Cin cin

Intanto leviamoci il pensiero: buon anno, buon inizio, tante belle cose, auguri a tutti.

Poi l’augurio indispensabile e imprescindibile: che il 2013 sia un anno meno di merda del 2012.

E poi alla fine il succo del post di oggi. Oggi, 1° gennaio,  che è giornata carica di buoni propositi, ricerca di buone vibrazioni, con un occhio rivolto ai bilanci fatti ieri e ancora in corso oggi. I bilanci del 2012, che volente o nolente mi toccano, anche se li ho evitati fino all’ultimo, sono arrivati inesorabili ad ammorbarmi questo primo giorno del 2013. Ma non era questo il succo del discorso, il succo era ancora il cibo. Come già fatto qui sono ancora in vena di lamentele (mi ripeto, “la lagna è il sale della vita” cit. ). Oggi mi va di lamentarmi ancora un po’, e ancora di cibo. Ieri sera ho concluso, spero, una delle maratone di pranzi, cene, caffè, mangiamo qualcosa insieme, facciamo uno spuntino ecc., più estenuanti degli ultimi anni. Ho mangiato come se non ci fosse un domani.

Premessa indispensabile: ho un rapporto conflittuale col cibo – e  no, questo blog non è diventato un luogo di autoaiuto per persone con problemi alimentari. Mi piace mangiare e mi piace mangiare tanto e di tutto – e no, questo blog non è diventato un blog di cucina. Sono schizofrenicamente cicciona, un giorno son tranquilla e dico chissene, e un giorno ci sto malissimo e riguardo le foto di anni fa con le lacrime agli occhi e sto a mezzore a decidere quale vestito fa meno pancia (ma la pancia c’è lo stesso) – e no, questo blog non è diventato un fashion blog per outfit curvy (traduzione per i comuni mortali: blog di moda per abbinamenti di vestiti adatti alle taglie forti), anche se mi piacerebbe sapermi vestire meglio.  Spesso mangio per consolarmi e riprendermi da qualche dispiacere o tristezza – e no, questo blog non è diventato un forum di confidenze intimiste e sdolcinate.

Detto questo, c’è altro da dire. Tutto il 2012 è stato punteggiato di eventi funesti, drammatici, tristi, sconvolgenti e inaspettati, questi eventi mi hanno travolta in prima persona, hanno travolto la mia famiglia, hanno travolto persone a cui voglio molto bene, hanno travolto persone care ai miei cari e quindi indirettamente anche me. Ci sono stati eventi belli, qua e là, ma sono stati repentinamente oscurati da altri altrettanto brutti.

Così a novembre, poco dopo aver avuto un’altra bella batosta da aggiungere alla lista, ho deciso che i miei livelli di stress erano tali che non potevo preoccuparmi anche della linea e ho adottato un approccio meno duro con la mia fame, e la mia golosità, concedendomi stravizi che non si vedevano da tempo. Poi mi sono fatta male al legamento, e aggiungilo alla lista, e l’illusione di iniziare presto un po’ di sana attività fisica per sfogare la tensione è sfumata in fretta, e il cibo è stato consolatorio. Poi ci sono stati dei lutti, e i problemi terreni della mia alimentazione mi sono sembrati piccoli piccoli, tanto da trascurarli. E poi sono arrivate le feste, da fare in Italia, a casa, a Livorno. Tre parole che messe in fila gridano: cibo buonissimooooo e coccole. Così sono partita alla volta di Livorno con un’intenzione ben chiara in testa: mangiare come se non ci fosse un domani. E così ho fatto. Ho mangiato come una dannata, senza farmi mancare niente, e le feste mi sono state complici.

Diciamo che anche il nuovo sport nazionale italiano mi è stato complice. Ho deciso infatti che il nuovo sport è mangiare. E io che mi faccio facilmente influenzare dalle abitudini altrui, mi sono fatta trascinare in questo vortice culinario a colpi di pasti a più portate, vassoiate di antipasti che da soli bastavano per pasto intero, dolci da coma glicemico, primi e secondi fantasiosi e abbondanti. Così ho iniziato a scrivere questo post pensando di lamentarmi di tutta l’attenzione data al cibo, di criticare un po’ l’ossessività che ho visto in questa continua corsa a rimpinzarsi di prelibatezze, di stigmatizzare l’impoverimento culturale che sempre più si rispecchia nelle conversazioni dedicate al cibo invece che a tutto il resto. E invece, visto che è tempo di bilanci, ho deciso che urge un bilancio delle cose migliori di questa maratona gastronomica in cui risulto essere una delle vincitrici.

Intanto la palma d’oro va al meringato di Vito, dolce meravigliosamente preparato dalla nota pasticceria del downtown livornese.

Poi vanno fatte diverse menzioni all’onore. La suocera si è esibita in numerosi piatti degni di nota, ma il cinghiale di Natale meritava davvero.

Poi ci sono stati i crostini della zia pistoiese e l’insalata russa di mamma, libidine pura. Poi la cugina ci ha sorpresi tutti con dei bignè salati che, come si dice a Livorno, “levavano di ‘ulo”, cioè erano buonissimi. E anche la compagna di mio padre, per festeggiare il compleanno del dinamico sessantenne, ci ha onorati di diverse prelibatezze. Il nonno ha fatto una panna cotta e della ciccia alla griglia che “mamma mia!”. Poi oggi, credendo di essere ormai al sicuro dalle tentazioni della gola, sono finita dritta dritta sopra un risotto arancione (di cui mantengo segreti gli ingredienti) da leccarsi i baffi.

Non  sono state vacanze di natale, è stata un’orgia di gusti e di sapori, un’overdose di cose buone. E soprattutto in ottima compagnia. Ma una delle cene più belle, a parte quella romantica all’osteria per far finta di festeggiare l’anniversario, è stata quella degli avanzi.

E la scena che più mi è rimasta impressa è stata quella della cugina magra magra, e sempre elegante e riservata, che durante la cena degli avanzi post natalizia, si è messa lì, a passo serrato ma senza dare nell’occhio, e si è sgonfiata una pietanza dopo l’altra. A un certo punto sono girati vari vassoi, e lei senza batter ciglio si è servita e si è rimessa a mangiare.Gamberoni

Nel piatto aveva: lo spezzatino di cinghiale, un polpettone ripieno di spinaci e ….i gamberoni al guazzetto. Il cinghiale e i gamberoni nello stesso piatto e un’espressione di beata soddisfazione negli occhi. Un mito. Ecco, questo tripudio di cibo lo voglio ricordare così, con questa immagine fantastica della cugina magra che mangia come una maialina e tutti che ridono del suo gamberone sdraiato accanto al cinghiale. Così mi porto a casa un bel ricordo, oltre che qualche altro chilo di troppo. Buon anno a tutti e speriamo davvero che il 2013 sia un anno meno di merda per tutti!

il cinghiale prima del 26 dicembre

il cinghiale prima del 25 dicembre

il cinghiale dopo il 25 dicembre

il cinghiale dopo il 25 dicembre

5 commenti

Archiviato in metablog, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

5 risposte a “Cin cin

  1. Barbara

    Mitica Nicla hai colto l’ essenza di queste feste!!! Buon anno anche a te e speriamo davvero che questo 2013 sia un anno alla grande!!!

  2. ci accomunano le mangiate e le maratone di parenti😉

  3. lalienorossonellettodelviva

    la cugina ringrazia per essere stata citata

  4. prego, cugina, massimo rispetto per la tua persona e anche per i tuoi record mangerecci!

  5. Pingback: Momenti di nostalgia anticipata. Addio Friburgo bella. | malditestadellimmigrata

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