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Signora, dovrebbe prendere un appuntamento telefonicamente.

Nota su una scena di ordinaria incomprensione con un’infermiera di uno studio medico.

Ebbene sì, nonostante il 2012 sia ormai finito, chiuso, passato, archiviato, pare che i malanni non abbiano ancora del tutto abbandonato il mio corpo. Così questa settimana mi sono goduta una bella influenza, al completo. Ho iniziato con la febbre, piuttosto alta, poi è arrivato un mal di gola terribile e alla fine anche un bel raffreddore, di quelli che ti fanno parlare come l’orso Yoghi (do, do, non scherzo, parlavo proprio così, dudda chiusa e nasale).

Arrivata a giovedì ho ingenuamente pensato di essere ormai sulla dolce discesa della guarigione, così la sera me ne vado a nanna tutta contenta, sperando che finalmente una bella dormita, un lungo riposo, mi potessero regalare un risveglio finalmente in forma, o almeno con un naso meno gocciolante. E invece. Continua a leggere

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Cin cin

Intanto leviamoci il pensiero: buon anno, buon inizio, tante belle cose, auguri a tutti.

Poi l’augurio indispensabile e imprescindibile: che il 2013 sia un anno meno di merda del 2012.

E poi alla fine il succo del post di oggi. Oggi, 1° gennaio,  che è giornata carica di buoni propositi, ricerca di buone vibrazioni, con un occhio rivolto ai bilanci fatti ieri e ancora in corso oggi. I bilanci del 2012, che volente o nolente mi toccano, anche se li ho evitati fino all’ultimo, sono arrivati inesorabili ad ammorbarmi questo primo giorno del 2013. Ma non era questo il succo del discorso, il succo era ancora il cibo. Come già fatto qui sono ancora in vena di lamentele (mi ripeto, “la lagna è il sale della vita” cit. ). Oggi mi va di lamentarmi ancora un po’, e ancora di cibo. Ieri sera ho concluso, spero, una delle maratone di pranzi, cene, caffè, mangiamo qualcosa insieme, facciamo uno spuntino ecc., più estenuanti degli ultimi anni. Ho mangiato come se non ci fosse un domani. Continua a leggere

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