Crisi d’astinenza e divagazioni offline

Zona libera dalla rete, per fare una pausa da internet ogni tanto - immagine tratta dal web

Zona libera dalla rete, per fare una pausa da internet ogni tanto – immagine tratta dal web

Che buffo per un volta mettersi a scrivere offline. Una cosa che non mi succedeva da tempo. Sono qui all’ospedale, mi ero prefissata di fare un sacco di cose, scrivere alla ditta per fare le ultime domande di controllo prima di accettare il preventivo per il trasloco internazionale, volevo continuare con la ricerca delle case in affitto e fare qualche telefonata e mandare qualche mail per iniziare a prendere gli appuntamenti, che poi tra 10 giorni lui va a Brighton, e il mio compito è riempirgli l’agenda come un uovo. Volevo cazzeggiare un po’ su facebook e magari fare due chiamate con skype per salutare un po’ di gente e passare un po’ di tempo. E invece no. Invece stamattina mi hanno trasferita in una nuova stanza perché avevano bisogno della mia per un’emergenza, e mi sono trovata in una camera nuova, altrettanto figa, grandissima, con tre letti e una sola altra paziente, e purtroppo senza rete!

L’altra paziente piccina è lì che patisce, è stata operata ieri d’urgenza per via di una gravidanza extrauterina, oltretutto indesiderata, e oggi l’ho vista parecchio sofferente. È libanese, non ha nemmeno 40 anni  e ha 5 figli. 5. Una di loro era da lei oggi, una bella ragazza sui vent’anni, con una bimba piccola di 6-7 mesi, e mi ha raccontato che ha già un altro figlio, di poco più di tre anni. È stata dura capire cosa dicevano. La signora operata parla un tedesco terribile, e sono ventimila anni che è qui. La figlia, che mi ha detto di essere nata qui, mi parlava in tedesco, ma non sono riuscita a capire davvero tutto. E non so se è una questione di accento o se il suo tedesco è un po’ strano o se sono io che sono abituata a situazioni, e quindi una lingua, più formali. Eppure mi ha detto che uno dei fratelli fa l’ausbildung di qualcosa (una scuola professionale o un corso di formazione), quindi saranno inseriti in qualche modo in questo tessuto. O no? Boh, era strano, perché la ragazza aveva difficoltà a capire me, o almeno mi è sembrato, visto che ripeteva in forma di domanda quasi tutto quello che le avevo appena detto, e io avevo difficoltà a capire quello che diceva lei, come se parlasse un tedesco destrutturato. È stata una conversazione cortese, quasi cordiale, ma linguisticamente e culturalmente destabilizzante. Poi ci siamo abbioccate tutte e due, la signora operata e io,  mentre la figlia è andata via, quindi la comunicazione si è interrotta. Ma mi ha lasciata con un punto interrogativo in faccia. Della serie che di questo paese e di chi lo abita, ne so davvero poco. E ora sto per andarmene, quindi non ci sarà tempo per saperne di più…schade, peccato, come dicono qui.

E poi questa cosa di essere senza rete sul laptop, ma solo con una connessione sega sullo smartphone (santo subito), mi ha messa un po’ crisi. Son quelle cose che ti costringono ad affrontare le dipendenze. C’ho le crisi di astinenza come i drogati. Anche se poi, col fatto che non potevo spippolare più di tanto, mi sono fatta un pisolino che parevo un angioletto. Una gioia. E allora che dire, meglio così, senza rete, e in attesa di una visita come il piccolo principe, già che me la godo e sto in trepidazione. Solo che forse dovrei rinfrescare a chi sta per venire a trovarmi, che è importante stabilire un orario, in modo da potersi preparare per quell’orario e godersi la tensione del piacere imminente che sale, accarezzare l’idea di poter finalmente stare in compagnia delle persone a cui si vuole bene. Insomma, babbo (con la bimba), quando arriviiiiiiii????

Comunque se arrivo a citare il Piccolo Principe vuol dire che sto proprio in crisi d’astinenza😉

Potrei addirittura valutare l’ipotesi di iniziare a leggere Lo Hobbit e conquistare così, definitivamente, la stima incondizionata dell’uomo della mia vita, che mi ha sposata, nonostante non lo avessi mai letto. Ma scommetto che dopo un gesto del genere non mi lascerebbe mai più. Ma sono passi importanti, ci devo pensare bene.

Nel dubbio mi sono messa a scrivere. Ho pensato che fosse una buona attività, un buon esercizio, un allenamento per questo cervello a tratti intorpidito e uno sfogo per quelle parole rimaste prigioniere in questi giorni. Abituata a buttare fuori milioni di parole, parlate, scritte, pensate, smessaggiate, telefonate, in questi giorni, nonostante i post, facebook, e skype, mi sono contenuta, quasi in clausura direi. Con un gettito intenso di 24 ore, prima e dopo, la calma.

Forse questa cosa del parlare e dello scrivere è compulsiva. Ma è più forte di me. E per le orecchie degli altri è un bene che mi sia messa a scrivere, che alla fine nell’ascoltare c’è una componente fisica che non si può evitare. Magari non si ascolta, ma siamo costretti a sentire. Nello scrivere perlomeno si lascia la facoltà di scelta al lettore. Ci si esprime, ma non si costringe nessuno ad ascoltarci, a leggerci. A quel punto l’espressione è compiuta, la parola è detta, per scritto, ma la decisione di leggerla, di immergersi nello scritto, è solo di chi legge. E il lettore ha anche la facoltà di interrompere quando vuole, che mi pare un esercizio di libertà non da poco.

Mentre divago in questi pensieri poi non così profondi, ho appena visto passare una sfilata di donne velate, alla ricerca frenetica della mia compagna di stanza, credo. Sono buffe, tutte scure e tutte nere, che aggirano in gruppo in questo ospedale nuovo di pacca, pulito, chiaro e luminoso, la quintessenza della modernità e dell’efficienza tedesca.

Quando sono tornata nella stanza a prendere una cosa, l’ho trovata colonizzata da 8 libanesi (giuro, li ho contati), così ho salutato cortesemente e sono sgattaiolata via.

Alla fine della giornata ho trovato finalmente un posto dove c’è la rete, dopo aver cercato per tutto il pomeriggio, tipo rabdomante, una presa dove attaccare il cavo della LAN. La mia ricerca ha divertito e coinvolto le varie infermiere, che si sono prodigate a suggerirmi vari posti, ridendo ogni volta che mi vedevano tornare da uno degli angoli più remoti della clinica. Ho tentato nella sala d’aspetto di endocrinologia. Poi nella sala d’aspetto fuori dalla sala parto, e meno male che non si sentiva nessuna urlare. Alla fine mi sono intrufolata nel sottotetto, dove ci sono gli uffici, ma nulla. Ho fatto davvero un bel giro esplorativo, e devo dire che questa parte dell’ospedale, oltre ad essere tutta nuova di pacca, è davvero enorme. E alle 7 di sera è pure deserta. A tratti c’era un’atmosfera da film di Kubrik.

Insomma, ora sono di nuovo online. Ho messo una seggiolina in un angolo di un corridoio, nello spazio dove di solito ci stanno i letti in avanzo. È stata una superdritta di un’infermiera spilungona, che ha seguito con partecipazione la mia caccia al tesoro della presa della LAN. Ora che ho di nuovo la rete, mi posso sfogare, e mi dedicherò presto a un bel resoconto delle strane abitudini di questo ospedale e dei suoi abitanti. Speriamo che nel frattempo, vedendomi in questo angolino, non mi prendano per pazza😉

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Archiviato in il gioco delle differenze, in giro per la Germania e per il mondo, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

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