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Brighton, gabbiani entusiasti e insonnia indotta. Le prime impressioni

Freddo. Freddissimo. Tempo schifoso. Ecco, questa è stata la prima, primissima impressione di Brighton. Come biglietto da visita non è stato il massimo. Poi però ho cercato di non farmi condizionare dal maltempo, ho pensato che in fondo tutta l’Europa era sotto l’attacco di una burrasca di vento, gelo e intemperie e che dovevo resistere ancora qualche ora. Alla fine la resistenza è stata ripagata, il clima si è placato e la città, sotto qualche raggio di sole, ha cambiato colori e aspetto. Continua a leggere

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Crisi di identità improvvise. Ma io, alla fine, che emigrante sono?

E soprattutto, dove sto andando?

immagine tratta dal web

immagine tratta dal web

Qualche giorno fa sono andata alla VHS per cercare un corso di inglese da fare a tempo perso. E mentre mi avventuravo nell’aula per fare il test di inglese, ho visto che c’era anche una collega di italiano in attesa di qualche aspirante studente da consigliare. Così da brava ficcanaso, appena finito il test, mi sono fiondata nell’aula di italiano/spagnolo e mi sono presentata, dal nulla, all’ignara collega.

Convenevoli, frasi di circostanza, qualche domanda di rito e in 5 minuti ci siamo sommariamente raccontate le rispettive vite.

E lei: ah, io rimando tutti a casa! Non ci restare in Germania, no no no! Continua a leggere

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Supermercato e sesso, così i visitatori naufraghi approdano qui

Stavolta non voglio fare un’altra apologia dell’apertura mentale dei tedeschi, che vendono vibratori in una catena di supermercati/profumerie (come potete leggere, se vi interessa, qui).  E nemmeno proseguire nella saga del gioco delle differenze tra tedeschi e italiani. No, stavolta voglio ispirarmi a uno dei blog che seguo, Tibten, per fare un ragionamento sulle chiavi di ricerca. In quel blog, infatti, ho letto alcuni post in cui si analizzano le parole chiave che hanno fatto arrivare i visitatori al blog stesso. WordPress, la piattaforma che ospita anche questo blog, offre questo simpatico strumento, che tra i numerosi dati e statistiche riguardanti il traffico e la provenienza delle visite (vi annuncio che è iniziata la campagna di conquista anche della Russia!!!), elenca le parole che l’incauto visitatore ha digitato su un motore di ricerca (Google o altri) e che, ahilui, lo hanno fatto approdare su queste pagine.

Purtroppo non posso vantare la stessa varietà di chiavi di ricerca di Tibten e nemmeno lo stesso grado di perversione, ma devo dire che in poco più di un mese ho raccolto delle piccole chicche… Continua a leggere

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La nuova rete (delle amicizie)

Immagine tratta dal webCon le mie amiche italiane (in particolare una, l’Amica conosciuta qui) discutiamo spesso su come si fa a fare amicizia coi tedeschi. Posta così la questione sembra un problema da pre adolescenti che alle medie non riescono ad inserirsi e a farsi nuovi amici, in realtà si tratta di un problema serio, anche tra i trentenni emigrati del nuovo millennio.

Sono 3 anni tondi che abito in questa città e nei primi mesi la vita qui aveva uno stile più “erasmus” piuttosto che “novelli sposi”. Un po’ ci mettete il fatto che stavamo già insieme da tipo 10 anni, che convivevamo già da tempo e che, quindi, di novello, non avevamo proprio niente. Decisi a conoscere nuove persone e a vivere fino in fondo questa nuova vita, ci siamo impegnati a fare nuove amicizie, andare alle feste, intrecciare conoscenze. Non è andata male all’inizio, ma si è verificato il noto fenomeno della calamita italiana all’estero. Continua a leggere

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Il bidet, questo sconosciuto

Alla fine eccomi qui a parlare di bidet, lo sapevo che prima o poi il tema dei culi e dell’igiene sarebbe arrivato a portare una ventata di freschezza nelle mie giornate.

Purtroppo non si scappa, il “problema” dell’igiene e delle differenze culturali è pressante.

Sono tormentata da un sogno proibito, avere il bidet in bagno. Mi rendo conto che noi italiani, con questa cosa del bidet, c’abbiamo proprio la fissa, ma non posso fare a meno di pensare come sarebbe migliore la mia vita con un bel bidet in casa. Probabilmente siamo l’unico popolo ad avere una media di almeno un bidet procapite, e credo che questa nostra fissa sia condivisa da pochi altri al mondo.

Il bidet per me è un imperativo categorico, e mi stupisco quando gli altri non ne colgono la pregnante importanza.

Partiamo dai fatti: in Italia, in bagno, c’è il bidet. Nel resto del mondo, solitamente, no.

Dati alla mano, quelli strani, quelli diversi, siamo noi. E invece, da bravi italiani, convinti come sempre di essere i meglio del mondo, restiamo esterrefatti quando scopriamo, viaggiando, o chiacchierando con amici stranieri, che gli altri paesi non ce l’hanno. E intimamente ci chiediamo “ma come faranno a lavarsi il culo?”. Io, senza troppi problemi, l’ho chiesto proprio esplicitamente. E questa semplice, ingenua domanda, ha aperto un dibattito acceso che si potrae ancora.

Sebbene i paesi dell’Europa continentale siano più civiili di noi in fatto di trasporti pubblici, viabilità, dialettica politica e sensibilità per la cultura e l’ambiente, purtuttavia non si lavano il culo.

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Una solitudine troppo rumorosa

No, non è la recensione del mio libro preferito, ma in effetti questo post si chiama come il titolo di uno dei miei libri preferiti, di quello scrittore straordinario che è Bohumil Hrabal.

Visto che è da tanto tempo che vorrei rileggerlo, le parole del titolo mi frullano per la testa spesso e oggi hanno trascinato la mia mente in un tutt’altro posto. Mi hanno portata a pensare  al fatto che, da quando vivo in Germania, sono sì più sola di quando stavo in Italia, ma sono anche completamente ricoperta di parole. Parole scritte, parole dette, parole ascoltate, parole al telefono, parole su facebook, parole su internet.  Il mio contatto con la mia vita di prima e con la mia famiglia è ormai basato soprattutto sulle parole.  Skype, il telefono, facebook, il cellulare, i messaggini,le e.mail, sono tutti mezzi per raccontare come va la vita, per comunicare, aggiornarsi, mantenersi vicini. Ma non possono sostituire la condivisione e il vivere insieme le cose di tutti i giorni con le persone che ci mancano.

La quotidianità, si sa, è un’altra cosa. Continua a leggere

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