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La torre di Babele e di cupcake

La fantastica torre di cupcake del mio babyshower

La fantastica torre di cupcake del mio babyshower

Per la prima volta doppia versione, italiana e inglese! For the first time a double version: Italian and English- for the English version scroll down.

Sono giorni intensi e frenetici e l’adrenalina è a mille. Facciamo cartoni, impacchettiamo tutto e io sono lanciatissima in quel processo di smaltimento di roba inutile che si accompagna sempre ai traslochi e ai trasferimenti. L’inevitabile catarsi del cambiare pelle, l’occasione del cambiamento per fare pulizia e sistemare tutto quello che si voleva sistemare da tempo.

Così è tempo di bilanci. L’adrenalina pompa il mio fisico altrimenti provato dagli sbalzi di temperatura e d’umore e affaticato da una pancia incredibilmente grande che sembra non finire mai di crescere (e pensare che ci devo ancora passare quasi 3 mesi insieme!).

Così la mia testa schizza, la concentrazione langue e soprattutto le liste e i pizzini si moltiplicano. Ho liste per tutto: le cose da fare, gli appuntamenti da prendere, la roba da comprare, la roba da mettere nelle valigie, la gente da vedere, i regali da preparare. E queste liste e questa frenesia del fare mi hanno un po’ anestetizzata. Mi sono ritrovata a poco più di una settimana dal trasloco senza rendermi davvero conto che ci siamo quasi.

Poi però domenica il velo si è squarciato.

Domenica c’è stata una festa, una bellissima festa. Continua a leggere

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casa dolce casa, dove sei?

Casa mia, ti cerco e non ti trovo.

Per me il concetto di casa era sempre stato chiaro, in tutti i miei viaggi, in tutti i miei spostamenti, rimaneva sempre un baricentro, un luogo di ritorno che consisteva fisicamente nel mio appartamento e affettivamente nella mia città – famiglia, amici e mare inclusi.

Poi ad un certo punto, questo trasloco internazionale, la nuova casa, la nuova vita, hanno dato un duro colpo a questa mia certezza. Un giorno, mentre ero tutta impegnata a studiare tedesco in un corso di integrazione (santo Integrationskurs, una manna dal cielo per gli immigrati!) esce fuori il topic “patria”, e noi studenti diligenti ci buttiamo a pesce sugli articoletti del libro. Così, tra un’intervista a un turco e una testimonianza di una vietnamita, ci ritroviamo a cercare di esprimere il nostro concetto di “patria” e di “casa”. Da lì ho iniziato ad interrogarmi sul serio. Dopo due anni e rotti passati all’estero, una figlia nata in un paese diverso dal mio, una casa che sento mia ma lontana dalla mia “vera” casa di Livorno, per me è difficile capire cosa sia davvero casa mia. Continua a leggere

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