Di stanchezze, cambiamenti e scatoloni

E finalmente trasloco fu. Dopo tanti preparativi e tante parole e tanti cartoni da riempire, chiudere ed etichettare, il fatidico momento di caricare tutto su un camion arrivò.

Per la precisione sono arrivati 4 lituani da 120 kg l’uno e in poche ore hanno svuotato la casa friburghese, riempita con amore dei nostri ultimi 3 anni di vita. Prima dell’arrivo dei forzuti traslocatori c’erano stati momenti faticosi, concitati ma soprattutto commoventi. Amiche e amici venuti a salutarci, amiche schiavizzate a fare i cartoni, a tenere la bimba mentre io e lui facevamo i cartoni, altre amiche che hanno provveduto a cibarci mentre facevamo i cartoni. Insomma, giornate passate a mettere dentro gli scatoloni gli oggetti della nostra vita tedesca e non. E la domenica prima del trasloco (programmato per mercoledì mattina) abbiamo anche fatto una bella festa di saluto. Un casino bellissimo e piacevole, una mescolanza di lingue pazzesche, il cibo che è bastato a malapena. E poi è iniziato il turbinio degli ultimi due giorni. Alla fine i tizi del trasloco sono arrivati in anticipo di due ore. Panico. C’erano ancora cose in giro da impacchettare. La bimba scorrazzava libera per le stanze mezze vuote seminando scompiglio. Io ero in pigiama e solo dopo 2 ore dal loro arrivo mi sono resa conto che non avevo nemmeno fatto colazione. In compenso ero già uscita 10 volte sotto la pioggia e mi ero fregiata di un tentativo di corruzione della commessa del negozio di cosmetici accanto a casa nostra. L’ho convinta a lasciarci usare uno dei loro parcheggi clienti (per uno dei due camion) in cambio di una bella mancia. Quando le sono piombata in negozio alle 8.30 di mattina, bagnata come un pulcino, con una minacciosa felpa nera pre-maman, i sandali infradito mezzi rotti e un tedesco un po’ approssimativo, ho visto il panico nei suoi occhi. Ma alla fine è stata gentile e comprensiva e non si è nemmeno lamentata di avere un megafurgone piazzato davanti alla vetrina ricolma di balsami ed extension. Le ho lasciato 20 e passa euro nel maialino delle mance, speriamo siano stati proporzionati al disturbo.

Alla velocità della luce abbiamo infilato le ultime cose nei pochi cartoni rimasti, e di questa concitazione last minute ne subiamo ancora le conseguenze, visto che né la stampante né la TV hanno più i rispettivi cavi e tutta un’altra serie di cose risultano mancanti all’appello. Ma per ora il bilancio non è poi così negativo.

Il fatto è, però, che questo trasloco è stato lungo e faticoso. Soprattutto per me e la mia pancia. Per fortuna che tra il carico dei furgoni, la partenza in macchina di babbo e figliola verso l’Italia e il volo per Brighton c’è stato un idilliaco intermezzo a casa di una coppia di amici tedeschi, che con un trattamento da hotel a 5 stelle, ci ha ospitati dopo lo svuotamento della casa. La sera dopo, mentre mia mamma ed io aspettavamo per ore infinite il nostro aereo in ritardo, avrei pagato non so cosa per tornare a casa degli amici tedeschi e godermi qualche altro momento di pace e coccole.

La tensione si è sciolta solo sabato, quando i lituani sono arrivati finalmente a Brighton, in super ritardo per via di un ingorgo autostradale, e dopo aver scaricato i due furgoni ripieni di mobili e cartoni, la mia mamma, Simo ed io ci siamo resi conto che in casa c’era entrato tutto. Sospiro di sollievo gigante.

Già, perché appena il venerdì avevamo messo piede nella casa nuova, tutta ripulita e ritinta di fresco, mamma ed io ci eravamo scambiate uno sguardo complice e sgomento, consapevoli che sarebbe stato moooolto difficile far entrare tutta la nostra roba in questa casa inglese. Già, perché l’affascinante casetta d’epoca, anche detta Maisonette (perché con ingresso indipendente, credo) è sì risistemata nuova di pacca, ma è anche piena di angoli, spigoli, rientranze, prese elettriche a scatolina sporgenti dal muro, termosifoni buttati sui muri alla qualunque, e nonostante sia di ampia metratura, ha ben pochi muri che offrono più di un metro e mezzo di superficie intatta a cui appoggiare un qualunque cazzo di  altro mobile che non sia la libreria Expedit di Ikea.

Il venerdì, quindi, appena entrate in casa, con le nostre belle chiavi con ancora l’etichetta dell’agenzia, ci siamo armate di metro, blocco e penna e tanta pazienza e abbiamo iniziato a buttare giù uno schema di dove mettere i mobili che sarebbero arrivati il giorno dopo. È stato in quel momento che ho ringraziato sentitamente i lituani che, a Friburgo, si erano rifiutati di caricare il nostro mega armadio PAX di 2 metri per 3, dicendo che: 1) non ci sarebbe entrato, a meno di smontarlo pezzetto per pezzetto e 2) col c****o che loro si accollavano lo smontaggio di quel mobile gigante che si vedeva che si sarebbe rotto o sbeccucciato al primo assalto dello svitatore. E così noi, un po’ rassegnati, un po’ già stanchi, un po’ che i lituani, gentilissimi ed educati, erano pur sempre in 4 e da 120 kg l’uno, abbiamo capitolato e ci siamo arresi all’inevitabile: l’armadio rimaneva a Friburgo. MENO MALE. Nella casa di Brighton non ci sarebbe entrato, nemmeno facendolo a pezzi o a coriandoli. Dopo aver digerito questa informazione, mi sono attivata e ho dato fondo alla mia conoscenza IKEA. Già, perché nel corso degli ultimi anni io ho studiato duro e ho conseguito un dottorato in catalogo IKEA, e finalmente ho potuto mettere a frutto le mie profonde e utilissime conoscenze, snocciolando le misure dei vari mobili e giocando a tetris virtuale con mia madre che, blocco e penna alla mano, spostava virtualmente i mobili da un angolo all’altro tentando di incastrare tutto tra uno spigolo di legno stuccato e un camino finto.

Sabato quindi eravamo ferratissime e abbiamo indirizzato le cose nelle varie stanze. Dopo nemmeno mezzora dall’arrivo dei lituani, a questo giro solo due, sono arrivati i graditissimi rinforzi, Simo è spuntato dalla salitona, col suo trolley al seguito, e dopo un caldo benvenuto è stato fagocitato dalla frenesia generale. Da quel momento non ci siamo più fermati, per giorni, e abbiamo sistemato casa ad una velocità impressionante. Ma devo ammettere che sabato sera, coi primi scatoloni aperti e la prima camera praticamente fatta (quella della bimba) abbiamo tirato un sospiro di sollievo gigante.

La cameretta dei sogni,il primo traguardo del nostro duro lavoro

La cameretta dei sogni,il primo traguardo del nostro duro lavoro

Poi il lavoro è proseguito frenetico, e oltre alle cose molto pratiche come sistemare valigie, scatoloni, mobili e vario arredo, ci siamo smaltiti anche un po’ di pratiche burocratiche come l’iscrizione al sistema sanitario per me, la ricerca degli asili per la bimba, i contratti delle utenze ecc.

Ci siamo lanciati nella sperimentazione avanguardista, azzardando addirittura una spesa online, e il lunedì mattina è stato divertentissimo ricevere direttamente a casa la pasta, i pelati e altre amenità, al punto che abbiamo aperto i sacchetti tra gridolini di giubilo. Un po’ di sano provincialismo non guasta mai! Così ho deciso che la spesa online consegnata a casa sarebbe diventata la mia nuova migliore amica inglese per il prossimo, lungo inverno.

E questo mi ha costretta a fare mente locale sulla concretezza di questo grande cambiamento. Casa nuova, paese nuovo, vita nuova e amici nuovi. Ma le premesse, in così pochi giorni a Brighton, mi sono sembrate così buone, che ho deciso di prendere le cose così, come vengono, e di ripensarci ad agosto, quando finalmente torneremo tutti e 3, stabilmente, nello stesso posto, tutti insieme, a scoprire le meraviglie di questo Regno Unito.

Intanto ripenso alla “mia” Friburgo, ai bei momenti che mi ha dato, agli amici che ancora stanno lì, e alla casina che abbiamo lasciato. E un po’ di nostalgia mi assale.

la "mia" casina friburghese che già mi manca

la “mia” casina friburghese che già mi manca

11 commenti

Archiviato in in giro per la Germania e per il mondo, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

11 risposte a “Di stanchezze, cambiamenti e scatoloni

  1. esse

    In bocca al lupo e… se ti puó consolare, tutte le case inglesi sono cosí! :p

  2. Cristina

    buon inizio nel “regno”!! un forte abbraccio da Freiburg

  3. Sax

    Che bello!!!
    Se poi hai voglia di raccontare nel dettaglio come hai sbrigato le pratiche burocratiche…. mi farai felice…
    Da settembre/ottobre, arriverò anche io a Brighton…

    Buon tutto. Ciao😉

  4. Anche nel mio ultimo trasloco gli addetti (non erano lituani ma avevano senza dubbio un aspetto che non ammetteva proteste) sono arrivati 2 ore prima, stavamo ancora dormendo e mio figlio piccolo è caduto dal letto e si è fratturato un braccio. Quindi alla fine mi sono ritrovato io nella casa nuova con una catasta di scatoloni in giro e mia moglie al pronto soccorso in ospedale. Un inizio davvero entusiasmante!

  5. Alla Facoltà di Ikeologia mi hanno insegnato che i mobili IKEA si possono montare una sola volta.
    Non so se il tappetino nella camera della bimba è IKEA, ma il 6 è sicuramente montato al contrario🙂

    P.S.: In bocca al lupo per la nuova vita britannica!

    • In effetti anche a me alla facoltà di Ikeologia (geniale!) mi hanno insegnato la stessa cosa, e in effetti i tizi del trasloco hanno smontato il meno possibile. Il tappetino non è IKEA, per questo non si disgrega, nonostante il 6 al contrario😉
      ps Crepi!!!

  6. Pingback: Di caldo, pance grosse e veleno gratis per Belen | malditestadellimmigrata

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