Primarie sì, primarie no

(sulla musica della terra dei cachi di Elio e le storie tese).

Titolo alternativo, ma troppo lungo:

SONO IO CHE HO ABBANDONATO L’ITALIA O E’ STATA L’ITALIA AD ABBANDONARE ME?

Vedendo questo, per forza si hanno dubbi sull'andare a votare

Vedendo questo, per forza si hanno dubbi sull’andare a votare

Queste due domande dei titoli non sono arrivate in contemporanea.

Prima di tutto, circa un paio di settimane fa mi sono interrogata se andare o no a votare per le primarie del PD. Ora, di mio non ci sarei andata proprio, e se a qualcuno interessasse il perché, alcuni dei motivi sono sommariamente raccolti in questo articolo – anche se magari non proprio come li avrei espressi io (avrei usato meno vetriolo) ma l’autore ci va vicino.

In pratica non sono né una sostenitrice né una votante del PD, eppure un pensierino sull’andare a votare alle primarie ce l’ho avuto. Perché ufficialmente non erano le primarie del PD, ma della coalizione del centro-sinistra. E questa formalità, per quel che mi riguarda, era incarnata dal fatto che corresse anche Nichi Vendola. Quindi la domanda: vado a votare, non vado a votare, me la sono sinceramente posta.

Se vivessi ancora in Italia, probabilmente non mi sarei posta il problema, la mia vita avrebbe avuto un andamento diverso, io sarei ancora impegnata in qualche campagna, comitato, gruppo extraparlamentare sinistro assai – in tutti i sensi😉

Ma vivendo all’estero le prospettive cambiano. Intanto si perde un po’ il contatto con la madre patria, o meglio, si è ancora in contatto, ma ci sono molti più filtri, e si conoscono le cose attraverso le notizie, i racconti degli altri, gli articoli, la radio, facebook, è tutto molto mediato. Manca la vita di tutti i giorni, le cose concrete che si vedono in giro, le impressioni a caldo di quello che accade. E soprattutto manca lo scambio di idee, di opinioni, mancano le discussioni animate con chi la pensa come me e con chi la pensa un po’ diversamente, quegli scontri/incontri che ti fanno riflettere, ti fanno rinforzare o rivedere un’opinione, ti fanno approfondire un problema o decidere di smettere di occupartene. Pochi mesi e sei fuori.

Devo confessare che all’inizio ho goduto di questo straniamento, di questo allontanarsi dalle questioni patrie. L’essermi trasferita all’estero mi aveva sollevata, contro la mia volontà, dal pesante fardello delle battaglie del tipo “salviamo l’Italia, salviamo i precari, cambiamo la società, salviamo le donne da questa società patriarcale e maschilista, troviamo un’alternativa al precariato, troviamo un lavoro (quella era anche personale), salviamo i migranti, aiutiamo i migranti, insegnamo italiano ai migranti, salviamo la scuola pubblica, salviamo l’Italia da Berlusconi, salviamo l’Italia dal PD” e mi fermo che sennò scatta il suicidio collettivo. All’improvviso la migrante ero io. All’improvviso dovevo iniziare una nuova vita, anche lavorativa, e forse anche politica. E mi sono presa una pausa, rigenerante.

Non che il mio modo di vedere le cose fosse cambiato di botto. Già negli ultimi tempi italici la mia partecipazione alla vita del vivace sottobosco politico livornese era, nel concreto, calata assai. Ma teoricamente non era calata per niente, anzi, mi sentivo, in cuor mio, ancora molto militante (se nel 2012 tale parola è ancora in auge).

Trasferitami in Germania mi sono sentita aliena. Prima di partire ho anche avuto delle crisi di coscienza politica. Mi sentivo come il marinaio che abbandona la nave prima del naufragio, senza aver tentato tutto per evitare il naufragio. Abbandonavo l’Italia alla ricerca di un avvenire più stabile. Scappavo con un cervello, anche lui in fuga, invece di rimanere a cambiare l’Italia e a lottare per un’avvenire migliore. Che pessima militante.

Qualcuno penserà che sono pazza ad essermi sentita un po’ in colpa per la mia scelta di emigrare, ma io davvero mi ci sono fatta le seghe mentali su questa cosa – e ti pareva, su cosa non me le faccia, non si sa…

Ritorniamo quindi alle primarie. Ormai fuori dal giro, un po’ a lato delle varie discussioni politiche che animavano i miei compagni, non solo di viaggio, di un tempo, ho seguito il dibattito da qui. Un po’ sui giornali online, un po’ al telefono e su skype, ma soprattutto su facebook. Ho visto che in tanti, ex rifondazione, si sono tappati il naso e sono andati a votare, per Vendola. Tanti, in area più antagonista, si sono ben guardati dall’andarci. Molti altri ancora, sempre zona ex rifondazione ma più a destra, sinistra del PD, ex PdCi, sono andati a votare, sempre per Vendola, e poi gli altri, soprattutto parenti miei, per Bersani. Non credo di conoscere nessuno, personalmente, che sia andato a votare per Renzi (aggiungerei meno male, ma i gusti son gusti…).

In conclusione, mi sono fatta un’idea sommaria, ma non chiarissima, e non sapevo davvero cosa fare. Restare fedele alla me stessa di prima, e scientificamente NON andare a votare? Arrendermi alla mia nuova me stessa, forse vagamente più moderata (?) perché meno dentro alle cose rispetto a prima e andare, scientificamente, a votare per l’unico candidato per me accettabile? Nel secondo caso avrei dovuto calpestare diverse cose per me importanti, ma trovavo coraggiosa la mossa di Vendola di mettersi in gioco, seppure con alleati di quella risma.

Beh, alla fine le mie seghe mentali hanno scelto per me: troppo tardi per votare online, potevo farlo solo di persona, in uno dei seggi all’estero. Il più vicino era a un’ora di macchina da qui.

Domenica scorsa pioveva, la bimba era inquieta, mio marito ed io pigri e combattuti da questi dilemmi politici. Alla fine ha vinto la pigrizia, mascherata da coerenza politica.

Ma di tutto questo discorsone, resta la domanda del titolo alternativo: sono stata io a tradire l’Italia, andandomene e abbandonandola, cercandomi una vita migliore altrove, o è stata l’Italia a tradirmi e abbandonarmi per prima, costringendomi a scappare e a costruirmi una vita migliore in un altro paese?

Sono ancora qui che me lo chiedo. In attesa di sapere il risultato (scontato) delle primarie, che poi alla fine erano davvero del PD, mica del centro sinistra.

2 commenti

Archiviato in cervelli in fuga, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

2 risposte a “Primarie sì, primarie no

  1. Simona

    …se ti può consolare, la parte “materna” della famiglia, al primo turno ha votato per Vendola. Al ballottaggio, personalmente ho disertato! Non mi sentivo “rappresentata” dai due contendenti! Ti poni la domanda se “hai tradito l’Italia, o se è l’Italia che ti ha abbandonata?!” Basta guardare il TG di oggi, e la risposta ti viene data su un bel piatto d’argento ….. Hanno fatto un servizio proprio su questo. L’Italia, sta scontando, la vera “fuga di cervelli” all’estero, perché non ha sostenuto i ricercatori, che hanno trovato ascolto e sostegno in America, in Inghilterra .. chi più ne ha, più ne metta! L’Italia, non ha ancora capito dove deve investire, trascura la scuola, lo studio… proprio oggi si lecca le ferite, di quanto ci ha rimesso economicamente, nel non aver investito sui “quei” giovani, che ora ricevono riconoscimenti (da tutto il mondo) per aver brevettato, scoperto, sviluppato tecniche nei più svariati campi: scientifici, informatici, medici …. che dire? Quando finalmente al primo posto saranno messe le persone “comuni”, attraverso il sostegno della scuola pubblica, della sanità, del diritto al lavoro, forse nessun cittadino italiano si sentirà abbandonato e tradito, cercherà al contrario, di contribuire alla costruzione di un futuro migliore per tutti … in Italia! Finché ciò non avverrà, ben vengano le “fughe”! Avremo l’orgoglio di poterci raccontare: “… però, come siamo talentuosi, noi italiani”😉

  2. Pingback: Biutiful di noialtri | malditestadellimmigrata

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