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I had the feeling that I belonged

Batte e ribatte questa strofa di una canzone di Tracy Chapman, Fast car, e non mi esce dalla testa. Ormai sono settimane, forse mesi, mi torna in mente la canzone, suona e risuona quella strofa. E mi scava dentro.

 

Non certo perché io debba scappare da una vita di miseria, a bordo di una macchina veloce, o perché debba riscattarmi da una vita familiare terribile (come nella canzone), ma perché mi è capitato tante volte, negli ultimi tempi, di sentire davvero di appartenere a questo posto.  Continua a leggere

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Meteopatia: sarà il caldo, sarà il freddo, sarà l’umido…

Diluvia, piove che dio la manda, sembra di affogare in un mare d’acqua. Siamo al 13 agosto e questa estate brightoniana davvero stenta a decollare, non è mai decollata, e mi sa che è già finita. Così io mi trincero nelle mie sicurezze livornesi, nella dolce aspettativa di quel caldo che mi aspetta, così caldo che fino a che non ti ci tuffi non te lo ricordi cosa vuol dire. Quel caldo che è maniche corte e spalle scoperte anche di sera, quel caldo che le scarpe chiuse danno noia, fanno sudare troppo, quel caldo che devi dormire scoperta la notte, anche il lenzuolo va buttato da una parte. Continua a leggere

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Location location location – cap. I

Cercar casa in UK, un modo alternativo di conoscere la cultura locale

Un post a puntate, necessariamente a puntate. Un po’ perché ho tanto da dire, un po’ perché sono mesi che sta in bozza e ogni volta riesco a scriverne solo poche righe e poi vengo interrotta. Ci riprovo, speriamo vada meglio a questo giro.

Premesso che non so se sia più avventuroso la questione del cercare casa all’estero o quella del cercare casa con una bimba di meno di 2 mesi e una di meno di 3 anni. Ma ciò non toglie che questa avventura di cercar casa qui a Brighton, come la si voglia vedere, è un ottimo modo per conoscere meglio la cultura locale. Sì perché nel processo di scelta della casa ci sono implicate un sacco di cose intrinsecamente culturali che una, finché non ci si trova, mica se ne rende conto. Le case sono intrise di cultura nazionale in un modo assurdo. Intanto per la loro struttura, i materiali, gli interni, la divisione. Raccontano una storia, la storia del posto, della città, dei suoi dintorni e delle sue materie prime, la storia della gente del posto e dell’evoluzione del luogo. In poche settimane, in questa intensa ricerca di una casa da comprare, ho scoperto molte più cose di questo posto di quante ne avrei potute scoprire leggendo, chessò, una guida o un libro di storia.

Questo scrivevo un paio di mesi fa (anzi ormai più di 4 mesi fa), e poi, come sempre, sono stata interrotta. E oggi mi sono messa qui a scrivere, avendo ricevuto in regalo un’ora di tempo libero (sempre siano benedetto il nonno in trasferta!) e ho ritrovato questo inizio di post. E dato che da brava mamma ormai so che è peccato buttar via le cose, e che l’arte del riciclo rende la casalinga perfettamente eco-friendly, eccomi qui a riciclare. Anche perché ero partita bene, due mesi fa, con questa descrizione. Le case raccontano una storia. E cercare casa, visitare case, avere contatti con le agenzie immobiliari, varcare le soglie di sconosciuti autoctoni, è davvero un modo alternativo di conoscere la cultura locale. Continua a leggere

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Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Apdeit – aggiornamenti e pause indispensabili

Un post veloce e al super al volo con qualche update/aggiornamento esistenziale:

SONO DIVENTATA BIMAMMA Continua a leggere

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Piccole buongustaie crescono – lasagne dell’asilo vs. lasagne di mamma

Tesorodimamma che mangia giusto 2 cozze

Tesorodimamma che mangia giusto due cozze due

Prima o poi ci sarei arrivata, lo sapevo, il post culinario, anche da Brighton, è d’obbligo.

Lo spunto per qualche considerazione in merito me lo sta dando, tanto per cambiare, la mia piccola bimba. In questi giorni di grandi cambiamenti, città nuova, stato nuovo, lingua nuova, casa nuova, vita nuova, affronta i primi contatti con il nuovo asilo e anche con il cibo indigeno.

Nonostante i miei dubbi atavici sul cibo di qui (da brava italiana prevenuta) ho deciso di essere pragmatica e di provare a prenotare il “lunch” offerto dell’asilo, nella speranza che alla bimba piaccia e che nei prossimi mesi, che si preannunciano belli pieni, io possa avere un pensiero in meno e non debba aver tutti i giorni il pranzo pronto per la piccola (alla quale già diamo una bella e sostanziosa colazione “in the box”).

Così è partita la scommessa del pranzo dell’asilo e da quando ha iniziato ad andarci, sono anche iniziate le risate ad ogni sua uscita. Continua a leggere

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Deve essere il baricentro spostato…

oppure non sono più livornese di scoglio.

Son problemi grossi: oggi sono andata al mare, mi sono goduta una bella mattinata di sole, sale, mare, sassolini e alghe spiaccicate sull’asciugamano dalla mia bimba, e ho realizzato una triste realtà. Non so più camminare sugli scogli come un tempo.

La "pompa", lo scoglione è fuori inquadratura, a sinistra

La “pompa”, lo scoglione è fuori inquadratura, a sinistra

La spiaggetta preposta alle mie uscite marittime mattutine con prole è sassosa. Più si avanza nell’acqua e più i sassolini diventano veri e proprio scogli, intermezzati da qualche pezzo di vecchio molo crollato. Un luogo da frequentare con le ciabatte di gomma, come i fiorentini al mare (che se sono fiorentini d.o.c. sapranno che i livornesi li prendono in giro per le loro mise marittime, Vernacoliere docet). Continua a leggere

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