Cappuccino mon amour

I confronti non si possono fare solo sui grandi temi, torniamo alle cose terra terra – come se col post sui vibratori avessi aperto un dibattito filosofico!!

Parlare del caffè sarebbe troppo scontato. Parliamo del cappuccino.

Si tratta di una guerra impari. Italia vs. resto del mondo. E’ una guerra che vale anche per il caffè, ma restiamo sul cappuccino.

In Italia il cappuccino è piccolo, te lo servono in una tazza che sarà, sì e no, il doppio di quella del caffè.

In Italia il cappuccino è veloce, come il caffè, espresso. Entri in un bar, ordini al bancone e in pochi minuti ricevi il tuo cappuccino, fumante e schiumoso, e di solito lo bevi così, al volo, in piedi al bancone. O al massimo ti siedi per 5 minuti a uno dei tavolini, sfogliando il giornale.

In Italia il cappuccino costa poco, di solito poco più di un euro.

In Italia il cappuccino ha dei limiti d’orario. Di mattina va sempre bene, lo prendono tutti. Se lo ordini dopo pranzo già generi dei sospetti nel baRRista (con due erre, sì, sono toscana!). Ma nel tardo pomeriggio, o di sera addirittura, è un’eresia.

E infine, mai e poi mai un italiano ordinerebbe un cappuccino come bevanda per accompagnare un pasto.

Beh, nel resto del mondo e in particolare in Germania, non è così.

Prima di tutto il cappuccino in Germania è gigante, talvolta servito in vere e proprie ciotole.

Poi è lento. Entri in un cafè (qui non sono bar), ti siedi, ordini, aspetti, magari nel frattempo ti leggi qualche pagina di un libro, e poi te lo sorseggi con calma.

Poi va bene a qualsiasi ora, magari anche di sera. Va bene anche dopo mangiato, al posto del caffè (lo so, lo so, gli italiani “veri” hanno i brividi).

E poi è caro, minimo minimo costa 2 euro.

Infine c’è il fattore qualità. In Italia il cappuccino è buono. Sa di cappuccino. In Germania non è sempre buono.

Qui secondo me si apre il vero dibattito. Che senso ha cercare un cappuccino che abbia il sapore italiano, se sono in Germania? Se ci si dimentica il prodotto originale, quello che ti propongono qui non è cattivo a prescindere, è semplicemente un’altra cosa, che per facilità e convenzione ha lo stesso nome di un prodotto italiano fatto con gli stessi ingredienti.

Superato questo primo scoglio, la vita scorre più facile e più felice. Il mondo appare più rosa, e l’orizzonte si allarga all’improvviso, regalando nuove prospettive. Così aguzzo la vista (quella interiore, del terzo occhio) e cerco queste nuove prospettive offerte dalla frequentazione dei bar – pardon, café – tedeschi.

La rapidità, i modi spicci e l’efficienza dei bar italiani, beh, mentirei se dicessi che non ne ho nostalgia. Ma l’atmosfera dei cafè crucchi, l’accoglienza dei locali, il piacere del calore negli scuri pomeriggi invernali, è una delle cose che più mi affascina di qui.

Vedere le persone che stanno sedute tranquille, per ore, al solito tavolo, con degli amici, con un libro o col computer, sorseggiando lo stesso tè all’infinito, in qualche modo ti riconcilia col mondo e ti fa rivalutare il tuo punto di vista sul ritmo della vita.

Questi locali mi infondono calma e frequentandoli sto imparando a combattare l’italiana frettolosità che è in me. Combatto il senso di colpa che mi assale quando occupo un tavolo per più di mezzora avendo ordinato solo un misero infuso di erbe. Combatto il disagio di quando ordino un cappuccino dopo le 6 di pomeriggio. Combatto la mia impazienza quando i camerieri ci mettono un quarto d’ora per portarmi il cappuccino. Combatto quella parte di me così provinciale da credere che l’unico cappuccino decente si faccia in Italia. E faccio bene a combattere, perché ci guadagno delle nuove parti di me e scopro i lati piacevoli di questo paese per me ancora così avvolto dal mistero. E così, ogni tanto, scopro che anche qui ci sono posti dove fanno dei cappuccini più che decenti.

Anche un semplice cappuccino preso in un calda e accogliente caffetteria tedesca può diventare una piccola lezione di vita😉

11 commenti

Archiviato in il gioco delle differenze, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

11 risposte a “Cappuccino mon amour

  1. Molta saggezza in questo post! Io non sono ancora arrivata a tali vette di tolleranza in merito a questioni baristiche, ma mi questa positività!

  2. L’atteggiamento zen nei confronti dell’arte del caffè all’estero è l’unica via di sopravvivenza😉

  3. Le ciotole di cappuccino😀

  4. Ciao,
    Per molti dei tuoi luoghi comuni non posso che darti ragione…pero’ devo dirti che avrai frequentato solamente caffe’ mediocri in Germania o all’estero in generale…con un barista non molto piu’ capace rispetto ai nostri…ma che di diverso aveva solo cultura e nazionalita’.

    Ti posso assicurare che sempre piu’ all’estero si sta formando una classe di Baristi (proprio con la B maiuscola) che puo’ far impallidire i nostri migliori. Ahime’ qui in Italia invece stanno dormendo sugli allori…professando la cultura e arte…ma non mostrando la minima passione e ricerca della qualita’ assoluta del prodotto.

  5. veronica

    Hai pienamente ragione su tutto, peccato che quello che scrivi è comunque molto razionale, e mediato. Nella vita reale invece, io e la mia dolce metà, in vacanza all’estero, passiamo moltissssimo tempo a disquisire sul caffè. Su quanto ci vorrebbe un buon caffè. Su quanto desideriamo un caffè. Su come sia possibile che anche avendo le macchine giuste e le miscele giuste poi venga fuori quella brodaglia. Su quale sia la faccia migliore da fare mentre diciamo “espresso”, “short”, “basso”. Su quale sia il gesto migliore per accompagnare la faccia. Su come sia possibile che in ogni caso, se non arriva al bordo della tazzina non fermino la maledetta macchina, mentre tu da dietro urli (piano) “basta!” “basta!”.
    E’ una questione filosofica, il caffè, questo è il punto.
    In ogni caso, a Friburgo c’è quel caffè al centro, vicino al canale, che ti fa gridare al miracolo🙂

    • mi stai dicendo che questo mio tentativo di vedere il cappuccino all’estero come una lezione di vita, è un po’ come la volpe e l’uva?😉
      va precisato però che tu e la tua dolce metà potete essere, come dire, “pignoli”? su certe cose (soprattutto gastronomiche).
      Il caffè in quel posto piccino alla Martinstor è fantastico, è vero.

  6. Anonimo

    Nicla, sei speciale!

  7. Anonimo

    Scusa, non volevo restare anonimo: sono Alberto, e avevo lasciato la mia mail.

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