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Dell’allattamento e di altri demoni

Mi sa che ‘sto blog diventerà un mommy blog di questo passo, ma non riesco proprio a fare a meno di impantanarmi sulla questione dell’allattamento.

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Qualche giorno fa, trascinata dal link sulla bacheca facebook di un’amica neomamma, sono finita a leggere un post sull’allattamento. Latte versato. Mi è piaciuto molto, l’ho trovato sincero e in accordo col mio pensiero e così l’ho condiviso a mia volta. E ho taggato due amiche britoniane con le quali ho più volte scambiato idee ed emozioni su questa cosa dell’allattamento. E nel giro di poche ore la mia bacheca facebook è diventata una tribuna di dibattito/sfogo.  Tante altre mamme si sono ritrovate in quel post e hanno detto la loro o semplicemente condiviso la loro personale esperienza. E così mi sono trovata a fare i conti con questo “mostro” dell’allattamento. I conti con me stessa. E a ripensare alle emozioni e ai pensieri che mi attraversavano la testa nelle primissime settimane di vita delle mie bimbe, spesso riflessi nei fiumi di parole riversati sugli altri, soprattutto la mia mamma e la suocera, ed espressi qua e là con status su Facebook e messaggini sullo smartphone. Uno su tutti, di una decina di giorni dopo la nascita della seconda: “magia dell’allattamento un bella sega, l’allattamento pare un campo di addestramento marines!” Continua a leggere

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Corse, rincorse, case e tempi stretti

Sono settimane che ho un post abbozzatto sull’avventura del cercare casa a Brighton, ma non c’è verso di finirlo. Un po’ che manca il tempo, un po’ che appena mi ci metto magicamente la bimba piccola vuole il latte o vuole che l’assista ad emettere aria (da sotto o da sopra, poco importa, ha bisogno di sostegno morale, piccina!) oppure quella “grande” ha un improvviso attacco di mammite ed è urgente, necessario, indispensabile, irrimandabile che l’aiuti a cercare la sua macchinina argentata o la felpa di spiderman. Ma no, non ho deciso di trasformare questo blog in un mommy blog, e quindi la chiudo qui con le lamentele sui figli. Un po’ che la tecnologia, o forse il mio ricoglionimento, giocano contro di me, e l’ultima bozza invece di salvare tutte le preziose parole che avevo scritto (mortgage, estate agent, survey, open house, viewing…) si è aggiornata alla penultima versione e del post ne è rimasto meno di mezzo. Insomma, come blogger, un disastro. Continua a leggere

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Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Demenza

Devo fare tremila cose. Tra qualche mese si parte. Ho riempito decine di paginette con liste, pizzini, elenchi, schemini, bozze di calendari, numeri di telefono, cose da fare sistemate con un qualche ordine gerarchico di importanza. Il risultato però non cambia. Il mio cervello si è svuotato di ogni neurone. Faccio confusione, mi scordo le cose, confondo i nomi. Domenica c’era da passare dalla nota pasticceria livornese da Vito a prendere un dolce, ho insistito per 10 minuti buoni con lui che, no, si sbagliava, dovevamo andare da Vitolo a prendere sto dolce – peccato che Vitolo sia un supermercato di alimentari italiani di Friburgo… Una pacca sulla spalla, un po’ di compassione nei suoi occhi, e abbiamo comprato questo benedetto dolce. Continua a leggere

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Incinta? Stai attenta a…../ Schwanger? Kein Problem!

Mentre aspettavo Sara, la mia bimba, mi sono divertita molto a notare le differenza di trattamento che l’Italia e la Germania riservavano alle donne incinte e, dopo, ai neonati.

La prima cosa che saltava subito all’occhio era il numero di pance. Qui a Friburgo si tratta di una vera e propria epidemia. Centinaia di pance, in ogni stagione, di ogni forma e misura, spesso le portatrici di pancia sono accompagnate da un numero di infanti uguale o superiore a 1. Non è raro vedere mamme e babbi (scusate, son toscana, papà proprio non la digerisco come parola) con vere e proprie tribù di esseri sotto al metro di altezza. E questi genitori spesso sono giovanissimi.

A Livorno invece non c’era tutta questa esplosione. Di certo sul lungomare si vedono tanti passeggini e carrozzine, e tante donne col pancione, ma così, a occhio, la quantità non è paragonabile. Poi di certo ho tante amiche che si riproducono, ma d’altra parta la fascia d’età è quella, sui trenta. Ma si vedono in giro tante mamme ben più grandi e questa differenza con la Germania salta all’occhio. Evidentemente noi italiani non ci possiamo materialmente permettere di mettere al mondo dei figli a 20 anni.

Alla luce di questa considerazione, la prima cosa che si nota è la differenza di atteggiamento dei passanti, l’uomo (o la donna) della strada (come diceva la mia poco amata prof di filosofia): Continua a leggere

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