Il tetris delle valigie, o dell’arte della trasferta dell’emigrante

Eccoci finalmente al momento delle vacanze di natale e al temutissimo momento di salire in macchina. Purtroppo per parlare delle vacanze e di trasferimenti Livorno-Friburgo c’è un gettone obbligatorio che tutti devono pagare: ascoltare i miei lamenti e le mie bestemmie contro le compagnie aeree.

Ogni volta che affrontiamo il viaggio, rigorosamente in macchina, qualcuno spunta con suggerimenti naive, del tipo: ma perché non prendete l’aereo? ma non sarebbe meno stressante andare in treno? ma non vi converebbe noleggiare un elicottero?

E lì si scatena la bestia che è in me, perché sì, dentro di me alberga una seconda personalità, quella dell’agente di viaggi, che vive nascosta e sorniona e spunta fuori aggressiva in determinati momenti. Ecco, quando mi chiedono perché noi facciamo 800 km in macchina per spostarci da Friburgo a Livorno, l’agente di viaggi si risveglia e attacca. Senza pietà.

Da Friburgo a Livorno non ci sono connessioni sensate in aereo. No, non volo da Basilea (50 min da Friburgo) fino a Fiumicino per poi farmi 3 ore di treno più la navetta per risalire a Livorno. No, non volo da Basilea fino a Milano per poi farmi 4 ore di treno più la navetta per scendere a Livorno. No, non volo da un qualsiasi aereoporto svizzero (minimo 1 ora e mezzo) fino a Firenze per poi farmi 1 e 20 di treno più la navetta per arrivare a Livorno. No, non volo da Francoforte (2 ore da Friburgo) fino a Pisa perché non c’è il diretto. No, non volo con Lufthansa o Air France da Basilea, cambiando comodamente a Monaco, o a Parigi o a Londra per poi atterrare a Pisa, perché il biglietto costa minimo 300 euro a chiorba e l’idea di cambiare, chessò,  a Londra, mi fa geograficamente schifo, visto che devo andare a sud.

DA FRIBURGO A LIVORNO (E RITORNO) NON SI PUO’ VIAGGIARE IN AEREO!

Da Friburgo a Livorno ci vogliono tra le 10 e le 12 ore di treno. Se non si compra il biglietto per tempo si incorre in due rischi gravissimi:

  • non trovare posto perché orde di svizzeri e di tedeschi hanno, giustamente, pianificato il loro viaggio da mesi ed è tutto pieno
  • ammettendo di trovare posto, spendere tra i 100 e 200 euro SOLO ANDATA a chiorba.

Il viaggio in treno ha senso quando si è da soli e si sa per tempo la data del viaggio. Ma in tre, con la bimba e i bagagli, nell’affollato periodo pre natalizio  e soprattutto nelle mani di Trenitalia, è meglio non rischiare. Il viaggio in treno costringe a diminuire i bagagli e impedisce il trasporto di beni di prima necessità, tipo olio, biscotti del mulino bianco e i regali ricevuti a natale. Poi io viaggerei sempre col terrore che mia figlia a un certo punto iniziasse una di quelle bizze apocalittiche in grado di rendere sordo l’intero treno in un nanosecondo, e la prospettiva è così agghiacciante che è meglio non rischiare, come al punto prima😉

DA FRIBURGO A LIVORNO (E RITORNO) CON LA FAMIGLIA AL COMPLETO, I BAGAGLI E IL CIBO DA RIPORTARE IN GERMANIA, NON VALE LA PENA DI VIAGGIARE IN TRENO!

Scatenata quella bestia dell’agente di viaggi che è in me e che è in grado di snocciolare tutte le tratte aeree e i collegamenti ferroviari che interessano la zona sud del Baden-Württemberg, posso serenamente affrontare il tema del viaggio in macchina che a ogni festività o vacanza siamo costretti a fare.

Costretti…in realtà a me viaggiare in macchina piace, e anche tanto, mi da un senso di libertà. Guidare non mi pesa.

E il viaggio tutti e tre insieme regala sempre dei momenti piuttosto divertenti. Una volta la bimba ci costrinse ad ascoltare per 2 ore di seguito “la vecchia fattoria” nella versione originale del trio Lescano. L’ascolto prevedeva anche l’accompagnamento mio e del babbo, che dovevano scattare ad ogni verso degli animali. Beh, dopo la prima mezzora di versi e di canzone, io e lui avevamo le lacrime agli occhi dalle risate e lei rideva con noi.

Un’altra volta invece facevamo un giochino, ancora coi versi degli animali, uno di noi diceva l’animale e gli altri due facevano a gara a chi diceva il verso per primo. E fin qui tutto regolare. A un certo punto è la bimba a dire i nomi degli animali e noi due dobbiamo fare i versi. A parte le risate quando ci ha chiesto di fare il “naccolo”- c’è voluto del tempo per capire che si trattava dello scoiattolo- il culmine lo abbiamo raggiunto quando ci ha chiesto il “ma’ale” (maiale). Ci pensa su, tutta concentrata e ci fa “e poi….. ma’ale!!!!”. La prima volta. Un minuto dopo riattacca, si concentra, ci pensa a lungo e alla fine dice: “e poi….. ma’ale!!!!”. 1 ora di maiale, non ce la facevamo più dalle risate, anche perché ogni volta ci pensava, concentrata, e diceva “e poi… e poi… e poi…”creando la suspence, e noi due, come due babbei, a pensare “dai, ora cambia animale, guarda come ci pensa, quanto ci mette a dirlo” e zac, ecco il maiale di nuovo.

La nostra macchina prima della partenza appare più o meno così - immagine presa dal web

La nostra macchina prima della partenza appare più o meno così – immagine presa dal web

L’unico problema dei nostri viaggi sono i bagagli. Il primo aspetto del problema è caratteriale, o forse proprio di genere. Lui partirebbe con la microborsa con dentro meno del minimo indispensabile, tutto calibrato esattamente per i giorni di permanenza previsti ( che se la bimba ti vomita sulla maglia sono un po’ cazzi, ma vabbè).

Io diciamo che sono, come dire, meno sintetica? La macchina mi rende irrazionale e porterei tutto. Poi c’è la questione figlia. Detto e ridetto da molti, così piccoli e così ingombranti. I bambini del primo mondo sono più accessoriati di una porsche. Per fare un viaggio di poche ore servono così tante cose che passa la voglia di partire. Con l’aumentare dei mesi, e poi anni, di vita, la tendenza si inverte e le cose diminuiscono sensibilmente.

Ma torniamo al confronto moglie/marito. L’altra differenza sta nell’atteggiamento da tenere di fronte all’auto vuota. Un po’ come lo scrittore davanti al foglio bianco. C’è chi è colpito dal blocco dello scrittore e viene attanagliato dal panico. E chi si lancia a testa bassa e affronta senza timore il candido foglio. E c’è chi bestemmia.

Allora, lui bestemmia. Il suo presupposto è sempre e solo quello, come un mantra: abbiamo troppa roba. E se al primo tentativo non c’entra tutto, lascerebbe qualcosa a casa, chessò, me o la mia valigia. O entrambe.

Io invece sono per un approccio più razionale. Sarà che la maggior parte della roba è la mia e ci tengo a trascinarmela dietro. Sarà che nel mio DNA vivono felici i geni dello stivaggio – il mio babbo è uno stivatore, caricherebbe alla perfezione e in sicurezza anche un armadio a 3 ante sopra a un califfone.

Sarà che provo una grande soddisfazione a far entrare tutta la roba dentro alla macchina. Insomma, mi metto lì e incastro tutto quanto con calma, fino a che i pezzi del tetris non combaciano perfettamente e non c’è più nemmeno lo spazio per uno spillo.

Per una partenza felice e armoniosa, quindi, il primo trucco è caricare la macchina senza di lui.

L’altro trucco è avere le scorte necessarie a sopravvivere ad un disastro nucleare. Che poi 3 ore di coda al San Gottardo, con una bimba di meno di 2 anni, annoiata e stanca, in macchina, sono più o meno come un disastro nucleare. Quindi cibo a go go, che le attese, la noia e la guida fanno venir fame.

Il terzo trucco è la musica, visto che la radio che si prende sulle alpi passa della musica spesso irragionevole, è fondamentale una bella scorta di cd. Peccato che io venga meno ai miei stessi consigli e che in macchina ci siano gli stessi 3 cd masterizzati da circa 2 anni più un’ottima compilation dello zecchino d’oro e sigle di cartoni e che alla fine dopo la tangenziale di Milano si riesca a sentire solo e soltanto radio zeta.

L’ultimo trucco riguarda il viaggiare coi bimbi. Noi viaggiamo preferibilmente la notte, per evitare il traffico, ed è perfetto: la bimba dorme, noi ci stanchiamo, è vero, ma il viaggio fila liscio. Si arriva tardi, all’una o alle 3 di notte, ma pace. L’arguzia, oltre alla partenza intelligente, sarebbe quella di avere poi qualcuno che la mattina dopo, alla richiesta di “latti latti” alle 6,30 si prendesse cura della pupa, per consentire a noi genitori di riprenderci. Ed evitare scene tipo quelle di ieri notte, dopo un viaggio di 9 ore, con la bimba sveglia come un grillo che alle 2 di notte voleva giocare e guardare le foto e non voleva nessun altro a parte babbo o mamma. Per il ritorno, oltre a un camion rimorchio per caricarci 2 tonnellate di Pan di stelle, prenoto anche Mary Poppins😉

8 commenti

Archiviato in cose di mamma, differenze di genere, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

8 risposte a “Il tetris delle valigie, o dell’arte della trasferta dell’emigrante

  1. Anonimo

    Non avevo pensato che qualcosa potesse fare schifo “geograficamente”….in realtà provo spesso questo genere di schifo, ma non ero ancora riuscito a verbalizzarlo in modo così compatto e preciso.
    Giorgio
    p.s.: W il califfone!

  2. francesca

    vagoni di pan di stelle!buon sole natalizio!

  3. arisio

    Io, pur di non dovermi ciucciare le low cost sono andato e tornato dal Belgio in visita clienti da solo in tre giorni: le 120 bottiglie di birra son li’ a testimoniarlo. Cara, hai tutta la mia inutile solidarieta’.

  4. Belgio, 3 giorni, da solo???? massimo rispetto. La solidarietà non è mai inutile, la accetto con piacere, grazie

  5. Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

  6. Pingback: Volare oh oh | malditestadellimmigrata

commenta se ti va

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...