Il lato selvaggio dei tedeschi

Domenica scorsa mi sono concessa una gitarella a Basilea. C’è un mio amico di Livorno lì ed era da tanto che volevo andare a trovarlo, così ho colto l’occasione del clima carnevalesco per partire. Corredata di bimba, non troppo entusiasta ma tutto sommato contenta, passeggino leggero e zainetto siamo partite belle belle col regionalino delle 10 e qualcosa. In realtà domenica a Basilea non c’era davvero il carnevale, perché la tradizione vuole che lo festeggino a partire dalle 4 del mattino (sì sì, DEL MATTINO) del lunedì e vadano avanti per non so quanto. Domenica ci doveva essere solo la preparazione, visto che la sfilata, seppur di carnevale, è cosa seria ed è indispensabile fare le prove generali…svizzeri fino in fondo!

Io sono stata proprio ingenua, questa cosa del carnevale l’ho presa sottogamba, lo confesso. Non mi sono informata per niente, sapevo che il lunedì della settimana prima c’era stata la parata di carnevale a Friburgo, ci volevo pure portare la bimba, ma poi nevicava, faceva un freddo pipone e la pigrizia ha vinto. Non ho sinceramente guardato le date delle altre sfilate nelle città o nei paesini limitrofi. Ho saputo di Basilea per caso, tramite il mio amico. Quindi mi sono stupita molto quando sono arrivata al binario e ho trovato il treno letteralmente preso d’assalto. Un’orda vociante di gente mascherata, molti coi tipici campanelli attaccati alle punte di stoffa dei pantaloni, tutti con la tazza di metallo appesa alla cintura in vita. Decine e decine di persone che strabordavano dal treno in sosta. Ho sgomitato per entrare e trovare un micro spazio subito all’ingresso del treno. Il treno era su due piani, io mi sono piazzata con la bimba alla base delle scalette che portavano al piano di sopra. Mai visto un affollamento del genere, almeno non in Germania. C’era un clima molto festaiolo, tutti urlavano e vociavano e c’era un continuo viavai di persone mascherate tra un vagone e l’altro, verso il bagno, dal piano di sotto a quello di sopra e viceversa. Un casino della madonna, via.

La bimba ed io ci facciamo piccine piccine e conquistiamo il primo gradino della scaletta. Sara ha gli occhioni scuri spalancati per lo stupore, si gira in continuazione, segue ogni movimento, indica “i sinniori” e i “mimmi” e le “strieghe” che di volta in volta le passano accanto. Si piglia diverse botte involontarie dai passanti mascherati, maldestri e sgraziati. Ma riceve anche tanti sorrisi e tanti complimenti, forse anche più del normale, cosa inusuale  per questi tedeschi solitamente riservati.

Ed è proprio questo il punto. Per una volta non ho visto i “soliti” tedeschi. Ho visto un lato nuovo e per me sconosciuto dei tedeschi. Ho visto questi gruppi scatenati, allegri, rumorosi. Ma erano diversi dai gruppi che si vedono d’estate fuori dai Biergarten, o da quelli che si vedono all’uscita dei pub, dei locali o delle birrerie. Questi erano tanti, tantissimi. Uniti da un’allegria contagiosa e incontenibile. Selvaggi nei modi come non li avevo mai visti.

C’è da precisare che qualcuno tra gli adulti, ma anche tra i ragazzetti, era già ubriaco alle 11 di mattina. Ma in generale vigeva un clima da gita delle medie. Ogni gruppo aveva il proprio costume tradizionale (alle sfilate di carnevale poi fanno ciascuno uno spezzone, spesso anche con una banda musicale o uno stendardo), ogni gruppo attaccava a cantare una canzone o uno slogan, e gli altri dietro a squarciagola. Poi si facevano gli scherzi al bagno, bussavano e gridavano al disgraziato di turno all’interno, ridevano senza fine, proprio come dei ragazzetti in gita. Si prendevano in giro urlando da un vagone all’altro, saltavano dal corrimano delle scale del treno e sembravano non avere mai pace. Un flusso continuo. E la cosa più particolare è stata che qualcuno ha attaccato discorso con me. Eravamo sedute su questo scalino e davanti a noi, per terra in quello spazio tra le porte del treno e il passaggio verso l’altro vagone, c’era una giovane mamma con un bimbo poco più piccolo di Sara. Sia la mamma che la ragazzina che era con lei, sui 16-18 anni, mi hanno rivolto SPONTANEAMENTE la parola, così, per far due chiacchiere. Mi hanno chiesto qualcosa della bimba. La ragazzina, sentendomi parlare in italiano con Sara, ha addirittura azzardato una domanda indagatoria del tipo: Ma siete italiane? Ma la bimba capisce il tedesco? e manifestavano entrambe un sincero interesse. Avrei voluto baciarle per quell’impeto di spontanea umanità in quel caos delirante.

Devo dire che è stata un’esperienza notevole. Chiacchierando con le due tipe ho scoperto che andavano tutti in massa al carnevale di Weil am Rhein, dove poi sono approdata anch’io a fine giornata. Tutti belli carichi di entusiasmo e costumi e maschere.

La giornata è proseguita tranquilla, il giro a Basilea col mio amico è stato carino, Sara si è sparata una bella dormita nel passeggino per poi svegliarsi a un certo punto e iniziare a massacrarci perché voleva “iccannevale”. Anche se secondo mica aveva chiaro cos’è che era davvero ‘sto cannevale!

L’abbiamo comunque accontentata, perché siamo andati a Weil am Rhein e abbiamo trovato la fine della parata. Orami c’erano gruppetti mascherati che alla spicciolata passeggiavano verso il colle per il tradizionale lancio del piattello infuocato (altra bizzarra tradizione locale) o che semplicemente si avviavano verso la stazione. Per fortuna che abbiamo beccato una piazzetta dove ancora suonavano dell’ottima musica super coatta ed ogni cosa era ricoperta di coriandoli (oltre che dell’odore dei Wurst e delle patatine fritte).

Sara era felicissima. Ha raccolto tonnellate di coriandoli (che tuttora spuntano in casa dagli angoli più bui) e ha ballato come una matta urlando “è quetto iccannevale? è mio? balli mamma anche tu?”. Anche il mio amico si è piegato al fascino di Sara e come due cretini ci siamo tirati i coriandoli e abbiamo ballato la musica trash resa ancora più trash dal fatto che fosse una banda in costume azzurro e verde fluo a suonarla. Mi sembrava quasi di essere a una qualche sagra di quelle toscane, dove si balla tutti insieme della musica terribile, belli sazi e pieni di vino. Peccato solo che facesse meno cinque…

Questo lato festaiolo dei tedeschi mi è piaciuto, è stato inaspettato, ma mi ha anche confermato l’idea forse un po’ naive che mi ero fatta di loro, e che cioè sono fondamentalmente ligi, ligi fino in fondo. Seri quando c’è da esserlo, e scatenati quando la tradizione vuole che ci si scateni, fino in fondo.

Ah, e dimenticavo, le maschere tradizionali che hanno qui fanno paurissima, sono terrificanti, Saretta era spaventatissima e ha continuato per giorni a parlare della strega che si è fermata a farle i complimenti.

La strega non era questa, ma rende l'idea - Immagine tratta dal web

La strega non era questa, ma rende l’idea – Immagine tratta dal web

3 commenti

Archiviato in cose di mamma, in giro per la Germania e per il mondo, riflessioni (finto profonde) a caso

3 risposte a “Il lato selvaggio dei tedeschi

  1. Fernando

    Ciao Nicla, bel racconto, come sempre, mi hanno detto che le maschere sono così orribili, per scacciare l´inverno, una usanza e tradizione trasmessa dal medioevo. Il carnevale coincideva con l´inizio della nuova annata agraria, per questo motivo veniva scacciato l´inverno per far venire la primavera, che simboleggiava la rinascita della natura.

    • Sì, vero, me lo avevano spiegata una volta, questa cosa dei volti brutti per spaventare l’inverno e cacciarlo via. E poi anche questa tradizione del piattello infuocato da lanciare giù dal colle, credo sia sempre legata ad un qualche rito per scacciare l’inverno e portare buoni raccolti. Grazie per i complimenti🙂

  2. Buongiorno Nicla,
    Ti contatto tramite commento perché non ho trovato altro modo per farlo.
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