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Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Prosciutto, russi a frotte e babbi fighi- cronaca (ritardataria) di una settimana in ospedale

Paese che vai, ospedale che trovi, direi che è una massima che si adatta bene alla situazione.

Mi ero passata una bella settimana in ospedale e nell’attesa di essere dimessa, mi era salita incontrollabile la voglia di fare un bel bilancio di questa settimana. Poi il post era rimasto in bozza e finalmente ho trovato, solo adesso, la concentrazione per finirlo.

Ora, purtroppo c’è da dire che negli ultimi due anni le degenze mie (o di familiari stretti) sono state troppe, troppo frequenti e spesso insopportabili, come solo gli ospedali e le malattie sanno essere.

Ma a questo giro, pur nella sfiga cosmica che sembra perseguitarmi, alla fine ho avuto uno sguardo più rilassato sull’insieme e posso permettermi qualche digressione.

Da dove iniziare? Dal tasto dolente del rancio? Ma sì, spariamo a zero sul rancio, che quando si tratta di ospedali viene sempre bene. vassoio_ospedale

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Il vicino di casa? Senza filtro, danke!

La schiettezza dei tedeschi talvolta mi spiazza. Ieri mattina sono andata a suonare al mio vicino di casa del piano di sopra, un tipo simpatico e gioviale che si ferma spesso a fare due chiacchiere, parla veloce, si mangia le parole, ha un accento diverso da quello di qui, e io in media capisco il 30% di quello che mi dice, ma sembra dire cose simpatiche. Sorrido alle sue battute, o almeno a quelle che penso siano battute. Secondo me pensa che io abbia una paresi facciale perché sorrido sempre.

Insomma, ieri mattina passa da casa nostra per chiederci se disturba ad allenarsi a tennis da tavolo tra le 7 e le 10 di domenica mattina. Mio marito, perplesso dal contenuto della comunicazione e con la bimba febbricitante attaccata ai pantaloni del pigiama, lo ascolta con scarsa concentrazione, ma appena finisce di parlarci e quello se ne va, viene colto dal dubbio di aver capito male. Il vicino ha parlato di un torneo a cui deve partecipare. Ma ha detto anche altro. Continua a leggere

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Crisi di identità improvvise. Ma io, alla fine, che emigrante sono?

E soprattutto, dove sto andando?

immagine tratta dal web

immagine tratta dal web

Qualche giorno fa sono andata alla VHS per cercare un corso di inglese da fare a tempo perso. E mentre mi avventuravo nell’aula per fare il test di inglese, ho visto che c’era anche una collega di italiano in attesa di qualche aspirante studente da consigliare. Così da brava ficcanaso, appena finito il test, mi sono fiondata nell’aula di italiano/spagnolo e mi sono presentata, dal nulla, all’ignara collega.

Convenevoli, frasi di circostanza, qualche domanda di rito e in 5 minuti ci siamo sommariamente raccontate le rispettive vite.

E lei: ah, io rimando tutti a casa! Non ci restare in Germania, no no no! Continua a leggere

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Socializzazione tedesca – cronaca del tentativo n. 1 – parte seconda

Oh, eccoci alla puntata conclusiva di questo tentativo programmato di socializzazione con le genti tedesche. Le puntate precedenti le potete trovare qui  e qui.

Il sottotitolo di questo posto potrebbe essere anche:

Compleanni, orda di bimbi e sindacalismo all’asilo.

Ieri finalmente c’è stata la festa di compleanno della mia bimba, che ha compiuto 2 anni proprio pochi giorni fa. La preparazione della festa era iniziata diversi giorni fa, diciamo circa 2 settimane prima dell’evento. Avevo fatto i bigliettini, e mi ero preparata psicologicamente. Peccato che poi io sia stata presa da un po’ di malanni e che io mi sia trovata un po’ all’ultimo a preparare il tutto. Presa un po’ dal panico da ansia da prestazione avevo anche rotto le palle un po’ a tutti, concretamente  e virtualmente, tra telefonate, chat e post qui e su facebook. E i consigli pratici e la solidarietà psicologica sono arrivati a palate, e mi sono sentita meglio.

Ma andiamo con ordine.
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La sindrome del pandoro – bella la mi’ Livorno

Ovvero di come appare il mondo (Livorno) dopo un’assunzione prolungata di massicce dosi di pandoro.

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Eccolo, il post natalizio.

L’emigrante scende dalla ricca Germania e la prima cosa che nota, rimettendo piede sul suolo natio, è che a Livorno c’è la crisi. Anzi, la “grisi”. Ma grossa. La miseria. E tutti lo dicono, i giornali lo ripetono, i telegiornali lo gridano, la gente lo dice, è tutto vero. C’è la crisi. Anche in Germania lo dicono, e quando sono laggiù leggo i giornali italiani online e mi immagino la crisi a casa mia. Perché diciamoci la verità, ad emigrare nel Baden-Württemberg ho avuto una gran botta di cul fortuna. E’ uno dei Land che meglio resiste in questa situazione critica. E il confronto tra la ricca Friburgo e la ventosa Livorno, ogni volta che ci ritorno, è impietoso. Nel centro di Livorno i negozi chiudono, a grappoli. L’aria che si respira è buona e piena di salsedine, ma metaforicamente è pesante e manca il respiro.

Stabilito questo punto fermo, e cioè la crisi, mi sono guardata intorno in questi giorni. E nonostante i problemi economici, il cibo ha fatto da padrone. Pranzi, cene, merende, di nuovo pranzi e cene, a ciclo continuo. E all’improvviso ho visto chiaramente quello che i miei studenti tedeschi mi dicono sempre: “gli italiani parlano sempre di cibo”. Continua a leggere

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Supermercato e sesso, così i visitatori naufraghi approdano qui

Stavolta non voglio fare un’altra apologia dell’apertura mentale dei tedeschi, che vendono vibratori in una catena di supermercati/profumerie (come potete leggere, se vi interessa, qui).  E nemmeno proseguire nella saga del gioco delle differenze tra tedeschi e italiani. No, stavolta voglio ispirarmi a uno dei blog che seguo, Tibten, per fare un ragionamento sulle chiavi di ricerca. In quel blog, infatti, ho letto alcuni post in cui si analizzano le parole chiave che hanno fatto arrivare i visitatori al blog stesso. WordPress, la piattaforma che ospita anche questo blog, offre questo simpatico strumento, che tra i numerosi dati e statistiche riguardanti il traffico e la provenienza delle visite (vi annuncio che è iniziata la campagna di conquista anche della Russia!!!), elenca le parole che l’incauto visitatore ha digitato su un motore di ricerca (Google o altri) e che, ahilui, lo hanno fatto approdare su queste pagine.

Purtroppo non posso vantare la stessa varietà di chiavi di ricerca di Tibten e nemmeno lo stesso grado di perversione, ma devo dire che in poco più di un mese ho raccolto delle piccole chicche… Continua a leggere

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Progetti didattici ma non natalizi (forse)

immagine presa dal web

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E TU, NELL’ANIMA, SEI PIU’ ITALIANO O PIU’ TEDESCO?

A Natale, o dintorni, la tentazione di un bel post natalizio preme, invita, chiama. E non è detto che non ci caschi anch’io. Stando a Friburgo, poi, con la neve che scende beata a fiocchi e i mercatini di Natale che ammiccano colorati e luminosi, è facile farsi prendere dal clima festaiolo. Poi c’è anche il fatto che sarà più di un mese (dall’inizio di novembre direi) che spuntano le decorazioni, le stelline, le paillettes, le scritte glitter, un trionfo del kitsch natalizio insomma, e alla fine una un po’ si fa trascinare, anche se non è che di solito impazzisco per il Natale.

Ma per resistere alla tentazione del post natalizio, mi sono concentrata sul lavoro. O meglio: visto che sto lavorando a una cosa piacevole e divertente, ho pensato di condividerla. Continua a leggere

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Elogio dell’efficienza tedesca

“Signora, la devo avvisare, c’è da aspettare tanto”

Dovrei scrivere un post sulla sfiga, visto che in questo 2012 gli eventi funesti sembrano particolarmente attratti da me e dalla mia famiglia. Ma visto che alcune ferite si devono ancora rimarginare e non me la sento di parlarne a vanvera, sempre restando in tema di sfiga e dintorni, voglio proseguire col gioco delle differenze Italia vs. Germania.

momenti idilliaci – bimba e mamma sulla prima neve

Domenica mattina ci siamo svegliati ed era tutto ricoperto di neve, c’era una luce fantastica e, come la famigliola del mulino bianco, siamo usciti tutti insieme.

La bimba quasi duenne era estasiata, camminava  a mezza gamba nella neve, urlando felice “guarda qui, c’è di neve, tutta neve, è ghiaccia” (si sa, è toscana). Io e lui ci siamo presi a pallate di neve, e io, patata come sempre, ho subito come sempre. L’idillio è proseguito allo spielplatz (parchino giochi) dove c’è un gioco bellisismo, una sorta di skilift, ma orizzontale, al quale ti aggrappi dopo una rincorsa per poi ondeggiare su e giù appeso a un cavo d’acciaio.

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moda italiana vs. “stile” tedesco

Messe MODA MADE IN ITALY

Immagine tratta dal web

Stimolata da una nuova, insospettabile dipendenza da blog e siti fashion, ma di quelli per taglie forti, tipo questo, ho pensato che un bel discorsino sulle differenze modaiole tra Italia e Germania fosse necessario, quasi indispensabile.

Prima di tutto devo precisare che questa nuova dipendenza non mi ha trasformata in una fashion blogger (noncicapiscounasega) né mi ha reso più modaiola, né più griffata e per ora non sembra aver aumentato la mia già alta predisposizione allo shopping. Lo shopping continuo a farlo un po’ dove capita e le grandi catene cheap (tipo H&M, Pimkie, C&A) sono i luoghi dove alla fine approdo sempre, volente o nolente.

Questa precisazione è importante, una premessa per capire che le cose che sto per scrivere non sono frutto di una qualche mia mania nel vestiario. Non ho preferenze per le cose coatte, non ho preferenze per le cose firmate, non ho preferenze per le cose particolarmente eleganti, non amo le paillettes e in generale mi vesto “normale” cercando di un essere troppo sciatta e avendo un occhio agli abbinamenti e ai dettagli.

Con questo bagaglio “estetico” sono arrivata bella bella in Germania, per la precisione nella ricca Friburgo, circa tre anni fa. Ignara di quello che mi aspettava. Mi sono portata le mie belle valigie piene di vestiti secondo me carini e di scarpe di varie fogge.

C’è voluto poco per rendermi conto di una serie di cose fondamentali:

  • la maggior parte delle mie scarpe era inadatta al clima (pioggia, freddo, neve, fango e ancora freddo e pioggia…)

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