Volare oh oh

Flying with the baby.

Il volo Pisa-Londra di qualche  giorno fa: un’avventura.

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Una bella famigliola (babbo, mamma incinta di 8 mesi e bimba di 2 anni e mezzo) che dopo settimane di viaggi, separazione, cartoni, traslochi e “vacanze” livornesi, andava, finalmente riunita, nella nuova casa di Brighton, per stabilircisi una volta per tutte e iniziare questa nuova vita britannica. Messa così sembra una cosa romantica. Il rito di passaggio da una fase all’altra della vita. Come quando si parla di romanzo di formazione e poi, detta terra terra, il libro non racconta altro che la storia dell’adolescenza: brufoli, disagio ed esperienze più o meno drammatiche ingigantite dagli ormoni  impazziti.

Ecco, anche per noi è stato così. Grandi aspettative colpite dalla dura realtà.Giorni di preparazione per la bimba, le abbiamo spiegato che saremmo andati in Inghilterra, che avrebbe trovato la sua nuova casa, con la sua nuova camerina, di cui aveva già visto le foto.  Che avremmo viaggiato con l’aereo. Che avremmo trovato presto un nuovo asilo, e un nuovo Spielplatz (playground, o parchino giochi) di fiducia, che avremmo cercato dei nuovi amici e anche una nuova maestra dell’asilo, bella e simpatica come quella di Friburgo. Le abbiamo spiegato che le gente dell’Inghilterra (come la chiama lei) parla una lingua diversa, “l’ingleso” come lo chiama lei, e che presto lo avrebbe imparato anche lei, così come aveva già imparato il tedesco. L’abbiamo rassicurata sul destino dei suoi amici friburghesi, per i quali era molto preoccupata. Infatti ci ha chiesto spesso dove erano finiti, preoccupatissima che la sua assenza da Friburgo avesse fatto sparire tutti quelli che ci stavano. L’abbiamo anche rassicurata sul destino dei due gatti, che dopo lunghe peripezie siamo riusciti a far adottare ad una famiglia tedesca, ma che ufficialmente risultano in vacanza nella Schwarzwald. L’idea che i mici se la spassino al fresco della Foresta Nera sembra averla tranquillizzata. In tutta questa fase di preparazione virtuale al trasferimento concreto, c’è da aggiungerci anche il tentativo di rendere il meno traumatico possibile l’arrivo prossimo della secondogenita.  E anche lì un po’ di preparazione psicologica, ma quella è un’altra storia.

Torniamo al viaggio. Fiaccati dal caldo livornese e provati dagli sforzi culinari, ci siamo messi finalmente sotto coi preparativi.

Intanto c’abbiamo messo un giorno e passa a preparare le valigie. Dopo un mese passato a Livorno, con borse e valigie pensate, fatte e distribuite prima del trasloco internazionale, era inevitabile che ci fosse troppa roba. Così abbiamo cercato di lasciare più cose possibili a Livorno, per la gioia della suocera, che si è ritrovata pacchi di vestitini estivi della bimba (e non solo) stivati in vari angoli della casa. Poi abbiamo cercato di eliminare il superfluo. Peccato che siamo tornati a questo annoso tema, come ai vecchi tempi, per scoprire che tra moglie e marito ci sono visioni del mondo e del bagaglio diametralmente opposte. Per me il pezzetto di parmigiano sottovuoto è un fondamentale, per lui no. Per me i vestitini regalati alle bimbe (duenni e in arrivo) sono graditi e utili, per lui andrebbero evitati. Ovviamente c’è un limite e forse, ora che non viaggiamo più in macchina ma dobbiamo piegarci alle spietate leggi di easyjet, possiamo vedere se per i parenti va bene convertire i regali veri e propri nel controvalore in denaro. Ma talvolta non è molto elegante proporre lo scambio…

Insomma, il volo era martedì, e tra gli ultimi acquisti del sabato, i primi preparativi della domenica e gli impacchettamenti del lunedì, siamo riusciti a raccogliere le varie cose e a contenerle, nello spazio e nel peso previsti dal nostro biglietto aereo. Quindi, facendo un rapido riepilogo, i nostri due giorni di preparativi, oltre a significare un attento lavoro di diplomazia matrimoniale  (un pezzo di parmigiano e un pacco di caffè di quello buono, e lascio i sandali fighi a Livorno) e filiali (questo giochino sì, ma le scarpine da scoglio no), hanno fruttato un certo numero borse e valigie.

Due trolley giganti, con ruote, sui 20 kg e passa l’uno.

Un trolley piccolo, tipico bagaglio a mano, e un trolley mini, di quelli da 2 giorni. Uno zaino e una borsa porta computer. Uno zaino piccolo della bimba. Il passeggino leggero.

Un delirio. Ci sarebbe voluta la dea Kalì per portare tutto in una botta sola.

Così siamo andati di carrello, sia a Pisa che a Gatwick.

La partenza è andata alla grande, siamo stati tutti quanti bravi, io ho controllato la vescica, la bimba pure, il tasso di zuccheri nel sangue mio e della bimba è stato tenuto costante grazie a vari snack. L’imbarco e il decollo sono andati benissimo. La pupa ci ha piazzato pure un bel sonno. Ed è stato quel sonnellino a segnare l’inizio della fine, l’origine di ogni male. Quando è iniziata la fase di atterraggio, lei non aveva finito di dormire. E una volta atterrati, ha continuato più o meno a dormire, e si è svegliata che mica era tanto contenta. Poi il terminal, si sa, è enorme. Cammina cammina, si è stancata ancora. Ma fino a lì, tutto bene. Ancora si teneva ed era gestibile. Al ritiro bagagli, i primi segni di insubordinazione. Ma siamo riusciti (lui è riuscito) a stivare tutti i bagagli in un carrello e io a sedare l’insurrezione con una merendina, e in qualche modo abbiamo raggiunto la stazione dei treni. E lì c’è stato il tracollo. Sonno, fame, stanchezza, noia, uggia, tutto insieme, sommati ai primi segni di nervosismo nostro, hanno provocato una delle crisi di pianto più potenti che si siano registrate negli ultimi tempi. Il massimo della potenza della bizza è ovviamente culminato nel momento di massimo casino del trasferimento, e cioè appena giunti alla barriera di accesso ai treni, punto di non ritorno in cui si è obbligati a lasciare il carrello portabagagli e ci si deve lanciare, coi bagagli, la bimba, e il passeggino, oltre alle barriere automatiche, ricordandosi anche di ritirare il biglietto, che poi sennò non esci più dal binario quando arrivi a destinazione.

Non ricordo bene tutti i passaggi, ma so che in qualche modo siamo riusciti a prendere il treno, e lì le sorti della giornata hanno iniziato a risollevarsi. Seduta per bene in treno, rifocillata e tranquillizzata nel vederci più sereni, si è calmata anche lei e si è goduta il viaggio, guardando fuori dal finestrino, nel tentativo di carpire qualche immagine di questa tanto famigerata “Inghilterra”.

Gli ultimi trasferimenti sono andati lisci e l’arrivo nella casa nuova è stato un successo. Babbo e figliola hanno apprezzato la casa nuova, tutta sistemata dalla sottoscritta (e madre e Simo) un mesetto fa. Urla di giubilo per la cameretta nuova, con tutti i giochini e le cosine già messe al loro posto e il letto già fatto con le sue lenzuola preferite coi gufi. Grande soddisfazione per la disposizione dei mobili e per il lavoro fatto. Così ci siamo rilassati e goduti questi primi momenti di una nuova dimensione familiare. Stanchi e contenti di iniziare questa nuova vita tutti insieme.

Forse un po’ prosaico, ma è stato comunque un gran bel rito di passaggio.

E la prossima volta micro bagaglio e pacchetti di cibo a go go😉

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Archiviato in cervelli in fuga, cose di mamma, in giro per il Regno Unito e per il mondo, in giro per la Germania e per il mondo, riflessioni (finto profonde) a caso

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