Interrogazioni di una madre migrante

Eccoci qui, belli e sistemati in UK, nella bella Brighton che nelle ultime 3 settimane ci ha regalato un tempo bellissimo. Cosa che ha facilitato il buon umore e l’integrazione.

Ma il sole, la temperatura mite e il verso, così familiare, dei gabbiani, non sono stati sufficienti a fermare qualche paranoia. Si tratta soprattutto di paranoie da madre.

Esplorando Brighton with the baby

Esplorando Brighton with the baby

Sono fermamente convinta che ci sia un qualche meccanismo biologico perverso per cui, nel momento in cui si diventa mamme, contemporaneamente si genera un sentimento nuovo che è insieme paranoia, peso della responsabilità, senso di ansia di varia forza e spessore. Magari è una cosa mia, tutta personale, e alle altre mamme non è successa, in ogni caso, al di là del profilo caratteriale o dell’attitudine che potevo aver prima,  nel momento in cui è nata la bimba, questo mio nuovo lato si è fatto avanti con forza e mi sono ritrovata a scavare in fondi di paranoia che non credevo di poter avere.

E questo era il preambolo. Il succo vero è che mi interrogo. Mi interrogo tanto e spesso sulle conseguenze che le mie (nostre) scelte di adulti hanno sulla vita di mia figlia. Delle mie figlie. Ma la seconda, di figlia, è ancora in lavorazione, e quando uscirà fuori dalla pancia (unica espressione ormai concessa, dalla prima figlia, a casa nostra) sarà già qui in Gran Bretagna e comunque sarà così piccola da avere ancora diversi mesi di beata incoscienza. Quindi mi concentro sulla prima figlia, nata da genitori italiani in terra tedesca, cittadina italiana, cresciuta per i primi due anni e mezzo in Germania, ma con fortissime radici italiane. Nei suoi primi due anni di vita posso dire che c’è stata un’esposizione all’italianità forse leggermente maggiore rispetto alla tedeschità, ma tutto sommato un bel miscuglio. Non mi è mai parsa turbata da questa cosa. Presto ha iniziato a collocare posti, persone e lingue in caselle tutte sue, avendo quasi sempre ben chiara questa differenza, non solo spaziale, tra Friburgo e Livorno. Ho osservato questo processo e mi sono sentita tutto sommato tranquilla, perché la bimba, in tutto questo tempo, è sempre stata serena. Parlava bene in italiano, se la cavava col tedesco, all’asilo tedesco ci andava volentieri e non mi sembrava avere grossi problemi di relazione o di comunicazione con gli altri bimbi, sia tedeschi, che italiani che di altre nazionalità. Questo non toglie che qualche paranoia io me la sia fatta comunque. Farò bene a parlarle solo italiano? Farò bene a fare questo, quello, a farlo così? Ma qui si torna alla storia di prima, a questo microchip sottopelle che evidentemente viene iniettato al momento del parto per generare ansia nelle madri.

Ora che ci siamo trasferiti nel Regno Unito, beh, la questione si è fatta più spinosa. A parole e razionalmente sapevo, sapevamo, che ci sarebbe stato un primo periodo di assestamento, di inserimento in questo nuovo contesto. A parole, appunto. E razionalmente. Il punto è che poi le cose inizi a viverle, sulla pelle, nelle emozioni, e la preparazione mentale magari aiuta, ma magari non aiuta e queste emozioni e questi sentimenti ti travolgono e ti colpiscono.

Non avevo mai provato un senso di tenerezza, protezione e voglia di difendere la mia bimba come in questi ultimi giorni. Vorrei  poterle evitare dispiaceri e traumi e renderle questa transizione il più dolce possibile. E mi rendo conto che è impossibile, che i miei poteri, in questo senso, sono limitati. Che posso cercare di essere calma, tranquilla e serena e trasmetterle queste cose, ma non posso fare molto altro. Ormai lei ha una sua vita, una sua personalità, fa le sue esperienze e io posso intervenire solo su certi aspetti. Non posso iniettarle la lingua inglese sotto pelle. Ci vuole tempo, a me sembra non passare mai, tra qualche mese saremo a posto, ma intanto mi si stringe il cuore a vedere che capisce pochissimo o nulla all’asilo e al parco giochi. Posso scegliere l’asilo che mi sembra migliore, ma non posso proteggerla da quel senso di spaesamento che compare nei suoi occhioni scuri quando mi guarda andare via dal cancello dell’asilo. Posso spiegarle le cose che farà all’asilo e cercare di insistere su alcune parole chiave, perché possa avere un minimo di consapevolezza di quello che succede mentre è lì da sola, senza la mia mediazione, ma non posso interagire io al suo posto. Deve sbrigarsela da sola. E lo so che è naturale, che col tempo le cose funzioneranno sempre meglio e che ci vuole semplicemente una pazienza infinita (mia e sua), ma qualche punturina all’anima mi arriva lo stesso. Alla fine non è che tutti i bimbi devono passare da così tanti cambiamenti, così mi sento leggermente in colpa. Ma solo leggermente. Perché poi lei, secondo me, sta molto meglio di quello che penso io. La vedo allegra, dopo tre volte all’asilo sembra già molto più a suo agio, prova a produrre un inglese tutto suo e parla lo stesso a chiunque, usando l’italiano e poi burlandosi, con me, di “questi qui che non capiscono nemmeno l’italiano, hai visto mamma che buffi?”. Racconta a tutti che vive in “l’Inghilterra”, nella sua casa nuova che non è più a Freiburg, che ci sono i gabbiani e che i bimbi del parco giochi non capiscono molto, visto che non parlano nemmeno l’italiano. Ha mostrato entusiasmo per tutte le novità del posto, per le passeggiate, il mare, un po’ meno per il cibo dell’asilo😉 In generale sembra averla presa molto bene. E contemporaneamente deve anche digerire quella mia bella pancia grande, che le ruba un po’ dell’attenzione dei genitori, ancora inconsapevole di quanto scombussolamento ci sarà quando la pancia andrà via e comparirà una bella bimba nuova di zecca.

Per questo mi interrogo. Questo momento della sua vita, tutto quello che sta vivendo, provando, sentendo, sperimentando, soffrendo e godendo, è una diretta conseguenza delle scelte che i suoi genitori hanno fatto, anche per lei. Sarà banale, ma mai come ora mi appare concreto e toccabile con mano. E allo stesso tempo, mai come ora, mi pare così evidente che la sua vita abbia già preso una sua via indipendente. Lo so che dirlo di una bimba di due anni e mezzo sembra assurdo, ma è così in un modo travolgente. Ed è travolgente soprattutto per la mamma della bimba. Perché questo doppio filo, intrecciato e allo stesso tempo in contraddizione con se stesso, è qualcosa che non avrei mai pensato di conoscere. Un filo che mi lega a lei, che la rende dipendente da me e viceversa, che mi rende responsabile della sua cura, del suo benessere, della sua vita, e un altro filo, che lega lei alla sua vita, che la rende indipendente da me e viceversa, che la rende se stessa, nel mondo, a prescindere da quello che faccio o che provo io. Per le altre mamme forse non dirò niente di nuovo. Ed è forse un dettaglio il fatto che questi pensieri si siano materializzati in modo così prepotente proprio adesso, dopo questo trasferimento, dopo una prima parte della sua vita già un po’ diversa da quella di altri bimbi. Perché forse queste considerazioni sono comuni, solo che per me sono amplificate da questo contesto straniero, in cui ho la possibilità di vedere la mia bimba muoversi in mondo nuovo, scoprire cose nuove, affrontare situazioni, anche difficili, potendo contare essenzialmente su se stessa.

Avremo fatto bene? Io ne sono convinta, questo cambiamento di paese e questa nuova sistemazione sono stati il frutto di una scelta ponderata, ma non si può controllare tutto. Così la speranza è che siano scelte che porteranno a un futuro buono per lei (e per l’altra), che porteranno cose buone per noi. E poi, ormai il sasso è lanciato e non si può ritirare la mano. Io mi godo il fatto che, passando dal tedesco all’inglese, il mio mal di testa da immigrata sia un po’ diminuito, e che passando dal verde smagliante della Foresta Nera ai colori azzurri e agli odori vividi del mare, mi sento più a casa. Son piccole cose, ma ci sono giornate in cui fanno la differenza.

Intanto la mia bimba oggi si è sciroppata il suo terzo giorno di asilo e tra poco avrò il suo verdetto su questa ennesima prova di resistenza e sopravvivenza a cui l’ho sottoposta. Speriamo che sia un verdetto come quello di ieri: non voleva andar via dall’asilo, ha fatto pace con il maestro che secondo lei era brutto perché le parlava solo inglese, l’ho trovata che cantava e ballava in mezzo ad altri bimbi, siamo tornate a casa, tutte allegre, con lei che mi raccontava, divertita, di quanto fosse cattivo quel pesce che volevano farle mangiare all’asilo – peccato che non ci fosse nessun pesce ieri, ma un’insalata di patate😉 Ma per i dettagli sulle esperienze culinarie, mi riservo un nuovo post dedicato.

Buona migrazione a tutti e buone paranoie a tutte le mamme!

16 commenti

Archiviato in cervelli in fuga, cose di mamma, in giro per il Regno Unito e per il mondo, Intimamente, riflessioni (finto profonde) a caso

16 risposte a “Interrogazioni di una madre migrante

  1. bia

    Mi hai commosso parecchio! Non sono mamma, sono zia, che è ben diverso, ma sono la sorella di una mamma e… quante volte vorrei toglierle o alleviarle quel peso, quella paura, quel senso di responsabilità senza fondo che ha.
    Tanta ammirazione… per te, che secondo me sei una mamma egregia, per tutti i pensieri e le scelte lungimiranti che stai facendo.

  2. Da grande vi ringrazierà non solo perché sarà bilingue (in parte trilingue perché qualcosa del tedesco le sarà rimasto) ma anche perché avrà una forza e una capacità di superare gli ostacoli che difficilmente gli altri avranno sviluppato.
    Insomma, per dirla alla livornese: “leverà il fumo alle stiacciate”.
    Goditi mare, gabbiani e pancia! E abbatti la paranoia con un bel carrot cake!😉

  3. Anonimo

    buono il carrot cake, lo voglio pure io. per quanto riguarda le ansie, io sono più semplice. ha la febbre? ora muore. dorme cinque ore filate al pomeriggio? ecco, è morto. ride come un matto e salta sul letto? ha sofferto troppo stamane all’asilo, starà fingendo. e così via…

  4. secondo me queste esperienze e questi cambi potranno anche provocare nella tua bimba qualche frustrazione, ma sono convinto che la ricchezza che cìè in questo doversi adattare e ricominciare ogni volta da zero la possano aiutare un sacco da grande…ne sono sicuro…non è detto per niente che le certezze aiutino a diventare grandi…anzi…

  5. Cristina

    Ciao Nicla, grazie per il tuo “bericht”! Mi colpisce molto la positività e lo spirito con cui affronti le situazioni, ti auguro di essere sempre positiva e di trasmettere questo tuo entusiasmo alle bimbe! Un bacione dall’italia, domani rientro a freiburg, ho già provveduto all’ acquisto di analgesici per combattere il mal di testa…

  6. Nicla, il problema non è che i tuoi bambini si adatteranno all’inghilterra, perchè lo faranno senza problemi, quanto TUO, se ti adatterai ad avere dei bambini inglesi invece che italiani..

    • Chissà se davvero saranno inglesi, le mie bimbe. Io non credo che questa cosa dell’identità sia così semplice. Loro non saranno mai al 100% inglesi o italiane, il punto è se riusciremo, come famiglia, a far vivere loro questa cosa come ricchezza, piuttosto che come un disagio.

  7. Maria B.

    Leggendo il tuo post mi sono perfettamente ritrovata e ti capisco! Sono emigrata in Germania quando mio figlio aveva un anno e mezzo ed era abituato a stare praticamente tutto il giorno e tutti i giorni (io lavoravo full time) con una tata che lo adorava, in una casa meravigliosa, con una famiglia praticamente dedicata a lui, che gli voleva bene come dei parenti, tanto che sono venuti diverse volte in Germani per vederlo! Io mi sono sentita una spina nel cuore nel portarlo via da quella realta’ e iniziare un faticoso adattamento qui, in una nuova casa, nuovo paese, nuova lingua e soprattutto un lunghissimo inserimento all’asilo, che mio figlio ha disperatamente respinto per almeno 6 mesi (non scherzo) in cui lo portavamo al mattino e piangeva disperato! E’ stato tremendo e ancora oggi mi chiedo se ho fatto la scelta giusta e non siamo stati egoisti, perche’ per lui e’ stato decisamente piu’ difficile. Inoltre adesso dopo un anno e mezzo che siamo qui, rifiuta ancora il tedesco, praticamente non dice nulla neanche all’asilo, e mi chiedo se sia normale…Senti ti posso chiedere qualche domanda in privato? Ho bisogno di qualche consiglio da chi e’ piu esperto. Se ti fa piacere il mio indirizzo e’ mariaboux@gmail.com. Grazie!

    • I cambiamenti purtroppo non hanno lo stesso impatto su tutti, è una cosa di cui ho discusso anche con altre mamme, e la sensibilità, nostra e dei nostri bimbi, ha tante gradazioni. Dopo questo post/sfogo ho ricevuto tanti commenti, qui e su fb, e quasi tutti erano di incoraggiamento, perché in molti sono convinti che il cambiamento, le nuove situazioni, l’esposizione a culture diverse siano una ricchezza di esperienze che porterà frutti buoni e duraturi, un carattere più forte e un’apertura mentale più grande. Io non ho la palla di vetro per sapere se è vero, e ho anche feedback diversi, di chi invece ha vissuto con dolore ogni cambiamento e trasformazione. Quindi chissà come si fa a dire se siamo state egoiste o se abbiamo fatto la scelta giusta? Non è possibile dirlo a priori…ma il tuo istinto, sono sicura, qualche suggerimento te lo dà! In bocca al lupo per tutto (ti ho scritto in privato). Ciao

  8. Ciao Nicla, ti ho scoperta tramite il gruppo expat blog e questa scoperta mi e’ piaciuta un sacco! Stavo scorrendo il tuo blog cercando di capire un po’ di piu’ la tua storia e mi sono soffermata su questo posto che mi ha fatto piangere. Piangere perche’ sto per vivere quello che hai vissuto tu l’anno scorso, un trasferiemento in un nuovo paese, una nuova lingua per i miei bambini che so gia’ che avranno paura, che si sentiranno persi e, come dici tu, non ci sara’ la mamma in quelle ore di scuola a sostenerli e a mediare. So che andra’ bene, so che ce la faranno e so che questa esperienza di vita li fara’ crescere, ma in me c’e’ un po’ di paura. I prossimi mesi saranno intensi e mi sa che capitero’ di nuovo a leggere la tua storia!
    Ciao!

    • Ciao Mamma lontana lontana, spero che i prossimi mesi vadano bene, sia per te che per i tuoi bimbi. Capisco benissimo la sensazione di preoccupazione e impotenza, m a spero di poterti rassicurare, c’è una luce in fondo al tunnel, le cose migliorano e i bimbi hanno una capacità di adattamento eccezionale, più di noi😉 Ti auguro tutto il meglio, in bocca al lupo

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