Una solitudine troppo rumorosa

No, non è la recensione del mio libro preferito, ma in effetti questo post si chiama come il titolo di uno dei miei libri preferiti, di quello scrittore straordinario che è Bohumil Hrabal.

Visto che è da tanto tempo che vorrei rileggerlo, le parole del titolo mi frullano per la testa spesso e oggi hanno trascinato la mia mente in un tutt’altro posto. Mi hanno portata a pensare  al fatto che, da quando vivo in Germania, sono sì più sola di quando stavo in Italia, ma sono anche completamente ricoperta di parole. Parole scritte, parole dette, parole ascoltate, parole al telefono, parole su facebook, parole su internet.  Il mio contatto con la mia vita di prima e con la mia famiglia è ormai basato soprattutto sulle parole.  Skype, il telefono, facebook, il cellulare, i messaggini,le e.mail, sono tutti mezzi per raccontare come va la vita, per comunicare, aggiornarsi, mantenersi vicini. Ma non possono sostituire la condivisione e il vivere insieme le cose di tutti i giorni con le persone che ci mancano.

La quotidianità, si sa, è un’altra cosa. E ci sono momenti in cui è doloroso non condividere più le piccole cose quotidiane con le persone importanti della nostra vita. Non c’è rimpianto in questa constatazione. Sono contenta delle scelte fatte e di essere arrivata qui, e di essere qui ora. Ho sempre voluto esplorare, ho sempre voluto viaggiare, ho sempre voluto sperimentare. Ma per quanto abbia accettato di buon grado questa novità del trasloco internazionale, non è stata direttamente una mia scelta. O meglio, lo è stata e non lo è stata. Il terreno è scivoloso. Ci fosse stato lavoro per me, sarei rimasta. Ci fosse stato lavoro per lui, sarebbe rimasto. Se, se, se, come si dice a Livorno, “se la mi’ nonna c’aveva le rote, era un carretto”. La storia non si fa coi “se”. E’ vero che a Livorno non ero mai contenta di nulla, ma non ci stavo mica male! Trasferirsi a Friburgo non è stato come fare l’erasmus e poi ancora un altro semestre e poi ancora un corso a Praga (risultato, 1 anno a Praga su 2 anni totali). Ovviamente è stato diverso, e non solo perché ormai ero più grande, ma soprattutto perché Friburgo era una scelta “di vita”. L’erasmus, si sa, è a termine. Il clima è vacanziero, l’atmosfera giocosa, non si ha davvero la sensazione del distacco definitivo dalla propria vita di tutti i giorni. Sembra più una parentesi, per quanto intensa e per quanto possa cambiarti la vita (e nel mio caso lo ha fatto, eccome!).

Ma divago. Sono a Friburgo, la sensazione di distacco è forte – anche se, tra una cosa e l’altra, ogni 2-3 mesi torniamo all’ovile labronico. I mezzi per rimanere in contatto coi miei, l’ho detto, sono “tecnologici”. La sensazione è quella di vivere, appunto, in una solitudine troppo rumorosa. Racconto ai miei, e loro a me, la vita attraverso le parole, e non attraverso la vita stessa. E questo ha un effetto straniante. Certe volte mi sembra di vivere in uno spettacolo teatrale o in un film, e i miei racconti sono la sceneggiatura o la recensione di questo spettacolo. In questo contesto, la parola “virtuale” sembra assumere finalmente un significato preciso. I miei contatti con l’Italia sono virtuali. Certi giorni mi sembra che tutta questa tecnologia che mi consente di comunicare in realtà sia una trappola. Che mi possa strangolare. Che le migliaia di parole che servono, in questo contesto, per comunicare con gli altri, siano una montagna che prima o poi mi franerà addosso. Come dire, forse mi sento un po’ oppressa?😉

E tutte queste sensazioni mi si appiccicano addosso, nonostante io sia una che chiacchiera e chiacchiera e chiacchiera ancora, molto volentieri. Nonostante io sia prolissa, nonostante io ami scrivere, parlare, spettegolare, chattare e usare qualsiasi altro mezzo di comunicazione. C’è da dire poi che ho una famiglia bella numerosa, questo aiuta ad aumentare esponenzialmente il numero di parole pronciate e/o scritte.
In realtà, sotto sotto, amo il fatto che a casa mia, a Livorno, anche quelli più refrattari al computer si siano alla fine convertiti, pur di videochiamarci e vedere la bimba che mangia la pappa. Solo che, qualche volta, questa condivisione virtuale di cose così concrete acuisce ancora di più la sensazione di mancanza della condivisione reale delle cose. Sono state le parole di mia mamma sulla nostalgia “fisica e concreta”, dette oggi al telefono, a farmi ripercorrere questo pensiero che navigava alla deriva da un po’.

Qualche volta penso che questa solitudine, o sarebbe meglio dire lontananza, potrebbe essere più sana se fosse meno “rumorosa”, meno fitta di parole. Poi però ripenso alla gioia di vedersi, seppure su uno schermo, e alle risate per i gesti buffi della bimba, e mi si confondono di nuovo le idee.

Poi, alla fine, ripenso che quando ritorno a Livorno, durante le nostre maratone, in realtà assorbo come una spugna tutta quelle presenze concrete, i gesti, l’affetto, e forse la lontanza e la nostalgia provata, mi fanno apprezzare di più quello che prima davo per scontato.

Insomma, questa cosa di fare gli immigrati del nuovo millennio è proprio un’arma a doppio taglio!

3 commenti

Archiviato in Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

3 risposte a “Una solitudine troppo rumorosa

  1. Veronica

    No, non ci siamo. Noi niclettine vogliamo storie allegre, e divertenti. A leggere queste cose qui poi, ci viene il magone e non possiamo provare la coreografia dello spettacolo per il tuo ritorno!

  2. veronica

    Ora torno seria. Tutto quello che hai detto mi ricorda un po’ la cosa della “qualità” e non la “quantità”, di cui si parla tanto quando si parla di rapporto con i figli. Ecco, forse non è troppo e del tutto vero. A volte la quantità di tempo che si passa con le persone, anche tempo brutto, annoiato, tempo in cui ci si stuzzica e non ci si sopporta, è importante. Se no alla fine ci si ritrova solo sommersi di parole. Come anche adesso, in questo momento. Buona giornata.

    • Povera, bistrattata quantità…
      se volessi essere coerente, dovrei smettere di scrivere, subito, per contribuire alla diminuzione della produzione di parole scritte e virtuali. Ma ovviamente non ce la faccio! spero che anche tu abbia avuto una buona giornata, “niclettina” mia numero 1😉

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