Piccole buongustaie crescono – lasagne dell’asilo vs. lasagne di mamma

Tesorodimamma che mangia giusto 2 cozze

Tesorodimamma che mangia giusto due cozze due

Prima o poi ci sarei arrivata, lo sapevo, il post culinario, anche da Brighton, è d’obbligo.

Lo spunto per qualche considerazione in merito me lo sta dando, tanto per cambiare, la mia piccola bimba. In questi giorni di grandi cambiamenti, città nuova, stato nuovo, lingua nuova, casa nuova, vita nuova, affronta i primi contatti con il nuovo asilo e anche con il cibo indigeno.

Nonostante i miei dubbi atavici sul cibo di qui (da brava italiana prevenuta) ho deciso di essere pragmatica e di provare a prenotare il “lunch” offerto dell’asilo, nella speranza che alla bimba piaccia e che nei prossimi mesi, che si preannunciano belli pieni, io possa avere un pensiero in meno e non debba aver tutti i giorni il pranzo pronto per la piccola (alla quale già diamo una bella e sostanziosa colazione “in the box”).

Così è partita la scommessa del pranzo dell’asilo e da quando ha iniziato ad andarci, sono anche iniziate le risate ad ogni sua uscita.

Affisso al cancello della nursery c’è un menu che racconta i piatti delle prossime 3 settimane, e a vederli scritti, quei piatti, non sembrano neanche male: lasagne con funghi e contorno di purè di verdure, sformato di pesce (fish pie, si tradurrà così?) coi piselli e così via.

Il primo giorno, uscita dall’asilo, mi racconta cosa ha fatto, cosa è successo e alla mia domanda sul pranzo mi risponde serafica:

  • non lo abbiamo fatto il pranzo, mamma!
  • Mi stupisco un po’ e riprovo: ma come, ma non c’erano le lasagne?
  • E lei: ah, quelle… ma non erano mica lasagne, mamma, erano verdi, e poi erano bleah, e poi erano pochine…non era pranzo quello!

Incasso il colpo, visto che in effetti la maestra mi aveva detto che non aveva toccato quasi niente, ma che in compenso aveva finito di svuotare il suo lunchbox dove c’erano le cose della colazione/merenda, che si solito viene consumata nella prima parte della mattinata. Arrivata a casa, poi, dopo circa 3 quarti d’ora, ha avuto il coraggio di farsi fuori tre (dico 3) piatti colmi di riso col pomodoro. Tesorodimamma.

Devo confessare che il giorno dopo, punta sull’orgoglio italico, mi sono messa a cucinare come una pazza e ho sfornato lasagne di vario tipo, vegetariane e classiche, e ho gongolato quando poi lei mi ha detto che “queste sì che sono buone, di lasagne, mamma, no come quelle dell’asilo che sono bleah e non sembrano lasagne”. Ma quanto le avrò voluto bene?😉

I racconti si susseguono giorno dopo giorno, sempre più esilaranti: la volta della cheesy pasta, di cui ne aveva mangiata solo mezza, solo la pasta, lasciando la parte gialla, il formaggio. E al mio interrogatorio di routine (già impostato sulla base delle informazioni ricevute dalle maestre) lei aveva risposto che aveva mangiato la pappa dell’asilo, sì, ma solo la roba bianca che stava sotto (la pasta), ma  non la roba gialla appiccicosa che stava incollata sopra (il formaggio fuso) e che no, non c’era nessuna pasta in quella pappa, solo della roba bianca e della roba gialla! Sono morta dalle risate.

Un giorno invece me l’hanno restituita tutta impiastricciata e con un odore addosso che credo fosse lo stesso di “capitanfindus” dopo una traversata oceanica, e mi sono beata del fatto che avesse mangiato tutto, ma proprio tutto, un’intera porzione di fish pie col contorno di piselli. Lei era molto orgogliosa di aver mangiato la pappa dell’asilo, e mi ha raccontato con entusiasmo di aver finito tutta la porzione, era davvero soddisfatta. Ma alla mia domanda su cosa di preciso avesse mangiato, non ha saputo rispondermi. Allora ho provato a chiedere se il pescino era buono. E lei, stupita: ma mamma, mica abbiamo mangiato il pesce oggi, abbiamo mangiato una pappa arancione e i piselli. Andiamo bene, ho pensato, proprio bene!

Il culmine lo abbiamo raggiunto venerdì: la maestra mi informa che la bimba non ha toccato proprio nulla del pranzo, ma nulla, e che forse, visto che è intatto, posso impacchettarmelo e portarlo a casa, che magari se lo mangia dopo. Cerco di nascondere un’espressione dubbiosa, ma con scarso successo, e diplomaticamente osservo il piatto che la volenterosa maestra mi porge.

Un piattino piccolo piccolo, con un pugnetto di riso giallino e una specie di tacos ripieno di qualche verdura cotta dal colore indefinito. E penso contemporaneamente che:

  • ci credo che la bimba quando torna a casa mi svuota il frigo, se quelle sono le porzioni standard del pranzo
  • ci credo che la bimba, senza nemmeno provarla, abbia rifiutato di provare quella pappa, visto che nel suo colore grigiastro non era molto invitante (anche se di solito fa pochissime storie e prova di tutto, anche roba esotica)
  • ci credo che il cibo italiano, coi suoi colori e i suoi profumi, all’estero vada tanto di moda

Ho pensato altre cose, probabilmente, ma non me le ricordo tutte tutte. Fatto sta che ho gentilmente rifiutato l’offerta della maestra e quindi me la sono svignata con la bimba.

L’esperimento, quindi, per ora, è riuscito solo a metà. Ha mangiato il pranzo dell’asilo più o meno una volta su due, e considerando che di solito spolvera di tutto senza tante store, non è un gran successo. Se ripenso alle sue performance estive, scorpacciate senza fine di pasta, gnocchi, zuppetta di cozze, cozze ripiene, vongole, polpo cucinato in vari modi, e riso mare, fritto misto, spiedini di pesce e le altre meraviglie che tra suocera, mamma, nonna, e ristoranti e parenti vari si è, anzi ci siamo mangiate, un po’ mi dispiace che adesso ci sia questa battuta d’arresto dovuta all’esperimento asilo. Ma forse ha solo bisogno di un po’ di tempo per abituarsi, oppure tra qualche settimana correrò ai ripari e inizierò a mandarle il pranzo fatto in casa. Di certo non sono preoccupata che muoia di fame, visto che continua a mantenere degli standard di porzioni praticamente da adulta.

Sono solo curiosa di sapere se questa cosa dei pasti “bleah”, come li chiama lei, è tipica della mensa dell’asilo (che voglio dire, difficilmente le mense delle scuole son famose per esser buone, pure in Italia) o se è proprio un problema del cibo di qui. Perché se proprio vogliamo essere sinceri, io sono assai ignorante, e neanche sotto tortura saprei dire quali sono i piatti tipici del sud dell’Inghilterra e tanto meno quali sono i piatti nazionali. Quindi forse è meglio se intanto mi documento e soprattutto sperimento un po’, e poi magari riuscirò a far provare qualcosa di tipico, buono, alla mia bimba, per farla ricredere in almeno una delle sue convinzioni su “l’Inghilterra”: il cibo de “l’Inghilterra, mamma, è bleah.

Sulle altre convinzioni maturate finora, e cioè che l’Inghilterra è faticosa (stiamo in una strada davvero in salita), che il tempo fa un po’ bello ma anche un po’ brutto e che i gabbiani sono grossi e fanno un po’ paura, beh, credo di poter far molto poco, perché ha proprio ragione!

6 commenti

Archiviato in cose di mamma, il gioco delle differenze, in giro per il Regno Unito e per il mondo

6 risposte a “Piccole buongustaie crescono – lasagne dell’asilo vs. lasagne di mamma

  1. Tati

    io detesto cucinare, e chiudo un occhio anzi due sul fatto che a mia figlia all’asilo diano i wurstel (non il massimo della salute! ma siamo in germania..)
    però la vostra mensa: che angoscia…!
    mi ricorda quando andavo a scuola io (in italia): la carne piena di nervi, la pasta era un blocco incollato bianco- solo che a noi obbligavano a mangiare tutto- una bambina passava l’intervallo senza potersi alzare da tavola “non puoi andare a giocare finchè non hai finito”, un’altra metteva in bocca e andava in bagno a sputare finchè il piatto non era vuoto, io nascondevo sotto il tovagliolo-
    ipiuttosto che immaginare mia figlia seduta davanti a un piatto puzzolente, ma affamata, che aspetta di tornare a casa per poter mangiare, e le maestre che pensano che rifiuta il cibo per qualche problema psicologico (vai a sapere!) le cucinerei sicuramente il pranzo da casa!
    lo ammetto: per nutrire mia figlia in modo decente, per far vedere che NON E’ inappetente… ma anche per sbattere in faccia alle maestre com’è un vero piatto di lasagne, cacchio!!🙂

    • Io invece della mensa dell’asilo ho pochissimi ricordi, tipo il riso al latte, che mi piaceva molto, e poco altro. Io ho scelto questa cosa del pranzo offerto dell’asilo perché ho pensato che, con la seconda bimba in arrivo, sarà difficile poter preparare tutti i giorni sia la merenda che il pranzo per quella grande, ma ora vedrò come procede, al massimo la farò mangiare con me alle 13 quando esce dall’asilo. E comunque in tutto questo qualcosa di tedesco le è rimasto, perché la sua merenda preferita è rimasta la Bretzel😉

      • Tati

        ma certo, avrei provato così anche io!
        con due bambini bisogna pensarle tutte-
        Io sono già in grande sbattimento perchè tra poche settimane mio marito finisce il congedo parentale e dovrò andare IO ogni giorno a riprendere la grande all’asilo alle 3… CON la piccola di due mesi, e QUALSIASI condizione meteo😦

  2. Lucia

    Come al solito é belissimo leggerti Nicla! Brava!
    Si, noi italiani abbiamo un vantaggio/svantaggio in cucina. Vantaggio perché mangiamo senza dubbio cose buone. Svantaggio perché, non saremo mai soddisfatti di mangiare altrove. Secondo me però fa molto bene imparare da subito a non essere troppo difficili. Saretta stringi i denti e vedrai che anche la roba gialla appiccicosa ti sfama e da enrgia per giocare, pensa che fortuna almeno tu di sera e d’estate hai i manicaretti della mamma e della nonna!!! Un abbraccio a voi tre (quasi quattro!)

    • Eh, Lucia, grazie per l’incoraggiamento! Che piacere sapere che segui le avventure mie e di Sara da un altro angolo di Europa. Purtroppo l’esperimento “cibo dell’asilo” non funziona proprio e mi sa che dovrò disdire…Intanto però stiamo cercando di farle provare qualche altra cosa tipica di qui, per vedere se si adegua😉 Un abbraccio anche a te!

  3. deh ma piccina, ha ragione. Se l’hai abituata a forza di zuppetta di cozze e vongole di Livorno tutta l’estate come fai a convincerla a mangiare la roba della mensa di Brighton! bleh.

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