Omaggio a Francesco Moranino

Voglio scrivere una bella recensione. No, anzi, una bella pubblicità. Invece no, scriverò un post personale e racconterò la vicenda dal mio punto di vista personale. Oppure potrei scrivere solo una cosa breve, una piccola presentazione e lasciare che il libro parli da solo. Qualcosa devo fare, no, anzi VOGLIO fare. Uffa, non mi aspettavo che fosse così difficile.

copertina_libro

Iniziamo dall’ABC. Io avevo un nonno, che non c’è più e che non ho mai conosciuto e che si chiamava Francesco Moranino. Purtroppo è morto troppo giovane, ma la sua storia, la sua persona, il suo nome hanno lasciato il segno. L’hanno lasciato nella mia famiglia, nella mia storia personale, ma anche nella storia italiana del secolo scorso. Lui aveva fatto il partigiano. Era stato uno di quegli italiani che aveva fatto la Resistenza. Sono cresciuta molto orgogliosa di questo nonno. In realtà di tutti i miei nonni, tutti ganzi, ma questo è un’altra storia. Questo nonno aveva però una cosa speciale. Il suo nome era ancora, a tratti, ricordato anche da persone a me sconosciute, e capace di scatenare delle reazioni fortissime, sia in senso negativo che positivo. Questo nonno aveva una storia complessa, era stato eletto alla Costituente, poi deputato alla Camera per il PCI ed era senatore, sempre per il PCI, quando un infarto ha stroncato la sua vita, troppo in fretta e troppo presto. Ma era anche stato molti anni in clandestinità in vari paesi dell’Est europeo. Alcuni dettagli della mia famiglia ne ricordano il percorso: una moglie, mezza russa, conosciuta a Praga, una figlia nata in Romania, degli amici lasciati a Budapest, un’altra figlia nata a Praga. Quando racconto qualcosa della mia famiglia a nuovi, ignari amici, questi strabuzzano gli occhi. Perché in effetti è una storia piuttosto originale. Ma il punto era un altro. Era che questo nonno partigiano, nel corso della guerra di Liberazione, fu al  comando di un’intera brigata di partigiani, in Piemonte. Scampò a diverse imboscate. Prima di andare a combattere sui monti si era fatto anche qualche anno nelle carceri fasciste. Come tanti altri antifascisti, come tanti altri comunisti.

Ora, fin qui, non ho raccontato niente di che. Diversi della mia generazione  hanno una storia del genere da raccontare. Magari solo una parte è simile, il nonno o la nonna partigiani o staffette o “semplicemente” comunisti. Il carcere. Ma la sua storia prosegue, e si fa sempre più intricata. Mio nonno, già iscritto al clandestino partito comunista, ne divenne un membro importante e, finita la guerra, iniziò una vera e propria carriera politica. Proprio mentre si trovava in questa nuova fase, fu aperta un’inchiesta a suo carico (intorno al ’47) per la fucilazione di 5 uomini (nel novembre ’44) e di 2 donne, loro compagne (nel gennaio ’45), sette persone sospettate di essere delle spie, potenzialmente pericolose per l’intera brigata. Su questa vicenda fu in seguito svolto un lungo e complicato processo. Mio nonno fu accusato di aver fatto fucilare quelle persone per un regolamento di conti tra partigiani rossi e bianchi. Poi di averle fatte uccidere per rubare loro dei soldi. Poi di averle fatte uccidere senza una decisione collegiale del CNL. Ma non sono una storica e non sono una giornalista. E non mi addentrerò in altri dettagli della travagliata vicenda processuale che segnò buona parte della vita di mio nonno. Ancora oggi certi passaggi mi risultano complicati da capire.

Mi sono lanciata nel raccontare questa storia, perché dopo tanti siti di neofascisti e revisionisti di destra che spalano merda su mio nonno, dopo tanti libri della sponda opposta, magari apologetici ma poco dettagliati, o romanzati e storicamente inesatti, dopo tanto revisionismo di destra, di sinistra e di ex-sinistra e dopo tanti rospi ingoiati della donne della mia famiglia sopravvissute a mio nonno, è uscito finalmente un libro che ricostruisce la vicenda processuale di mio nonno e fa luce su tanti aspetti cruciali.

Il libro lo ha scritto un mio amico, Massimo, conosciuto in Repubblica Ceca qualche anno fa, e già autore di altri due volumi. L’ho già ringraziato di persona per il lavoro certosino di documentazione e ricostruzione della vicenda. Lo ringrazio ancora volentieri qui nel mio blog. Ne condivido il punto di vista e mi è piaciuto che abbia inquadrato la vicenda personale, politica e processuale di mio nonno in un contesto più ampio di quello che lui definisce un vero e proprio processo alla Resistenza, avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra.

Il libro parla da solo, chi vuole se lo può leggere. Visto che oltre ai fatti e agli atti processuali, nel libro ci sono anche molte testimonianze e ricordi, e visto che io ho dato un piccolissimo contributo con un mio ricordo/non-ricordo, metto qui sotto quello che ho scritto di mio pugno.

E spero che studiare, leggere, informarsi, approfondire i temi della nostra storia, più o meno recente, possa essere uno strumento utile per capire meglio il nostro presente. Quando queste cose sulla memoria e l’importanza della storia me le diceva la mia professoressa delle medie non capivo davvero cosa volesse dire, ma con questo libro in mano mi è chiaro ora più che mai quanto avesse davvero ragione.

Ecco qui un assaggio:

Francesco Moranino è  il nonno che non ho mai conosciuto, ma che è riuscito lo stesso a condizionarmi come pochi.

Fin da bambina ho sempre sentito parlare di questo nonno, morto troppo giovane, e ho sentito tanti aneddoti su di lui. Purtroppo per me è sempre stato solo un volto su una fotografia e tante immagini delle sue imprese, immagini partorite dalla mia fantasia, scaturite dalle storie che mi erano state raccontate. La cosa che mi è sempre piaciuta è stato quel mescolare di pubblico e privato delle storie che sentivo in casa. Un giorno la nonna mi raccontava di come una volta lui si fosse bagnato tutto per ripescare da una fontana, in un qualche parco di Praga, quel diavolo di sua figlia Caterina, mia mamma. Un altro giorno sentivo discorsi – per me difficili – sul suo essere stato partigiano e sulla sua emigrazione in Cecoslovacchia.

Per tanti anni la storia di mio nonno – ma anche i vari spostamenti di mia nonna e di tutta la famiglia – sono stati parecchio fumosi per me. Non capivo come mai mia nonna, russa di nascita  – e di accento, non si può negare – avesse fatto l’università a Praga, avesse partorito una figlia in Romania e avesse coltivato una delle sue amicizie più importanti a Budapest. E soprattutto, mio nonno, che era italiano e che aveva fatto il partigiano (era famoso, molto popolare in Piemonte, mi dicevano tutti quelli che lo avevano conosciuto) come diavolo c’era finito a Praga, e come aveva fatto a conoscere mia nonna?

Piano piano negli anni ho sbrogliato un po’ di queste domande; e ho raccolto altri aneddoti. Il più succoso era quello sul padre di mio nonno, il mio bisnonno Eugenio. Mio nonno aveva scritto di come suo padre fosse stato felice alla notizia del suo arresto. Capiamoci, mica era contento che l’avessero rinchiuso, no. Era contento perché, da bravo vecchio socialista, aveva scoperto che il figlio non era davvero un fascista, un piccolo balilla, ma in segreto lavorava contro i fascisti. Un gran sollievo, per il caro vecchio bisnonno.

Insomma, purtroppo di questo nonno – che in tanti hanno amato, che tante reazioni forti ha scatenato, in politica e non solo-  a me resta solo una forte nostalgia e il dispiacere di non averlo mai conosciuto. Qualche volta, quando ero più piccola, ho desiderato tanto che venisse a trovarmi in sogno, solo per conoscerlo. Purtroppo non è mai successo e col tempo le illusioni giovanili di un tale incontro sono sfumate verso un più sano, ma meno romantico, razionalismo.

Di lui quindi so solo ciò che ho letto e ciò che mi hanno raccontato, e mi piace credere che la mia passione per la politica e la mia testardaggine siano anche un po’ un suo regalo, perché in fondo nelle mie vene scorre anche un po’ del suo sangue.

Il ricordo di Nicla, figlia di Caterina e nipote di Gemisto, tratto dal libro “Francesco Moranino, il comandante Gemisto – Un processo alla Resistenza”, pp. 174-175, di Massimo Recchioni, DeriveApprodi, marzo 2013

6 commenti

Archiviato in in giro per la Germania e per il mondo, Nostalgie, recensioni, riflessioni (finto profonde) a caso

6 risposte a “Omaggio a Francesco Moranino

  1. Cara Nicla, hai scritto davvero una bella cosa; io spero ancora che prima o poi, come avremmo dovuto fare anni fa, una cosa insieme riusciremo a farla…
    Per quello che riguarda “nonno Franco”, invece, sono stato felice di fare cio’ che ho fatto, la tua famiglia aveva gia’ passato fin troppo tempo nelle sabbie mobili della macchina del fango “rovescista”… e paradossalmente e’ stato quasi “facile” sostenere la documentata tesi di come, in realta’, si trattasse di una vera e propria montatura, talmente evidente essa fu.
    Ahinoi, ce ne sarebbero voluti tanti, di Moranino; non ci troveremmo la’ dove ci troviamo ora…

  2. Bellissima la descrizione del nonno, io ho avuto un padre partigiano e comunista, spesso quando era in vita ci raccontava le sue battaglie contro i fascisti. ne sono ancora e sempre orgogliosa di quel padre partigiano e come dice massimo, ce ne sarebbero voluti tanti come lui e il tuo nonno!

  3. veronica

    ci dovrebbe essere una legge che consegna i nonni vivi ai propri nipoti, almeno per qualche anno🙂

  4. Stefania D'echabur

    Non riesco a non commuovermi…❤

  5. Anonimo

    ho avuto un nonno che e’ scampato ad una rappresaglia tedesca in croazia, suo fratello invece dalla guerra e’ tornato a casa per morire, il loro padre e’ stato perquisito (messo al muro insieme al resto della famiglia non in guerra) rischiando molto perché dava alloggio ad un comando di tedeschi, detto questo, i nonni sono sempre nonni su questo no v’e’ dubbio, cerchero’ di leggere questo libro, ma terro’ sempre gli occhi aperti, non credo che i buoni siano sempre tutti da una parte , mi auguro sia stata fatta giustizia per i protagonisti di quegli anni, sia tuo nonno che le sette persone fucilate.

  6. Sergio

    Cara Nicla,
    Hai avuto un nonno eccezionale. Ne parlavo pochi giorni fa con una persona, ormai molto anziana, che lo ha conosciuto bene e mi spiegava il motivo per il quale era così amato. Francesco o se preferisci il comandante “Gemisto” era vicino alla gente e non dimenticava mai di andare a salutare le persone più umili e aiutare chi era in difficoltà. Nel pericolo affrontava i rischi di persona e portò la piccola formazione – il “Pisacane” – a diventare la 50ª brigata Garibaldi e, infine, la 12ª divisione d’assalto Garibaldi “Nedo”. E ancora oggi da quelle parti il nome di “Gemisto” è una leggenda. Un buon libro quello di Massimo Recchioni: ben scritto, ben documentato, ricostruisce le vicende che racconta quanto costò a molti patrioti l’aver liberato l’Italia e aver lottato per l’uguaglianza, il progresso sociale e il socialismo. Per questa lotta e per questi principi scritti anche da Moranino nella nostra Costituzione, tuo nonno lottò duramente e pagò caro il suo impegno. Avessero governato uomini come Moranino questa nostra Patria… Onore a Francesco Moranino. Onore a Gemisto.

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