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Ansia da prestazione

Malizia. Si dice ansia da prestazione e il pensiero corre subito al letto, al sesso e ad annose questioni. E invece no, la mia non ha niente a che vedere con questa sfera intima e privata che fa tanto copertina di Cosmopolitan. Ha invece a che vedere con un’altra sfera, che a mio avviso pure è intima e privata: il lavoro.

Avevo un forte desiderio di tornare a lavorare, di rimettermi in gioco e di ricominciare a tessere le sinapsi del mio cervello in attività diverse da quelle bambinesche. Il mio piano originale era di mettere anche la bimba piccola all’asilo, almeno per poche sessioni alla settimana (perché col tempo pieno andremmo falliti in due mesi!), e da settembre, con qualche ora libera, mettermi a cercare lavoro. Durante l’estate, però, spulciando i siti delle scuole qua e là avevo trovato un bando di selezione per docenti per dei corsi serali per adulti in un college. In anticipo rispetto ai miei piani avevo quindi colto l’occasione e fatto domanda. Ta-dan! In lista, colloquio, presa! All’inizio grandi prospettive, tre corsi alla settimana, ero felicissima. Poi l’euforia si sgonfia un po’ e alla fine dei tre corsi ne parte solo uno. Comunque contenta, inizio giuliva. Non sapevo quello che mi aspettava…

immagine tratta dal web

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Che lavoro fai?

Insegnante di italiano come lingua straniera/lingua seconda. (occhi sbarrati, e che lavoro è? Sei nelle graduatorie del pubblico? ah, no…e allora dove insegni? a chi insegni? che hai studiato?)

Ribloggo questo bellissimo post dal neonato blog che raccoglie l’impegno di molti colleghi e colleghe per il riconoscimento della figura professionale degli insegnanti di italiano come lingua straniera o lingua seconda. Trovo che, oltre ad essere una testimonianza toccante, sia anche chiarificatrice della particolarità di certi aspetti della nostra professione. Diffondente gente, diffondete, che magari riusciremo ad ottenere di essere riconosciuti ufficialmente per il lavoro che svolgiamo e per il quale ci siamo formati.

ALFABETI DIVERSI. La testimonianza di Elena.

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Crisi di identità improvvise. Ma io, alla fine, che emigrante sono?

E soprattutto, dove sto andando?

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Qualche giorno fa sono andata alla VHS per cercare un corso di inglese da fare a tempo perso. E mentre mi avventuravo nell’aula per fare il test di inglese, ho visto che c’era anche una collega di italiano in attesa di qualche aspirante studente da consigliare. Così da brava ficcanaso, appena finito il test, mi sono fiondata nell’aula di italiano/spagnolo e mi sono presentata, dal nulla, all’ignara collega.

Convenevoli, frasi di circostanza, qualche domanda di rito e in 5 minuti ci siamo sommariamente raccontate le rispettive vite.

E lei: ah, io rimando tutti a casa! Non ci restare in Germania, no no no! Continua a leggere

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Il linguaggio segreto della bimba

I bimbi, si sa, hanno un loro personale linguaggio che si evolve di giorno in giorno e che non sempre ha una traduzione precisa nella nostra lingua comune, nel mio caso l’italiano.

La mia bimba è esposta a due lingue, l’italiano e il tedesco. Da quando ha nove mesi va regolarmente al nido. O meglio, prima dalla tagesmutter, poi ad un asilo nido pomeridiano e finalmente all’asilo nido mattutino che frequenta tuttora. La nostra intenzione di genitori italici, con una conoscenza tutto sommato limitata del tedesco (ce la caviamo, ma non potremmo insegnarlo, ecco), è sempre stata che la bimba fosse il più possibile esposta anche al tedesco e che potesse stare con altri bambini  della sua età. E devo dire che la cosa ha dato i suoi frutti. Adesso che ha due anni la lingua predominante è ovviamente l’italiano, ma sembra capire molto bene quando le parlano in tedesco e conosce molte parole, anche se non credo che faccia delle frasi complete. Raramente mescola le due lingue, solo qualche volta se ne esce con degli ibridi del tipo “mamma, io vojo apfel” oppure cose come “no, no, no, io le schuhe no metto io”. Continua a leggere

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Fugaci impressioni di Stoccarda

Via, armiamoci ci pazienza e partiamo

Via, armiamoci ci pazienza e partiamo

Così ieri mattina mi avvio alla stazione, sotto una simpatica nevicata mattutina, per prendere il treno delle 6.52 (ho detto le 6.52, di sabato mattina…roba da pazzi) che mi porterà a Stoccarda per la presentazione di un libro di italiano.

Prima notazione: è buio, fa freddo, nevica, ma la strada davanti a casa è bellissima, tutta bianca e intatta. C’è un silenzio irreale in giro e solo un signore che gironzola e qualche taxi svogliato.

Seconda notazione: alla stazione trovo le due amiche (e colleghe) con cui farò il viaggio, e sembra subito di essere in un giorno di festa, tutte e tre per un giorno (non lavorativo) senza prole, impegnate in una cosa che è di lavoro, sì, ma è anche un po’ una girata. In un attimo eravamo come 3 ragazzine (magari!) in gita! Continua a leggere

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Progetti didattici ma non natalizi – seconda parte

Due giorni fa sono riuscita finalmente a concludere il progetto didattico che avevo iniziato col mio gruppo di conversazione. La soddisfazione è stata tanta, visto che mi è sembrato che il gruppo si divertisse.

Alla fine tutto il ciclo è durato 3 o 4 lezioni in tutto. Dopo l’inizio scherzoso col test per scoprire se si è più tedeschi o più italiani, abbiamo proseguito con la lettura di alcuni brani di post che io ho tratto da alcuni blog di espatriati in Germania come me. I temi erano vari, dalle considerazioni sulle differenze alimentari, al problema filosofico del cappuccino, fino ad arrivare a temi più delicati come ad esempio la tanto lamentata difficoltà a fare amicizia coi tedeschi, o comunque la diversità tra tedeschi e italiani nel relazionarsi agli altri. L’obiettivo finale era quello di farli parlare, sperando che i temi proposti fossero stimolanti per loro. Durante la penultima lezione, in piccoli gruppetti, hanno discusso un po’, alla ricerca delle cose che LORO, in quanto TEDESCHI, trovavano strane degli italiani. Beh, ne sono venute fuori di cose, e io mi sono divertita tantissimo in questo confronto allo specchio. Ma ecco qualche perla: Continua a leggere

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Progetti didattici ma non natalizi (forse)

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E TU, NELL’ANIMA, SEI PIU’ ITALIANO O PIU’ TEDESCO?

A Natale, o dintorni, la tentazione di un bel post natalizio preme, invita, chiama. E non è detto che non ci caschi anch’io. Stando a Friburgo, poi, con la neve che scende beata a fiocchi e i mercatini di Natale che ammiccano colorati e luminosi, è facile farsi prendere dal clima festaiolo. Poi c’è anche il fatto che sarà più di un mese (dall’inizio di novembre direi) che spuntano le decorazioni, le stelline, le paillettes, le scritte glitter, un trionfo del kitsch natalizio insomma, e alla fine una un po’ si fa trascinare, anche se non è che di solito impazzisco per il Natale.

Ma per resistere alla tentazione del post natalizio, mi sono concentrata sul lavoro. O meglio: visto che sto lavorando a una cosa piacevole e divertente, ho pensato di condividerla. Continua a leggere

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