Nostalgia della nostalgia

Proprio così, ho nostalgia della nostalgia. Mi mancano certe sensazioni che la nostalgia mi dava. Dopo mesi lunghissimi sono riapprodata in questo porto familiare, in questo blog che dormiva sotto strati di settimane e settimane scivolate via senza che nemmeno me ne fossi accorta. E gironzolando tra i commenti lasciati tutti soli sotto alla marea di parole mie e tra vecchi post più o meno datati, mi sono ritrovata ad avere nostalgia di quelle sensazioni che provavo prima. Mi manca quell’emozione, quel sentimento di nostalgia che attraversava i miei pensieri, che a sorpresa mi attanagliava, si infilava nelle pieghe dell’anima e dell’umore e addolciva i ricordi di quello che avevo lasciato dietro di me.

Invece ora non la sento quella nostalgia, e un po’ mi manca. Perchè smettere di avere nostalgia dei posti che si ama è un po’ come diventare grandi e poi ripensare alla forza delle emozioni che ci travolgevano da bambini o da adolescenti e rimpiangerla un po’.20160414_095527

In questi mesi invernali che mi sono lasciata alle spalle sono successe tante cose e tutto sommato non è successo niente di eclatante. Ma c’è stato uno slittamento progressivo di certi punti di vista, di certe situazioni e così mi è cambiata la prospettiva sulle cose, senza che nemmeno  me ne rendessi conto. Un fatto c’è stato, che mi ha colpito. Tre mesi fa la mia bimba più grande ha cambiato scuola. Per un anno e mezzo è stata in lista d’attesa in questa scuola che finalmente ha un posto libero e quando ormai avevamo quasi abbandonato l’idea di cambiare scuola, ecco che ci chiamano per offrirci il posto. Così abbiamo dovuto fare una scelta e decidere se lasciare la vecchia scuola o se restarci. Uno dice, beh, se siete rimasti in lista d’attesa allora che dubbi avevate? Cambiate scuola e via, senza tanti discorsi. E invece…dubbi su dubbi, domande su domande. La scuola dove è andata per un anno e mezzo si era rivelata molto meglio del previsto, la bambina era felice, le maestre e lo staff preparato e “caring”, premuroso. Perchè andarsene? Beh, certo, lo sbattimento di dover guidare tutti i giorni mattina e pomeriggio. Poter finalmente camminare fino a scuola è una bella semplificazione. E poi ci sono tante altre considerazioni, che devo ammettere mi hanno messa in crisi davvero. Tra le due scuole c’è una bella differenza, una differenza di classe sociale. Non si può nascondere, è evidente, è innegabile. La scuola in cui è stata per un anno e mezzo è in un quartiere più periferico, tradizionalmente di working class. Negli ultimi anni il quartiere si è trasformato, restano gli appartamenti nelle case popolari, ma tante casettine sono state acquistate ed è diventato sempre più residenziale. Nella scuola ci sono tantissimi immigrati e molti bambini parlano l’inglese come seconda lingua. Noi ci siamo sentiti i benvenuti in quella scuola e abbiamo conosciuto delle persone fantastiche. Il lavoro degli insegnanti è incredibile, la capacità di lavorare con bambini che vengono da famiglie con ogni tipo di background culturale, linguistico e religioso, è inestimabile. Ci sono addirittura dei genitori che parlano a malapena l’inglese.

L’altra scuola invece è l’essenza della middle class, la borghesia. Si trova proprio nel quartiere dove viviamo e anche se la popolazione è più variegata di quel che potrebbe sembrare a prima vista, la differenza salta all’occhio, anche solo per il (quasi) monocolore della pelle bambini e dei genitori che vanno a scuola.  Proprio lo stesso quartiere dove c’è anche l’asilo della più piccola, asilo che ha accolto felicemente anche la grande in passato, ma che non è stato certo alleato di nuove amicizie e conoscenze. Questa maggiore agiatezza, questa marea così British e così bianca un po’ mi intimoriva. Che poi a guardarla dal punto di vista pratico uno dice, beh, già sei immigrata, le tue figlie pure, se c’è la possibilità di dare loro la migliore istruzione disponibile, che ben venga, sicuramente gli stai facendo un piacere. Eppure mi sono fermata a pensare: davvero gli sto facendo un piacere?  Davvero i risultati scolastici migliori (e ovviamente nella scuola più middle class sono superiori in media alla scuola di periferia) sulla bilancia pesano di più rispetto a un ambiente multietnico dove si impara a convivere con le differenze degli altri? Alla fine mi sono risposta, ci siamo risposti, che no, i risultati scolastici migliori non possono contare di più di tutti gli altri aspetti positivi della scuola in cui la bimba stava prima. E la spinta a decidersi finalmente a cambiare è stata la banale organizzazione della vita di tutti i giorni. Camminare fino alla scuola invece di prendere la macchina. Poter parlare con le bimbe mentre camminiamo invece di bestemmiare contro la macchina davanti a noi che non si dà una mossa. Fermarsi a guardare i sassolini e le foglie invece di affannarsi alla ricerca di un parcheggio striminzito. Fare un pezzettino di strada insieme ai compagni di classe della bimba invece di trascinare la bimba fuori dalla macchina facendo attenzione che nessuno la investa.

Sicuramente questo cambio di scuola ha portato a una migliore qualità della vita, sicuramente della mia e a pioggia di quella di tutta la famiglia. Tutti i giorni sia io che le bambine maciniamo qualche chilometro e la macchina passa sempre più tempo parcheggiata. Il tempo che usiamo per andare  da casa all’asilo e a scuola e viceversa non è più una corsa a ostacoli, minuti compressi strappati all’orologio, un buco nero che risucchia frammenti di vita perché è come non viverli. No, adesso quei minuti sono tempo reale, sono vissuti, esistono nella coscienza. Sono una corsa al prossimo palo, una gara a chi trova più macchine di un certo colore, un mazzolino di fiori cresciuti tra le crepe del marciapiede, l’entusiasmo delle bambine nello scoprire un piccolo dettaglio nuovo e poi raccontarlo alle maestre. Queste settimane, ormai tante, di questa nuova routine me  le sono proprio godute. Incredibilmente mi sono anche trovata ad avere nostalgia della vecchia scuola e delle mamme conosciute lì. Ma mi sono anche resa conto della fortuna che ho avuto a conoscere queste mamme, che non sono conoscenti occasionali, sono diventate amiche, sono ormai parte della mia rete di sicurezza e, quasi mi commuovo a dirlo, io faccio parte della loro.

E così lo slittamento c’è stato. I miei punti di vista sono cambiati, la percezione del mio posto in questo posto è cambiata. Non mi sono mai sentita così straniera come nell’ultimo anno, tra brexit e annessi e connessi, eppure non mi sono mai sentita così partecipe come nell’ultimo anno. Ho fatto pure le ore piccole, nervosa e tesa, per i risultati elettorali. Sono andata a dei picchetti per protestare contro i tagli alla scuola. Mi sono fatta coinvolgere, sia nella scuola vecchia che in quella nuova, nel PTA, l’associazione dei genitori che si organizzano per raccogliere fondi per la scuola e per altre mille attività scolastiche.

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il comitato contro i tagli alle scuole – immagine presa da http://www.saveourschools.co.uk/

E poi oggi sono andata a un seminario per lavoro e si parlava proprio di interculturalità e quindi a cascata di identità culturale e c’è stata una citazione, proposta da una delle relatrici, che mi ha colpita. Dopo tanti anni in un paese (che non è il tuo di origine) ti senti “never quite a native, but… no longer a stranger”. In sostanza non sarai mai una del posto, almeno non completamente, mai abbastanza, ma non sei più una straniera estranea al paese. E in questo mi ci sono sentita, proprio dentro. Perché non sono più italiana come lo ero prima, ma non sarò mai davvero “di qui”.

Mi piace pernsare a questa condizione in modo positivo, canticchiando una vecchia canzone anarchica che dice che  “la mia patria è il mondo”, nell’illusione di quanto sarebbe bello se fosse vero.

 

 

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4 commenti

Archiviato in cose di mamma, in giro per il Regno Unito e per il mondo, riflessioni (finto profonde) a caso

4 risposte a “Nostalgia della nostalgia

  1. Simona

    Che bello sei tornata! Mi mancava la prima commozione della giornata! E’ incredibile come riesci ad arrivare dritta al cuore. Dai voce ai quei pensieri che magari, a me o a una persona qualsiasi, turbinano dentro la testa, non riuscendo ad esprimerli e rimani frustrata, melanconica…poi arrivi tu! Che con grande maestria, infili una dietro l’altra le parole ed ecco che il racconto si forma e pensi: “Brava Nicla” in maniera apparentemente semplice e diretta trasmetti, comunichi uno stato d’animo che è inequivocabile….e con affettuosa invidia, vorresti avere questo dono: saper scrivere! Brava!

  2. Nide Da Mommio

    Bravia Nicla!!! Ti Lego sempre volentieri..
    Un grande bacio a tutti!!!

  3. Nide Da Mommio

    E’ saltation la g… Scusa..

  4. “never quite a native, but… no longer a stranger”… è che forse più gli anni passano, più si affievolisce il mal di testa 🙂 Ciao Nicla!!

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