Niente panico, forse sono solo ormoni che migrano

Si ricomincia. Punto e a capo. E come sempre ci sono tante domande (ma va?). Sai che novità. Eppure ci sono dei momenti in cui mi rendo conto in modo cosciente di quello sto vivendo. Mi spiego meglio. Delle volte si passa per dei cambiamenti epocali, per delle trasformazioni della vita, e nemmeno ce ne rendiamo conto, e altre volte c’è questa bizzarra consapevolezza di essere nel bel mezzo di un momento fondamentale, di quelli che cambierà tutto.

E così mi sento ora. Nel mezzo di un grande cambiamento. In un riassetto globale della mia vita. Basterebbe già il fatto di essere alla vigilia del diventare mamma per la seconda volta. Tutti mi dicono che poi niente sarà come prima. Già è stato così quando è nata la prima bimba. Mi è passato un treno addosso e tutto è cambiato, nel bene e nel male. E lo rifarei altre mille volte, di prendere quel treno addosso. E adesso so che arriverà un altro treno, ma non so come sarà. Perché l’impatto non potrà essere come il primo. Le implicazioni sono altre. Non si tratta più di essere risucchiati dal vortice dei bisogni di una neonata, ma di sopravvivere a quel vortice e contemporaneamente stare dietro a quella bimba che neonata non lo è più, cercando un equilibrio che non so neanche se esista.

E questo già mi pare un bel po’ da digerire. Ma l0 hanno fatto milioni di bi-mamme, sopravvivendo con più o meno successo, ma comunque sopravvivendo, quindi mi tranquillizzo e mi adeguo ai costumi locali “Keep calm and carry on”. E sono sicura che sarà bellissimo, sfiancante, ma bellissimo.

Mantieni la calma e va' avanti - Immagine tratta dal web

Mantieni la calma e va’ avanti – Immagine tratta dal web

Poi c’è il fatto che questa nuova bimba arriverà e io sarò qui a Brighton. Non altrove, ma proprio a Brighton. Città che mi ospita da poco più di un mese, che conosco poco e da poco. Che già mi ha dato un caldo benvenuto e offerto le prime conoscenze. Ma che è comunque un posto nuovo per me, magari non alieno, ma non è certo la rassicurante Friburgo, con la rete di amicizie e paracaduti costruita in quasi quattro anni. Col suo verde lussureggiante, le strade piane e le piste ciclabili. Con i suoi profili urbani familiari e le cose a portata di mano, come tutte le cose che ormai conosci. E così sperimento un fenomeno che non credevo possibile, un intricato sistema di scatole cinesi piene di nostalgie.

Quando stavo a Friburgo avevo nostalgia di Livorno, e viceversa. Poi negli ultimi mesi ero tutta proiettata verso l’ignoto futuro brightoniano, e cercavo di immaginarmi come sarebbe stata la vita in UK. E ora, eccomi qui, una scatolina con le nostalgie friburghesi e una scatolina con le nostalgie livornesi.

Belle piene e dense di sentimenti contrastanti. E di voglie assurde, alimentari, come il pane coi semini di zucca (Friburgo) e la schiacciata e la torta (Livorno).

Torta (di ceci)- immagine tratta dal web

Torta (di ceci)- immagine tratta dal web

Kürbiskern brotchen - panino ai semi di zucca

Kürbiskern brotchen – panino ai semi di zucca

schiacciata

schiacciata

E di voglie altre, familiari e di amicizia (Livorno e Friburgo). Alimentate anche da una buona dose di ormoni impazziti. Sollecitate da questo sentimento di aspettativa ed eccitazione che precede l’arrivo imminente di una nuova bimba. Difficile distinguere la nostalgia dalla suggestione e dall’ipersensibilità gestazionale. In tutto questo, una grande voglia di mamma. E la consolante certezza che a giorni arriverà a darmi-ci una mano e a coccolarmi.

E nonostante ci siano già tante cose a cui pensare, ho altri tarli che minano la mia serenità. Una condizione nuova, lavorativamente parlando, con la quale devo fare i conti, non ora, ma che comunque un po’ mi assilla. Torno un po’ indietro, ad una vecchia questione sui cervelli in fuga e sulle casalinghe disperate, che mi sta molto a cuore. Il fatto di aver seguito qualcuno, seppur attivamente, ogni tanto esce fuori. Perché alla fine qui e adesso, un divario si è creato. Anche se le scelte sono state condivise, prese insieme, se i passi sono stati fatti di comune accordo, alla fine si è creata una situazione diversa per noi due, perché il contratto trainante, a questo giro, era il suo. Si tratta di un dato di fatto che io possa insegnare l’italiano come lingua straniera un po’ ovunque, e su questo ci siamo regolati di conseguenza. Ed è un dato di fatto che io sia donna. E il mio essere biologicamente donna, incinta, è uno dei fattori che ha contribuito a questa diversità. Così siamo in due ad aspettare questa seconda bimba, e siamo in due ad avere una prima bimba, splendida. E però lui è nel fiore della sua carriera e sprizza felicità per questo. Si gode questo momento, che a vederlo dal mio punto di vista è davvero bello. E io ne sono felice. Ma sono anche estremamente panciuta e spesso arenata sul divano. Così in certi momenti mi crolla la stanchezza addosso, al pensiero che invece io devo ancora iniziare a ricostruire tutto. E anche se so che le basi sono solide, che le esperienze e la professionalità acquisite in Germania, e prima ancora in Italia, sono un capitale prezioso, che si tratta solo di tempo e che non è il caso di mettersi a fare colloqui di lavoro alla trentanovesima settimana di gravidanza, ecco, anche se so tutto questo, non riesco a fare a meno di pensarci. Perché,a parte che dovrò lavorare, questo è certo, questo lavoro mi piace proprio. E già mi manca un po’. E quando la bimba era piccola, è stato bello ritornare a fare lezione, parlare di nuovo con gente adulta, riprendere contatto col mondo di prima, ricollocare me stessa in una cornice professionale e non solo familiare. Toccare con mano la concretezza della vita al di fuori dell’essere mamma. In qualche modo mi sono sentita rassicurata e ridimensionata di nuovo dentro una me stessa simile a quella di prima della maternità, che conoscevo meglio. Così adesso temo un po’ questo fatto di essere fuori da questo contesto. Prima o poi lo ritroverò, lo potrò ricostruire, ma, appunto, sarà un nuovo inizio e non un rientro in un ambiente che già mi è familiare, in cui la mia posizione e le mie competenze sono già riconosciute, ma sarà un luogo in cui dovrò cominciare un lavoro e “dimostrare” le mie competenze e creare la mia posizione. In cui niente sarà scontato. Devo confessare che un po’ questa cosa mi spaventa.

Ma nonostante mi spaventi, mi adeguo e seguo altre perle della saggezza britannica e quindi “Niente panico!!!”

Immagine tratta dal web

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5 commenti

Archiviato in cervelli in fuga, cose di mamma, differenze di genere, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

5 risposte a “Niente panico, forse sono solo ormoni che migrano

  1. Anne

    Coao Nicla,
    Non preoccuparti! Non devi mica cambiare mondo, si cambia da solo!
    Devi solamente superare o meglio padroneggiare ogni giorno. Chi vivrà vedrà;-)

  2. acasadiclumsy

    Che bello rileggerti e, soprattutto, che bello sapere che sarai prestissimo mamma! Pur non avendo mai cambiato città, anche a me è successo spessissimo di cambiare lavoro ed è stata sempre una faticaccia. Ma questa cosa mi ha indubbiamente arricchita e fortificata. Una cosa alla vola, prima la (le) bimba(e) e poi si vedrà. Questo è uno dei momenti più belli e indimenticabili della tua vita. Pensa solo al presente. Good luck!

  3. Pingback: Ansia da prestazione | malditestadellimmigrata

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