Dell’allattamento e di altri demoni

Mi sa che ‘sto blog diventerà un mommy blog di questo passo, ma non riesco proprio a fare a meno di impantanarmi sulla questione dell’allattamento.

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Qualche giorno fa, trascinata dal link sulla bacheca facebook di un’amica neomamma, sono finita a leggere un post sull’allattamento. Latte versato. Mi è piaciuto molto, l’ho trovato sincero e in accordo col mio pensiero e così l’ho condiviso a mia volta. E ho taggato due amiche britoniane con le quali ho più volte scambiato idee ed emozioni su questa cosa dell’allattamento. E nel giro di poche ore la mia bacheca facebook è diventata una tribuna di dibattito/sfogo.  Tante altre mamme si sono ritrovate in quel post e hanno detto la loro o semplicemente condiviso la loro personale esperienza. E così mi sono trovata a fare i conti con questo “mostro” dell’allattamento. I conti con me stessa. E a ripensare alle emozioni e ai pensieri che mi attraversavano la testa nelle primissime settimane di vita delle mie bimbe, spesso riflessi nei fiumi di parole riversati sugli altri, soprattutto la mia mamma e la suocera, ed espressi qua e là con status su Facebook e messaggini sullo smartphone. Uno su tutti, di una decina di giorni dopo la nascita della seconda: “magia dell’allattamento un bella sega, l’allattamento pare un campo di addestramento marines!”

Passati ormai più di tre mesi da quel commento, mi sembra che siano passati anni luce, e la questione dell’allattamento non riempie più le mie giornate come prima. Ora la bimba mangia alla svelta, magari più spesso del previsto, ma cresce bene e non posso davvero lamentarmi.

Ma c’è un “ma”, e pure bello grosso. Questa serenità che posso assaporare adesso, questa tranquillità che mi fa dire “l’allattamento ora va bene”, l’ho conquistata, sudata, ottenuta con una fatica enorme. Non so se sia così per tante altre mamme, ma so che per me le prime settimane di allattamento, sia della prima bimba che della seconda sono state una guerra, una battaglia continua e straziante.

E da questa esperienza ho tratto alcune personalissime conclusioni, ispirate dall’osservazione diretta e da cose lette e ascoltate qua e là (lega del latte, Tracy Hogg, forum vari, blog di altre mamme, lunghe chiacchierate con altre mamme, scambi su facebook e chi più ne ha più ne metta):

  • i primi 40 giorni sono il caos. Ho cercato di applicare regole, seguire una routine e fare tutto quelle cose di buon senso che il manuale della perfetta ostetrica prescrive alla mamma scupolosa. Nonostante questo, caos era e caos è rimasto. La famigerata Tracy Hogg dice, più o meno, cito un po’ a senso e a memoria: datevi tempo. Ci vogliono tempo e pazienza per far ingranare la routine e l’allattamento. Concedetevi almeno 40 giorni perché l’allattamento si avvii e poi vedete che fare (tradotto: decidete se mollare o meno). Beh, ne sapeva una più del diavolo, perché per me è stato davvero così. Le cose hanno iniziato a girare passato il primo mese e mezzo.
  • il tempo infinito delle prime settimane è solo soggettivamente infinito. Forse sarà stupido da dire, si tratta di una percezione personale, ma davvero c’è bisogno di dirselo. E mi è servito molto, soprattutto nel caso della seconda bimba, sapere questa cosa. Le ore senza fine e le giornate ripetitive spese con la bimba attaccata al seno, immobilizzata sul divano, sono state e sono adesso una frazione piccola del tempo della mia vita, e per quanto in quel momento sembri che una bolla temporale abbia reso tutto immutabile e immobile, a un certo punto la bolla scoppia e il tempo riprende a scorrere a un ritmo più umano. Mi ci è voluta una seconda figlia per capirlo, ma è stata un’illuminazione che mi ha rasserenata e che mi ha fatto affrontare con più grinta e meno smania le prime interminabili settimane.
  • le ragadi sono pestifere ma anche loro come sono arrivate se ne vanno. E soprattutto non sono necessariamente colpa della mamma. Su questa cosa voglio spenderci qualche parola. Con la prima bimba mi sono venute le ragadi nonostante usassi il paracapezzolo e nonostante mi tirassi il latte con mille precauzioni. Con la seconda bimba, un torello forte e famelico che si è attaccata subito, nonostante il capezzolo piatto, e che a detta delle mille ostetriche che l’hanno vista, si attaccava bene,  nonostante io avessi ormai capito come attaccarla nel modo giusto, nonostante altri mille accorgimenti, mi sono venute le ragadi. E questa cosa delle ragadi è splatter, sia fisicamente che emotivamente. Perché qualsiasi cosa leggessi o qualsiasi consiglio chiedessi alle ostetriche, la prima cosa che veniva detta era “quasi sicuramente l’attacco al seno non è giusto”. E una frase del genere, secondo voi, in una neomamma nel pieno sconvolgimento ormonale del puerpuerio cosa potrà mai scatenare? Ma ovviamente SENSO DI COLPA. Quindi la situazione paradossale che si crea, almeno nel mio caso, è la seguente: ti fai un culo così per allattare la bimba perché ci tieni, chiedi assistenza extra alle ostetriche perché hai avuto problemi col primo allattamento e allora giochi d’anticipo e le allerti, attacchi la bimba ogni volta che devi (come recita il manuale della perfetta ostetrica per la mamma scupolosa) facendo attenzione che l’attacco sia da manuale, ti curi i capezzoli con unguenti disgustosi, nonostante tutto questo sanguini e piangi come una qualsiasi miracolosa statuetta di una qualche madonnina italica. E anche se razionalmente sai che non è così, pensi che sia COLPA TUA. Così ti senti come si dice a Livorno “becca e bastonata”, soffri per il male al seno, soffri ogni volta che la bimba si attacca, soffri quando non si attacca e il seno sta per esplodere, ma soprattutto soffri perché pensi che sia colpa tua, che non l’hai attaccata bene, che non sai come allattarla, che non hai seguito le regole d’oro che evitano le ragadi, che vorresti che il latte se ne andasse in un colpo per non subire più quel dolore e quel martirio e poi ti senti ancora peggio per averlo pensato. Beh, nel mio caso, col senno di poi, posso dire che molto probabilmente NON ERA COLPA MIA. Semplicemente ho la pelle delicata e il capezzolo piatto ed evidentemente c’era bisogno di quelle settimane iniziali di rodaggio, indispensabili per trasformare il mio seno ipersensibile in una latteria da mungitura a pieno regime. Detto questo, sarà un problema di attacco, sarà un problema di forma del capezzolo, sarà un problema di neonati famelici o pigri, o col frenulo corto o lungo, con le coliche o con la letargia, insomma, sarà colpa dell’arbitro, ma ad oggi ho conosciuto due sole mamme, dico DUE, che NON hanno avuto le ragadi o un qualsiasi problema con l’allattamento. DUE. E vi posso garantire che di mamme ne conosco tante, e DUE sono davvero poche. Quindi, se mi dovesse capitare di dare un consiglio a qualcuna che sta allattando o che sta per farlo, mi verrebbe da dire che le ragadi vanno messe in conto, anche solo per un calcolo statistico. Che il caos iniziale pure. E il senso di colpa, seppure razionalmente ingiustificato, potrebbe saltar fuori per una questione qualsiasi, meglio non ammalarcisi. E che conviene comprare l’olio VEA, funziona davvero contro le ragadi😉
  • il senso di colpa, ecco appunto. La maternità mi ha instillato questa cosa bastardissima. Mi sento in colpa. Mi sento sempre sulle spine. E l’allattamento ha giocato un ruolo importante in questo. Con la prima bimba mi sono sentita in colpa perché il latte è arrivato tardi. E quando dico tardi, intendo una settimana. Ora ve la immaginate una settimana senza latte? Stillavo misere gocce al tiralatte. Per 6 lunghissimi giorni. Così abbiamo dato il biberon con l’artificiale e quando questo benedetto latte si è deciso a sgorgare copioso, con il sapiente aiuto dell’ostetrica, il supporto della mamma e del marito e una certa dose di testardaggine mia, abbiamo invertito il processo e il 99% di allattamento artificiale è diventato 80% con latte materno e il resto con l’artificiale. E sono riuscita ad allattare, tra paracapezzolo, tiralatte e altre fantastiche diavolerie moderne, fino a sei mesi e mezzo. Ovviamente ho vissuto la cosa con un pallido senso di colpa. Le poppate di artificiale, in pratica una sola al giorno su 6-7, mi pungevano sempre un po’, ma nel corso delle settimane si sono trasformate in uno strumento di inaspettata libertà. Turni notturni del padre. Uscite fuori senza pargola. E in qualche modo mi hanno accompagnata sulla via della riconquista di una me stessa non solo madre. Perché va detto, questa cosa della maternità stende. Stende di brutto. Il corpo fa il suo mestiere di corpo, nella gravidanza e subito dopo, ma poi c’è da fare i conti col fatto che per mesi non è più il TUO corpo, ma è adibito ad altro. A soddisfare i bisogni primari e insindacabili di un altro essere umano. A me ci sono voluti mesi per riappropriarmi del MIO corpo, e ancora stento a riconoscerlo. Comunque, con la prima per me l’allattamento misto ha significato libertà, ma ora che ho provato un’esperienza nuova con la seconda, mi rendo conto che non sono mai stata completamente fiduciosa nel primo allattamento. Ho sempre avuto questa sensazione latente che potesse mancare qualcosa, che il mio latte non fosse sufficiente, e l’artificiale mi tranquillizzava, e i biberon di latte mio tirato, pure, perché potevo vedere quanto latte aveva preso. Avevo una vaga ossessione per i grammi di latte e per il rispetto degli orari. E uscivo sempre carica di accessori, per il timore che il mio latte non bastasse o che non potessi trovare un posto dove allattarla comodamente e tranquillamente (col paracapezzolo ci metteva una vita a finire una poppata).
  • la seconda figlia è stata una rivoluzione. Quanto sono stata scrupolosa e ossessionata da grammi e orari con la prima, quanto sono andata con la corrente con la seconda- come dicono qui: go with the flow. E così mi sono resa conto che davvero tutti i bimbi sono diversi e che io, la stessa donna che ha avuto una bimba 3 anni fa, ho potuto vivere un’esperienza completamente diversa con la seconda figlia avuta due anni e mezzo dopo. Niente tiralatte. Niente paracapezzolo se non per qualche giorno in cui mi curavo le ragadi. Niente biberon. Orari pochini. Routine accennata. Libertà personale mia (intesa come ore prive di prole) approssimata allo zero. Eppure ho provato, in questo secondo allattamento, un senso di libertà che non avevo mai provato. Non ho paura che il mio latte non basti. Mi è calata una fiducia prima sconosciuta e non temo più questa cosa. Gli orari sono approssimativi durante il giorno, ma la notte dorme, spesso saltando la poppata notturna, quindi lascio che le cose accadano. E dopo le prime settimane di delirio, con poppate di quasi due ore e pause di meno di un’ora, adesso la cosa è svelta e soprattutto soddisfacente. Tutti questi dettagli semplicemente per dare basi solide alla tesi per cui ogni allattamento è un caso a sè. Se questa cosa vale per la stessa donna con due figlie diverse, mi azzardo a pensare che valga per le altre donne.
  • niente giudizi, soprattutto verso le altre. Facile a dirsi e difficile a farsi. Io mi sono trovata a giudicare persino me stessa a posteriori per le scelte fatte e a pensare di quella o di quell’altra “certo che al posto suo…” per poi mordermi la lingua virtualmente, perché so bene che al posto suo non ci sono e quindi devo fare un passo indietro. Diciamo che su questa cosa dei giudizi ci sto lavorando🙂 soprattutto perché quando mi sono piombati addosso, magari sotto forma di consigli non richiesti che nascondevano giudizi malcelati, mi sono infastidita parecchio. In un momento delicato come quello del puerpuerio e dei primi mesi di vita di un neonato può bastare una sola parola sbagliata per scavare nella neomamma un tunnel di dubbi, ansie, sensi di colpe e altri stati di disagio.
  • seguire l’istinto mi ha giovato. Non voglio fare la mamma naturale new age, perché davvero non lo sono, ma quando mi sono lasciata guidare dall’istinto e l’ho seguito, soprattutto con il secondo allattamento, ho fatto bene. Ho resistito all’uso del tiralatte e ho rifiutato le offerte del marito che più volte mi ha proposto di alleggerirmi il carico dando qualche volta un biberon alla bimba, magari di artificiale. E così come avevo fatto bene con la prima ad accettare, perché era la cosa giusta per me e per lei, credo ad aver fatto bene a rifiutare vigorosamente con la seconda. Perché nonostante la fatica, poi l’allattamento ha ingranato e non c’è stato bisogno di altri interventi finora. Ed è incredibile che nel giro di meno di due anni mi sia trovata a pensare due cose diametralmente opposte sul tema. Ero grata all’artificiale e al tiralatte con la prima, perché così lui poteva allattarla ed io avere qualche ora di sonno in più. Sono grata all’allattamento esclusivo ora con la seconda, che in 10-20 minuti la notte, dopo qualche miagolio, poppa beata senza quasi svegliarsi e torniamo tutti a nanna in fretta, senza scaldare acqua e senza sterilizzare biberon, senza più disturbare il sonno della bimba più grande. Alla luce di questo mi convinco che davvero l’istinto spesso porta dove si ha bisogno di andare in quel momento.
  • evitare gli integralismi. Ho una certa avversione per tutti quelli che sono per le cose tutte bianche o tutte nere. I pochi estremismi che tollero sono in politica. Sulla questione dell’allattamento, del latte artificiale, della puericultura in generale ho maturato un’avversione per gli integralismi via via crescente. Perché se davvero ogni bimbo è diverso e ogni allattamento, nature o di biberon è a se stante, come è possibile che una SOLA teoria, un SOLO metodo possa andar bene tutti? Quando leggo che SI DEVE ALLATTARE ESCLUSIVAMENTE FINO AL SESTO MESE mi vengono le bolle. Non perché non sia ragionevole, sicuramente lo può essere, sarà sicuramente sano e sicuramente cosa buona per il bimbo. Ma “si deve”?? Davvero? A Livorno si dice che per forza non si fa nemmeno l’aceto. E da quando sono mamma, ogni volta che sono incappata in qualche blog, forum, testo, opuscolo integralista sul tema dell’allattamento o dintorni mi sono sentita sempre a disagio. E così ho preso quei consigli con le molle, cercando di fuggire dal senso di colpa che ciascuna di quelle affermazioni lette scavava sordamente in me (hai le ragadi? allora l’attacco non è buono- non fa la cacca giallo oro? allora non beve abbastanza- piange molto perché ha le coliche? di sicuro è qualcosa che hai mangiato, oppure hai il flusso troppo veloce/lento…e così via, e potrei proseguire con altre cose dei fanatici del co-sleeping, o degli oppositori del co-sleeping, ma mi fermo qui).

Questa marea di parole per sfogarmi un po’, per fare chiarezza, soprattutto con me stessa, per chiacchierare un po’. Perché durante le prime settimane da mamma i pensieri e le emozioni si accumulano con una velocità e un’intensità mai provate. E nel mio caso la parola scritta è terapeutica, un balsamo per affrontare quest’onda emotiva che riesce ad investirmi di alcune delle gioie più grandi e di alcune delle disperazioni più intense che abbia mai provato, contemporaneamente.

5 commenti

Archiviato in cose di mamma, Intimamente, riflessioni (finto profonde) a caso

5 risposte a “Dell’allattamento e di altri demoni

  1. bravissima!!! a distanza di anni avessi avuto consigli così!!!

  2. Maria

    Io con il primo sono andata di “para-capezzoli” per il primo mese poi li ho tolti ed e’ andato tutto benissimo dato che avevo un lupo famelico al posto di un Bambino che mangiava tantissimo. Ho iniziato a dargli pappe a 4 mesi perche’ volevo che si saziasse un po e anche per lasciarlo un po’ alla Baby sitter….Avebbe mangiato sempre, e anche adesso che ha 3 anni e’ una Cosa incredibile quanto mangia. Mentre ho sempre avuto problemi con la nanna e lui che viene nel lettone, come dici tu ogni bambino e ogni situazione e’ a se! Io sono del parere basta sopravvivere, poi qualsiasi Cosa va bene! Ti sapro dire di piu a Maggio quando nasce la sorellina🙂

  3. ciao Nicla! sono incappata nel tuo blog cercando informazioni su Freiburg. Intanto auguri per la tua seconda figlia e in bocca al lupo con l’allattamento, comunque vada!
    Bellissima anche Brighton, quasi quasi ci faccio un pensierino…
    ho passato l’ultima ora a leggere il tuo blog, l’ho trovato davvero interessante e divertente!
    io sono Stefania, mamma di Lorenzo 2 anni e mezzo. Il papà, con cui vivo da dieci anni (brrrrrrrr) a Maggio sarà senza lavoro. Io ho stranamente un lavoro a tempo indeterminato ma nel giro di due anni taglieranno 300-360 persone… non è una bella prospettiva!
    viviamo a Bologna, dove mi sono laureata ormai taaaanti anni fa, in Lingue, 110/110, mai servite in questo paese.
    Per fortuna ho fatto in gioventù l’erasmus in Baviera e la ricerca tesi a Bonn (nonostante ciò, il mio tedesco è appena un B1…) e l’au pair a Bournemouth.
    Il mio compagno ha la terza media, ha sempre solo lavorato, ma solo per campare.
    Veniamo dalla bedda Sicilia, ma, ovviamente, di tornarcene, nessuna possibilità.
    Il futuro? penso che la Cermania possa offrirci una possibilità, forse, chissà, più che altro per il bimbino.
    MI piacerebbe rubarti un po’ di tempo, per chiederti per lo più cose su Kindergarten, ricerca casa e cose del genere. Per questo ti ho chiesto l’amicizia su fb!
    Scusa la lunghezza del mio messaggio!
    Grazie
    Stefania

  4. stefania

    Che forte! Bell’articolo davvero. Io sto nella fase iniziale allattando la seconda e devo dire che condivido idee e anche esperienza.
    Per quanto riguarda i commenti a questo articolo la cosa buffa è che c’è un’altra Stefania che ti ha chiesto informazioni su Freiburg, com’è strana la vita. Magari finisci per dare indicazioni a due Stefanie e noi ci ritroviamo a Freiburg per un caffè con i nostri bimbi … alla tua! Grazie!

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