moda italiana vs. “stile” tedesco

Messe MODA MADE IN ITALY

Immagine tratta dal web

Stimolata da una nuova, insospettabile dipendenza da blog e siti fashion, ma di quelli per taglie forti, tipo questo, ho pensato che un bel discorsino sulle differenze modaiole tra Italia e Germania fosse necessario, quasi indispensabile.

Prima di tutto devo precisare che questa nuova dipendenza non mi ha trasformata in una fashion blogger (noncicapiscounasega) né mi ha reso più modaiola, né più griffata e per ora non sembra aver aumentato la mia già alta predisposizione allo shopping. Lo shopping continuo a farlo un po’ dove capita e le grandi catene cheap (tipo H&M, Pimkie, C&A) sono i luoghi dove alla fine approdo sempre, volente o nolente.

Questa precisazione è importante, una premessa per capire che le cose che sto per scrivere non sono frutto di una qualche mia mania nel vestiario. Non ho preferenze per le cose coatte, non ho preferenze per le cose firmate, non ho preferenze per le cose particolarmente eleganti, non amo le paillettes e in generale mi vesto “normale” cercando di un essere troppo sciatta e avendo un occhio agli abbinamenti e ai dettagli.

Con questo bagaglio “estetico” sono arrivata bella bella in Germania, per la precisione nella ricca Friburgo, circa tre anni fa. Ignara di quello che mi aspettava. Mi sono portata le mie belle valigie piene di vestiti secondo me carini e di scarpe di varie fogge.

C’è voluto poco per rendermi conto di una serie di cose fondamentali:

    • la maggior parte delle mie scarpe era inadatta al clima (pioggia, freddo, neve, fango e ancora freddo e pioggia…)

  • le mie giacche e i miei amati cappottini erano stati utili per un paio di settimane (a ottobre) per poi tradirmi alla prima gelata e/o alla prima trasferta in bicicletta col maltempo
  • i miei amatissimi collant colorati erano incompatibili  sia col clima che con le mie cadute dalla bicicletta (maledette.rotaie.del.tram.bagnate&scivolose)
  • la mia unica giacca sportiva impermeabile, ottima per lo scooter in Italia, era troppo lunga per risultare confortevole andando in bici
  • i miei capi invernali erano troppo invernali per i posti al chiuso (bar, ristoranti, negozi, club, discoteche…) tedeschi

Nel giro di poche settimane i capi del mio guardaroba giacevano depressi sul fondo dell’armadio e io, pure depressa, avevo iniziato a cercare nuovi vestiti, aggirandomi perplessa e sgomenta nei negozi friburghesi.

Ero perplessa perché non c’erano mezze misure, trovavo o vestiti supertecnici utili per fare la sponsor tipo “altissima, purissima, levissima” o “sector no limits”, o giacconi da pensionata ricca ma depressa con seria mancanza di buongusto.

Ero sgomenta perché avevo visto il prezzo sul cartellino. Cifre astronomiche, soprattutto per l’abbigliamento sportivo.

E qui è necessario fare una digressione sulla passione dei tedeschi (almeno i friburghesi) per gli accessori sportivi. Allora, i tedeschi sono un popolo insospettabilmente ricco di contraddizioni. Comprano le carote bio al mercato a km 0 del proprio quartiere. Ma poi comprano la mozzarella di Aldi (e non aggiungo altro, chi è passato dalla Germania capirà) e qualche amatissimo insaccato confezionato. Vanno in giro con improbabili pantaloni anni ’90 (che secondo me costano poco assai, ma vai a sapere…), ma sopra hanno la giacca sportiva di supermarca supertecnica, antiacqua, antigelo, col tergicristalli incorporato, che minimo minimo costa mezzo stipendio. Sono parsimoniosi e attenti alle spese, ma per gli accessori non sembrano badare a spese. Si sono evoluti in armonia col loro clima e si vestono di conseguenza. Bando alle frivolezze, vai con la praticità, la comodità, e il waterproof.

Io, per questo, li stimo molto. La comodità va prima dell’estetica e dell’eleganza, tanto di cappello. Ma credo che ci sia un limite a tutto.

Per esempio ci potrebbe essere più attenzione all’abuso dello stile anni ’80 e ’90. Quei decenni sono finiti, conclusi, e potrebbero allegramente finire nel dimenticatoio. Ecco, appunto, dimentichiamoceli e facciamo un favore all’estetica. O almeno citiamoli con parsimonia.

Poi andrebbe tenuto d’occhio l’abuso dell’accostamento azzardato di colore e fantasie. Se si indossa un capo di abbigliamento, chessò, zebrato (orrore, ok, ma a qualcuno capita magari di amarlo), non è che sia necessario abbinarci tutta la savana accostandoci il leopardato, il tigrato e magari una bella borsa muccata. Non solo non è necessario, può essere dannoso, per lo meno per il buon gusto. Anche per i colori vale lo stesso, non tutti i colori si combinano tutti gli altri colori, quindi anche in quel caso, morigerazione bitte!

Sulla cosa dei colori si può forse rilasciare una dispensa speciale alla categoria “fricchettoni” friburghesi, che paiono essere numerosi. Trattasi di fricchettoni friburghesi, quella categoria di personaggi che sfoggiano vestiti colorati, solitamente di cotone in estate, lana grossa in inverno, lana cotta o feltro (o pannolenci per i toscani), di forma vagamente asimmetrica, solitamente indossati strato su strato. I fricchettoni friburghesi possono essere categorizzati come studenti, ma possono anche essere membri di grandi tribù familiari, composte da altri personaggi ricoperti a loro volta di numerosi strati di vestiario (in inverno) o privi di quasi tutti gli strati di vestiario e delle scarpe (in estate o quando c’è il sole). Talvolta possono essere confusi con ricche pensionate friburghesi, anch’esse ricoperte di vestiti asimmetrici di feltro. A questi fricchettoni gli va concesso di avere uno stile personale, e visto che, secondo me, fanno molto no global, visti i miei trascorsi politici, mi smuovono un certo affetto incondizionato e sorvolo sull’occasionale mancanza di buon gusto nell’abbinamento dei colori.

fulgido esempio di giacchino multicolor in “pannolenci” – immagine tratta dal web

Chiusa parentesi.

Un altra questione che secondo me andrebbe regolamentata è quella delle scarpe. Non credo di aver mai visto così tante scarpe brutte tutte insieme come qui a Friburgo. I modelli sono proprio antichi, passati, squadrati, col tacco brutto, né carne né pesce. E poi costano tanto, rispetto alla qualità che sembrano avere. E tante volte sono di pura plastica.

Ora, è vero che io c’ho proprio la fissa delle scarpe, me l’ha fatta venire il mi’ babbo. Devono essere comode, ben fatte e già che ci siamo anche belle. E visto che c’ho il piedone, sono in fissa con le scarpe larghe e comode, un po’ infantili, tipo Kickers. Quindi in Germania, patria della calzatura comoda, in teoria dovrei essere una pasqua. E invece è un disastro. La cosa peggiore è che dopo qualche mese mi sono resa conto di essermi assuefatta e di aver iniziato a considerare quasi belline certe scarpe che in Italia avrei scansato come la peste, deridendo in cuor mio il potenziale acquirente.

Per fortuna torno in Italia abbastanza spesso da rinsavire.

Devo direò però che ogni discesa al sud, verso la dolce Livorno, è sempre un trauma. I vestiti e le scarpe che ormai sono quelli di tutti i giorni in Germania, improvvisamente diventano non indossabili a Livorno. Sia chiaro che Livorno non è Milano in fatto di moda. Ma se paragonata alla ridente Friburgo, un po’ lo diventa, solo per il semplice fatto di essere sul suolo italiano. Detto e ridetto, gli italiani stanno attenti a vestirsi, gli italiani all’estero si riconoscono da come si vestono, gli italiani hanno buon gusto, si vestono eleganti, la moda italiana bla bla bla. Credo che tra gli articoli di Severgnini e gli altri che ho trovato sul web, tra blog e siti, ci si potrebbe fare un libro  – forse c’è e non lo so. Viceversa si potrebbe fare un libro sullo stile bizzarro dei tedeschi.

Appunto, dicevo che ormai lo stile tedesco mi influenza, al punto che ogni rientro in Italia mi traumatizza. Mi sento fuori posto perché le mie mise friburghesi, usate a Livorno, diventano improvvisamente fuori luogo, smettono di appartenermi. Piano piano ritorno italiana al 100% – bastano pochi giorni nella città natìa – e mi rimetto in pari. Mi butto a capofitto nello shopping sfrenato, che tanto con quello che spendo a Livorno per una valigia di roba, a Friburgo ci compro al massimo un maglioncino da Esprit. Endorfine a palla, riparto sempre piacevolmente stordita e carica di roba nuova, che mi pare splendida – mentre mio marito bestemmia per la macchina strapiena, eh eh eh.

L’effetto dura poco e i miei bei capi di abbigliamento livornesi ci mettono poco ad apparirmi nuovamente lontani dalla me stessa tedesca. Sono sempre un po’ troppo. O troppo eleganti, o troppo poco pratici, o troppo leggeri.  Temo che prima o poi si sviluppi in me una forma di schizofrenia da moda e che poi le mie due personalità stile dr. Jekyll e mr. Hyde – mi vesto bene in Italia, di merda in Germania – possano non ricongiungersi mai più.

Ho ancora diverse questioni da porre, cercherò di farne una lista, metti che qualcuno nella mia stessa situazione e coi miei stessi dubbi, abbia trovato delle risposte e possa illuminarmi in merito:

  1. perché i tedeschi amano il pile e l’acrilico? Vabbè che fanno caldo, ma se ti vesti 100% sintetico rischi di provocare seri danni: puoi prendere fuoco alla prima sigaretta, prendi la scossa ogni 2 minuti, l’ascella pezzata esala e non da tregua.
  2. perché i tedeschi amano il fluo? forse aiuta come alta visibilità in bici di notte?
  3. perché i tedeschi vivono in simbiosi con lo zaino anche quando sarebbe più opportuna una borsa?
  4. perché i tedeschi quando si vestono eleganti per le occasioni speciali sembrano usciti da un telefilm americano (anni ’90)  in cui ci sia appena stato il ballo scolastico?
  5. come fanno i tedeschi a fregarsene così tanto dell’estetica e del modo di vestire del resto del mondo? Io li stimo davvero per questo, se ne fottono proprio, e uno qui si rilassa e esce praticamente in pigiama…peccato sia una china pericolosissima che conduce al declino totale (specialmente nel post-partum – che ricordi da film dell’orrore se ripenso ai miei tutoni di ciniglia).
  6. la ciniglia, appunto, perché? (per me la questione è seria, razionalmente lo so che non si dovrebbe, ma poi ci casco sempre e la felpa di ciniglia la compro e, soprattutto, oso anche mettermela…)
  7. perché in Germania non ci sono i mercati di cose da vestire come in Italia? dove cazzo li compro i calzini e le mutande da due lire – ma di cotone bitte? E dove li compro i vestitini, le magliette e i maglioncini a 5-10€?
  8. perché a Friburgo non ci sono né Tezenis né Intimissimi né Promod né Zara?

Mi rendo conto di aver rotto una diga e che urge una pausa, prima che le mie due personalità si scontrino provocandomi un crollo emotivo. Ho ancora tante domande sui misteri tedeschi, mi sa che le conservo per il prossimo post e intanto vado a vedermi un paio di cataloghi online di marche italiane, che la discesa al sud è tra pochissimo😉

7 commenti

Archiviato in il gioco delle differenze, Nostalgie

7 risposte a “moda italiana vs. “stile” tedesco

  1. francesca

    mai post fu piu’ veritiero…attenzione che a natale si sta due settimane in italia, poi al ritorno c’e’ la settimana di assestamento/depressione in cui esci vestito da italiano e ti sembra di essere un’acrobata da circo…io ogni volta mi ripeto come un mantra:non devo perdere la mia personalita’ fashion, non devo…eppoi ogni volta il giaccone-trapunta della nonna antineve mi convince, ed e’ di nuovo tuta mon amour…come dice una mia amica, in italia mi vesto normale, torno qui e divento uomo. e ho detto tutto.ci manca solo il baffo tipico femminista tedesco.

  2. Simona

    Ciao Nicla! Pensa che da quando sono a Livorno, non metto più pile, maglioni coperta, pantaloni imbottiti, calzamaglie con due paia di calzini ecc.! Questo era il kit di sopravvivenza al freddo! L’ indossavo a Torino! Quindi il fattore climatico ha le sue regole, in più aggiungici che Friburgo è ancora più al nord e il gioco della “salvaguardia della circolazione sanguigna” deve fare la sua parte! Però, per come sono pigra e poco attenta al look, penso che la Germania, faccia al caso mio! Per me poter uscire senza tanta attenzione a quello che mi metto addosso, e sentirmi libera, senza troppi occhi giudicanti per come mi vesto….. CHE FIGATA!!!! Ovviamente, non vado in giro come una barbona, ho piacere anche di vestirmi “carina e femminile” (a volte😉 ), ma poter ogni tanto non farsi condizionare dallo stare attenta a quello che gli altri, i tuoi concittadini, possano dire sullo stile un po’ trascurato, ma assolutamente pratico, è una bella conquista! Certo è, che i costi dell’abbigliamento germanico, non vanno d’accordo con le risorse economiche delle mie tasche! Quindi ritieniti una privilegiata, poter acquistare in Italia e sfoggiare vestiti di tutto “stile” in crucconia! Tra poco sarò da voi …. dilemma…. cosa mi porto, cosa mi metto? :-)) Un abbraccio grande

  3. cara amica,

    mi hai appena descritto un incubo

  4. Maria B.

    Ciao,leggo adesso questo bel post un pö in ritardo da quando e’ stato scritto, ma penso il problema sia semrpe attuale…Allora prima cosa lo stile sciatto non e’ purtroppo solo in Germania, ho vissuto anche negli Stati Uniti e c’erano dei ragazzi che andavo a scuola seriamente in pigiama! Tornando ad oggi, dato che anche io vivo in Germania, ho esattamente gli stessi problemi, ma io peggio xche vengo da Milano e la moda ce l’ho nel DNA, sono pure troppo fissata. A Milano facevo la commerciale e quindi anche il lavoro mi imponeva abiti “eleganti”, non uscivo di casa se non avevo scarpe intonate con borsa e spesso anche con smalto delle mani (lo so di non essere normale in questo). Qui per me e’ stato un trauma…Tutto il mio guardaroba praticamente nel cesso, e mi sono comprata quasi tutto nuovo. La cosa peggiore e’ che anche i miei gusti si sono “germanizzati”, trovo belle delle cose che prima mi avrebbero provocato conati di vomito. Per non parlare delle scarpe, recentemente ho comprato un paio di scarpe allucinati! La mia mig. amica mi ha vietato categoricamente di venire in Italia con quelle addosso.

  5. Hai notato come il tuoi “perché” 1, 3, 4 e 5 si applichino con precisione alla categoria dei fisici (delle particelle, ma non solo)?🙂

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