse un domani e a Friburgo sono andata in bici (fino quasi alla fine dell’ottavo mese, poi c’era il ghiaccio per strada e il futuro babbo mi ha sequestrato le chiavi del lucchetto…), ho camminato tanto, mi sono battuta con valore con le coriacee vecchiette crucche sul tram, al mercato e nei bagni di folla natalizi e ho mangiato come se non ci fosse un domani. (per inciso per quei chili lì c’ho ancora da perderli).

Una volta che poi il magico periodo della gravidanza finisce e iniziano le montagne russe del post partum (ma questa è un’altra storia, forse un altro post?) una si ritrova con questa neonata per le mani e cerca di rimettere insieme i pezzi.

E qui si apre un altro capitolo del gioco delle differenze, che riassumerò in questi pochi punti, giusto per dare un’idea:

Il mezzo di trasporto.

  • I tedeschi amano i passeggini con cesta porta infante morbida. Di solito hanno dei veri e propri carri armati, con ruote con pneumatici veri, con diametro 20 cm. In auto usano l’ovetto, sempre. Qualche volta si vedono questi giganteschi babbi crucchi che passeggiano portando l’ovetto con relativo neonato (solitamente gigante anche lui) come se fosse il cestino dei funghi di cappuccetto rosso. Io c’ho provato e m’è venuto il colpo della strega .  Imbottiscono il mezzo di trasporto con soffici piumini e talvolta con pelli di agnello. Spesso comprano questi Hammer all’usato. Poi qui va tantissimo anche il carretto da attaccare alla bici, ma non ne parlo nemmeno, che tanto a Livorno sarebbe impossibile usarlo.
  • Gli italiani comprano il trio. Di solito funzionale, compatto, ma soprattutto figo e coi colori alla moda. I primi mesi usano la navicella per la macchina e poi passano all’ovetto, evitando al neonato di diventare ovettiforme come capita in Germania. Il clima ovviamente non impone le pelli animali e i piumini. Dall’aspetto i mezzi sembrano nuovi, ma non mi stupirei se la crisi avesse dato una spinta all’usato anche in Italia.

L’abbigliamento.

  • I bimbi tedeschi,a confronto con quelli italiani, sembrano dei piccoli barbari fricchettoni o, a scelta, dei teneri clochard. I piccoli italiani sembrano dei piccoli lord. Ovviamente sto esagerando e insistendo su dei luoghi comuni, ma è vero che qui si predilige la comodità all’estetica e alla moda. Io sarei per una sana via di mezzo (un po’ democristiana come opinione, ma sentita)

L’alimentazione.

  • Per l’allattamento a Friburgo sono stata seguita da un’ostetrica (Hebamme). È venuta a casa nostra per tutto il primo mese di vita della bimba. Il pediatra non ha mai messo bocca sulla questione dell’alimentazione e poi verso i 3-4 mesi mi ha dato degli opuscoli sullo svezzamento e mi ha detto che dai 4 mesi potevamo iniziare. Io ero basita. C’erano scritte delle regole molto generali ed erano consigliati degli alimenti che la mia mente italica etichettava come “vietati”.
  • Da quel che ho capito dalle mie amiche italiane, il pediatra in Italia segue la crescita del neonato fin dalle prime settimane e presso i consultori ci sono delle ostetriche che offrono assistenza per l’allattamento. Lo svezzamento poi si inizia attorno ai 6 mesi (ma si può dai 5 in poi) e il pediatra solitamente fornisce delle informazioni piuttosto dettagliate in merito, spesso anche con veri e propri menu e una tabella per l’inserimento graduale degli alimenti. Il processo di svezzamento dura per mesi  e mesi e ci sono alimenti che sono consentiti solo dopo l’anno di vita.

Anche in questo caso ho fatto un po’ di testa mia e ho seguito di volta in volta le indicazioni di un paese o di un altro, in base a quello che mi suggeriva il buon senso. Ma passare davanti al reparto dei cibi per bambini tedeschi e vedere le passatine di pesca o le pappe col pomodoro con l’indicazione “dai 4 mesi in poi” mi fa sempre un po’ sorridere (e qui so che le mamme, soprattutto italiche, capiranno a cosa mi riferisco!)

Alla fine ho dovuto constatare che questi tedeschi sul tema della gravidanza e della cura dei neonati sono davvero molto più sportivi di noi, e mi ritengo fortunata di aver vissuto qui quel momento così delicato della mia esistenza. L’ho vissuto bene forse anche perché ho comunque mantenuto il mio sguardo italiano sull’insieme. Poi come sempre, non sono tutte rose e fiori, qualche bel problemino ce l’hanno pure qui: fanno i corsi per imparare a fare le coccole ai propri figli, non so se mi spiego….

E voi che mi raccontate? Questa cosa del gioco delle differenze mi diverte, sarei curiosa di conoscere anche altre storie!

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15 commenti

Archiviato in il gioco delle differenze

15 risposte a “Incinta? Stai attenta a…../ Schwanger? Kein Problem!

  1. Grazia

    Sei un mito. Tutto verissimo. L’ho vissuta anch’io quest’esperienza, dodici anni fa, e le cose erano giá cosí. L’unica mia differenza: la mia (che è anche la tua) ginecologa mi disse: allattare almeno 6 mesi aumenta il QI del bambino… e io l’ho allattato 12 mesi 🙂 hahahhaah

  2. francesca

    Saro’ pazza ma a me i passeggini con ruote 20 cm mi affascinano…dev’essere un retaggio storico, come il fatto di usare le pelli d’agnello!E’ verissimo, in Germania non ho mai sentito parlare di intolleranze alimentari o allergie per i bambini, vengono piazzati li e semplicemente nutriti con tutto quello che il mondo animale e vegetale mette a disposizione!Teniamoci la visuale italiana, aperta a tutto pero’, non si sa mai!

  3. caterina

    nicla, cosa ne dici a proposito della comodita dei mezzi pubblici livornesi per andarci con le carrozzine?………è una lotta fisica e verbale

  4. Anonimo

    da emigrata in Norvegia, aggiungerei volentieri una postilla: la fissazione per i bambini e l´igiene. Quando arrivo a Livorno la mia mamma vorrebbe lavare Elise ogni 5 minuti. A me ovviamente, che le faccio il bagnato la sera e le lavo le mani prima di mangiare, la cosa lascia sbalordita e mi crea, controvoglia, ma inevitabilmente, una serie di sensi di colpa da mamma sciagurata. Tornata a settembre in Norvegia, porto Elise all´asilo per la prima volta. Dopo averla lasciata alle maestre, mi avvio verso la macchina e fuori nel giardino incontro un piccoletto tutto moccioso comodamente seduto in una pozzanghera che si sbevazzava l´acqua della pozzanghera con aria molto beata. Il pensiero e´subito volato alla mia mamma che sarebbe stramazzata alla vista della suddetta scena. Con un sorriso sulla bocca il secondo pensiero e´stato. “Viva la Norvegia!”.
    Belle le tue parole, mi ci rivedo un sacco. Ciao! Elena

    • Sììììì, i bimbi sporchissimi del nord sono fantastici! Anche qui li imbustano in tute impermeabili e li lasciano giocare nella sabbia e nel fango, senza tante seghe mentali sull’igiene. Anche al nido di Sara diciamo che le regole sulla pulizia sono opinabili, ma come si dice a Livorno “quel che non ammazza ingrassa”! Hai toccato un punto ricchissimo di spunti per il gioco delle differenze, appena ha tempo farò un post sul bidet, questo sconosciuto oltralpe 😉

  5. non so come funziona generalmente qui ma la bimba della mia amica (di cui sono madrina!) ha cinque mesi ed e’ da un bel po’ che mangia un pochino di mela cotta a pure e banana spiaccicata e mi sembra che stia crescendo una meraviglia. Pero lei ha smesso di allattarla.

    • Io con Sara ho iniziato a 4 mesi e mezzo, ma delle mie amiche qui hanno iniziato a 4 mesi con un passato di carota cotta, e devo dire che i bimbi di qui sono belli rubicondi, e come ha scritto Francesca in un commento, qui si fanno molte meno seghe sulle allergie alimentari e le intolleranze. Non che la dieta di qui sia esattamente un modello di educazione alimentari, ma questa tranquillità nei confronti dei bimbi è assai calmante per me.

  6. lalienorossonellettodelviva

    l’unica cosa che mi viene da dirti è che la farinata o pappina o comecaspitasichiamanonc’hoancoracapitoniente al riso era di molto bona!

  7. Pingback: Il bidet, questo sconosciuto | malditestadellimmigrata

  8. Jessica

    Complimenti per questo divertentissimo blog!Mi ritrovo molto in ció che scrivi!Anch’io vivo vicino Freiburg da due anni ed ho una bimba di 40 giorni. Solo un particolare non combacia. Il mio teutonicissimo Frauenarzt, un pennellone di circa 2 m, che ancora a 60 anni suonati va a lavoro in bici (qui siamo in montagna, quindi la salita è davvero notevole), non appena seppe che io fossi italiana, mi guardó sornione e disse:” So che voi italiani non riuscite a farne a meno, ma si sforzi: niente salame! Come anche da evitare sono i formaggi non pastorizzati, l’alcool ed il fumo!”. Io rimasi attonita e gli risposi: “Per me non è assolutamente un problema rinunciare a tutto ció che lei ha elencato!”. Ma noi italiani non eravamo pizza, spaghetti e mandolino?!Questo clichè del salame mi è del tutto nuovo!

  9. Ciao, che bel blog, l’ho trovato proprio ora! Anche io sono una mamma ad Amburgo e ho notato davvero tutte queste differenze 🙂 Vedrai quando arriverai alla U7: è un esame!
    Passa a trovarmi se hai tempo e voglia!
    racconticavolo.blogspot.de
    Saluti da Amburgo!
    Mari

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