La torre di Babele e di cupcake

La fantastica torre di cupcake del mio babyshower

La fantastica torre di cupcake del mio babyshower

Per la prima volta doppia versione, italiana e inglese! For the first time a double version: Italian and English- for the English version scroll down.

Sono giorni intensi e frenetici e l’adrenalina è a mille. Facciamo cartoni, impacchettiamo tutto e io sono lanciatissima in quel processo di smaltimento di roba inutile che si accompagna sempre ai traslochi e ai trasferimenti. L’inevitabile catarsi del cambiare pelle, l’occasione del cambiamento per fare pulizia e sistemare tutto quello che si voleva sistemare da tempo.

Così è tempo di bilanci. L’adrenalina pompa il mio fisico altrimenti provato dagli sbalzi di temperatura e d’umore e affaticato da una pancia incredibilmente grande che sembra non finire mai di crescere (e pensare che ci devo ancora passare quasi 3 mesi insieme!).

Così la mia testa schizza, la concentrazione langue e soprattutto le liste e i pizzini si moltiplicano. Ho liste per tutto: le cose da fare, gli appuntamenti da prendere, la roba da comprare, la roba da mettere nelle valigie, la gente da vedere, i regali da preparare. E queste liste e questa frenesia del fare mi hanno un po’ anestetizzata. Mi sono ritrovata a poco più di una settimana dal trasloco senza rendermi davvero conto che ci siamo quasi.

Poi però domenica il velo si è squarciato.

Domenica c’è stata una festa, una bellissima festa. Le mie amiche, e in particolare l’Amica conosciuta qui, hanno organizzato un baby shower per la nuova bimba. E che è un baby shower? Ora faccio la ganza e questo nome lo butto lì così, con nonchalance, ma 3 anni fa non avevo idea di cosa fosse. Poi una collega americana, quando seppe che aspettavo Sara, mi inondò col suo entusiasmo e mi disse, tutta eccitata: che bello, allora verso i 7-8 mesi facciamo il baby shower!!! E mi spiegò che negli USA c’era questa tradizione della pioggia di regali e attenzioni da fare alla futura neo-mamma, una festa di sole donne, una festa propiziatoria (e anche un po’ consumista, diciamocelo) in cui la mamma riceve dei pensieri per il nascituro e le altre donne le fanno un po’ di festa, con qualche gioco scemo (del tipo di cambiare il pannolino a un pupazzo) o qualche domanda impertinente, per esempio indagando sul dove e sul come è stato concepito il bimbo o la bimba in pancia.

Così meno di 3 anni fa partecipai al mio primo baby shower, che poi era quello che avevano organizzato per me, e fu davvero carino. E conobbi anche per la prima volta le cupcake, questi deliziosi dolcetti, bellissimi da vedere e golosi all’inverosimile. Quella volta erano tutti lilla e alla lavanda e li aveva portati proprio l’Amica, che avevo appena conosciuto.

E domenica scorsa ho partecipato al mio terzo baby shower, anche questa volta dedicato alla mia pancia. Ed è stata una botta. Una botta di calorie, intanto, e soprattutto una botta emotiva. Di colpo la concretezza di questo grande cambiamento mi è piombata addosso. Ho realizzato che tra due fine settimana non sarei più stata a Friburgo, così ho dovuto concentrarmi sul fatto che le giornate disponibili per salutare le persone e per gli arrivederci erano ormai contate. E soprattutto la festa si è trasformata in una festa d’addio. E sono scese le lacrime di commozione.

Ma forse dovrei fare un passo indietro e raccontarla dall’inizio, invece che dalle lacrime, perché è stata davvero bella.

Intanto c’erano un sacco di persone e anche tanti bimbi. E poi c’erano tantissime cose da mangiare, tutte buonissime e tutte disposte ad arte.

meraviglie culinarie

meraviglie culinarie

Le varie amiche che hanno partecipato vengono dagli angoli più disparati del mondo e questo mi ha fatta sentire a casa. Come se il vederle tutte insieme in quella casa rappresentasse il bilancio emotivo di questi anni qui. La mia personale “collezione”  di amicizie e conoscenze, coltivata con cura, a tratti con fatica, sempre con interesse e curiosità, qualche volta semplicemente per caso. E mi sono sentita così fortunata e orgogliosa ad aver conosciuto quelle persone, ad aver avuto la possibilità di condividere con loro dei momenti qui a Friburgo, di averci speso del tempo e delle esperienze. Così mi guardavo intorno, mentre i bambini, tutti piccoli tra un anno e 3 anni, sciamavano da una stanza all’altra e tra un dolcetto e l’altro, e  non ho potuto fare a meno di notare i contrasti dei colori. Colori della pelle di tante tonalità, lineamenti così diversi tra loro, ogni donna, in quelle stanze, con una sua storia e un suo bagaglio di vita altrettanto movimentato e complicato del mio.

E in quella torre di babele, dove tanti idiomi si sono mescolati per un pomeriggio intero, mi sono sentita così a casa.

C’erano le mie amiche italiane, quella di Roma, l’Amica che aveva organizzato il tutto e che ci provava a fare la poker face della serie “no no, mi dispiace che te ne vai ma sono tranquilla”, ma non c’ho creduto tanto, perché nemmeno io sono poi tanto tranquilla se ci penso bene.

E poi quella di Benevento, quella de L’aquila, che stanno tutte a Friburgo e mi continuano a dire che sono contente per la mia nuova avventura, ma si lamentano anche del fatto che le “lascio qui”.  E poi un’amica di Livorno, che in realtà vive a Stoccarda e con la quale sono in contatto solo da pochi mesi, ma che nonostante questo si è fatta due ore di treno per venire. E poi la zia, che è vero che sta a Livorno ma tutto fuorché livornese e che è qui per aiutarci col trasloco. E poi c’era la spagnola, che in realtà è di Tenerife, solare e sorridente, sempre disponibile e gentile, che ha un compagno greco e insieme formano una coppia fantastica. E le ex colleghe, anglofone, una americana e l’altra inglese, che sono venute nonostante ormai i contatti si fossero diradati. E l’indiana, una delle mamme dell’asilo, con la sua bellissima bimba e i suoi modi morbidi e pacati e il suo accento fantastico. Poi la tibetana, con la bimba mezza tedesca, coi suoi modi a tratti bruschi e il suo fantastico senso dell’umorismo, così inverosimilmente vicino a quello livornese. E che dire della tedesca bionda e con gli occhi azzurri, eterea nel suo chiarore? Lei è una delle mamme dell’asilo e ha un bimbo mezzo ghanese, peccato averla “scoperta” solo molto tardi. A un certo punto poi è arrivata anche la mia prima vera amica di qui, una ragazza inglese che parla duemila lingue tra cui un italiano praticamente perfetto, e che nonostante ormai viva a Zurigo ce l’ha fatta a venire alla festa. Non ci siamo fatte mancare neanche l’Europa dell’est, visto che una delle amiche è bulgara, anche lei con un bellissimo bimbo, mezzo italiano.

Mancavano delle altre amiche, almeno un paio di italiane, un’altra tedesca e una croata, ma nell’insieme c’era davvero il succo di questi anni a Friburgo. Il primo bilancio, inevitabile da fare, riguarda il numero delle tedesche presenti: 1. Questo secondo me la dice lunga sull’annoso tema della socializzazione coi tedeschi. Alla fine ne ho conosciuti pochi, ma davvero buoni. L’altro bilancio è ovviamente a carico della presenza italiana. Non ci sono storie, facciamo gruppo, socializziamo con altri italiani, ci aggreghiamo. Io ho conosciuto una marea di italiani qui. Sicuramente sono stata facilitata dal mio lavoro, il fatto che insegno italiano mi ha portata a conoscere altre colleghe come me, ma poi tra queste, e non solo, ho trovato anche delle amiche vere, e questo è meno scontato. In ogni caso, oltre alle amiche e agli amici, è proprio vero che tra italiani un po’ c’è questa tendenza a fare gruppo, una di quelle caratteristiche italiche che qualche anno fa scansavo con un po’ snobismo e che ora invece in qualche modo ringrazio, perché mi ha regalato delle conoscenze e una vita sociale che altrimenti mi sarei sognata.

L’ultimo bilancio riguarda non tanto l’asilo quanto i corsi di integrazione. Alla fine a questi corsi per imparare questa benedetta lingua ostrogota che è il tedesco, ho conosciuto alcune delle persone più ganze di questi anni. E sono grata allo stato tedesco che, inconsapevole, col suo sistema teso ad integrare gli stranieri in Germania, mi ha fatta immergere in questo mondo parallelo degli stranieri in Germania. Ma non la butto in politica, che è meglio.

Insomma, questa festa è stato l’inizio degli adii. Ed è stata una botta emotiva non da poco. Ancora sono qui che metabolizzo, e meno male che ho talmente tante cose da fare che mi manca il tempo per rattristarmi al pensiero delle belle persone che ho conosciuto e che sto per salutare. La mia personale torre di babele, fatta di colori e di suoni che non avrei saputo immaginare né disegnare, di amicizie che non avrei creduto possibili dopo i 30 anni. Di scoperte che non avrei pensato che potessero stupirmi. Di affetti e di legami che spero, che sono certa, reggeranno alla nuova lontananza. Così provo a convincermi che c’è un bright side anche in questo caso e che non devo fare bilanci contando tutte le persone che sto per salutare, ma devo farlo pensando alla fortuna che ho avuto ad aver intessuto questa tela di legami in questi pochi anni tedeschi. Così trattengo le lacrime di commozione e faccio un altro scatolone. Grazie amiche, vi porterei tutte con me.

ENGLISH VERSION

TOWER OF BABEL  AND CUPCAKE

La fantastica torre di cupcake del mio babyshower

The cupcake tower at my baby shower

These are intense and frantic days and adrenaline is running high. We’re packing everything into boxes and I’m very productive in the process of throwing away useless stuff that always accompanies moving. The inevitable catharsis of shedding one’s skin, the chance to clean and sort all the things out that you’ve been meaning to sort for a long time.
So it’s time to take stock. The adrenaline is pumping in my body, which is already being put under strain by sudden changes in temperature and mood, and fatigued by an incredibly large belly that never seems to stop growing (and to think that I still have to spend almost another 3 months with it!).
So my head is all over the place, concentration is slacking and above all the lists are multiplying. I have lists for everything: things to do, appointments to make, stuff to buy, stuff to put in suitcases, people to see, gifts to prepare. And these lists and this frenzy have made me slightly numb. With only a little over a week before the move, I’m in a state of not really having realised it’s nearly time to go.
But then on Sunday, the veil was torn.
On Sunday there was a party, a wonderful celebration.

My friends, and in particular the Friend who I met here, organised a baby shower for me. And what’s a baby shower? Now I can be cool and just use this term so nonchalantly, but 3 years ago I had no idea what it meant. An American colleague, when she learned that I was expecting Sara, flooded me with her enthusiasm and told me excitedly, “that’s great, so in the seventh or eighth month we can have a baby shower!” And she explained the American tradition of the shower of gifts and attention on the mother-to-be, a women-only party, a feel-good party (and even a little consumeristic, let’s be honest) in which the mother receives thoughts for the unborn child and the other women have fun; and there might be some stupid games (e.g. changing a nappy on a doll) or some impertinent questions, for example probing into where and how the child was conceived.
So less than 3 years ago I attended my first baby shower, the one that was organised for me, and it was really lovely. And it was there that I also discovered the cupcake, these delicious treats, beautiful to look at and incredibly delicious. They were all purple and lavender and had been made by my Friend, who I had just met.
And last Sunday I attended my third baby shower, this one dedicated again to my belly. And it hit me like a bomb. A bomb of calories, but also of emotions. Suddenly the reality of this big change hit me. I realised that in two weekends time I would no longer be in Freiburg, so I had to face up to the fact that the days available to say goodbye to people were counted. The baby shower turned into a farewell party. Tears of emotion were shed.
But maybe I should take a step back and tell the story from the beginning, rather than talking about tears, because it was really lovely.
So, there were loads of people and also a lot of children. And there were so many things to eat, all delicious and all arranged artfully.

beautiful and wonderful buffet

The various friends who participated come from the most distant corners of the world and this made me feel at home. It was as if seeing them all together in that house represented the emotional summary of these years here. My own “collection” of friends and acquaintances, carefully nurtured, sometimes with difficulty, always with interest and curiosity, sometimes simply acquired by chance. And I felt so lucky and proud to have known those people, to have had the opportunity to spend time with them here Freiburg, to have shared moments and experiences with them. So I looked around, while the children, all between one and three years, swarmed from one room to another and from one treat to another, and I could not help but notice the contrast of colours. Many shades of skin colours, features so different, every woman in those rooms with her own history and her own life experience just as eventful and complicated as mine.
And in that Tower of Babel, where many idioms ​were mixed for an entire afternoon, I felt so at home.

There were my Italian friends, the one from Rome, the Friend who had organized the whole thing and who tried to keep a poker face of the type: “no no, I’m sorry you’re leaving but I’m calm”; she couldn’t fool me, because I’m not so calm either when I think about it.
And then the one from Benevento and the one from L’aquila, who are both from Freiburg and keep telling me they’re happy for me with my new adventure, but also complain about the fact that I’m “leaving them here”. And then a friend of Livorno, who actually lives in Stuttgart and who, although we’ve only been in contact for a few months, took a two-hour train ride to come. And then my aunt, who actually comes from Livorno, but is anything but Livornese; she’s here to help with the move. And then there was the Spanish girl, who is actually from Tenerife, cheerful and smiling; she has a Greek companion and together they make a great couple. And some former Anglophone colleagues, one American and the other English, who came despite our contact having become less frequent. And the Indian, one of the mothers at the nursery, with her beautiful daughter and her soft and calm manner and fantastic accent. Then the Tibetan, with the half-German baby, with her sometimes abrupt ways and great sense of humour, so uncannily close to that of Livorno. And what about the German blonde with blue eyes, ethereal in her fairness? She is one of the mothers at the nursery and has a half-Ghanaian child; it’s a shame I “discovered” her so late. At a certain point, my first real friend here arrived, an English girl who speaks a thousand languages ​​including Italian practically perfectly, and who despite now living in Zurich managed to come to the party. Even Eastern Europe was not left out, as one of the friends who came is Bulgarian; she also has a beautiful child, half Italian.
Some other friends were missing, at least a couple of Italians, a German and a Croatian, but overall the real essence of these years in Freiburg was there. The first inevitable observation that can be made concerns the number of Germans = 1. I think this says a lot about the age-old topic of socialising with the Germans. In the end I got to know only a few of them, but really good ones. The other observation is obviously regarding the number of Italians. We don’t make a fuss, we group together, we socialise with other Italians. I have known a lot of Italians here. I was definitely helped by work – the fact that I teach Italian led me to meet other colleagues like me. But among these, and not only, I made some real friends, and this is less taken for granted. In any case, not only with regards to friendship, it’s true that Italians have a tendency to group together – one of those Italo characteristics that a few years ago I would have slightly snobbily steered clear of, but now instead I am grateful, because it gave me the friends and a social life that I would otherwise have dreamed of.
The last reflection regards not so much the nursery but the integration courses. In the end, through these courses to learn this damn Ostrogothic language, I got to know some of the coolest people I met in these years. And I am grateful to the German state, which unintentionally, with its system aimed at integrating foreigners in Germany, made me dive into this parallel world of foreigners in Germany. But it’s better if I don’t start going into politics.

(Thanks to Joanna for the flawless and wonderful translation)
In short, this party was the beginning of the farewells. And it was not a small emotional blow. I’m still here recovering, and thank goodness I have so many things to do that I have no time to be sad at the thought of the beautiful people I met and whom I’m about to say goodbye to. My personal Tower of Babel, full of colours and sounds that I could not imagine or draw, of friendships that I would not have thought possible after the age of 30; of discoveries that I would not have thought could impress me; of affection and ties that I hope, that I am sure, will survive the distance. So I try to convince myself that there is a bright side and that I should not start counting all the people I’m about to say goodbye to, but I should think instead about how lucky I was to have woven this cloth of connections in these few years in Germany. So I hold back the tears of emotion and pack another box. Thanks friends, I would bring you all with me.

6 commenti

Archiviato in cervelli in fuga, cose di mamma, Intimamente, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

6 risposte a “La torre di Babele e di cupcake

  1. francesca

    ti lovvo molto :’)

  2. veronica

    ora, a dire il vero, mancherebbe il tedesco, eh… dimmi un po’ se ha senso, un post in germania senza la traduzione in tedesco!

  3. Ciao Nicla, complimenti per il blog e la scelta di vita!
    Attualmente mi trovo a Boston per un master estivo e prossimo anno, dopo la tesi, mi trasferirò in Germania per una magistrale (“master”) internazionale, tentando di cominciare a parlare il tedesco per poter rimanere lì, metter su famiglia, avere una prospettiva…
    Per tutto questo e anche per lo stile dei tuoi post, non potrò fare a meno di seguire il tuo blog!
    Buona avventura!

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