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Prosciutto, russi a frotte e babbi fighi- cronaca (ritardataria) di una settimana in ospedale

Paese che vai, ospedale che trovi, direi che è una massima che si adatta bene alla situazione.

Mi ero passata una bella settimana in ospedale e nell’attesa di essere dimessa, mi era salita incontrollabile la voglia di fare un bel bilancio di questa settimana. Poi il post era rimasto in bozza e finalmente ho trovato, solo adesso, la concentrazione per finirlo.

Ora, purtroppo c’è da dire che negli ultimi due anni le degenze mie (o di familiari stretti) sono state troppe, troppo frequenti e spesso insopportabili, come solo gli ospedali e le malattie sanno essere.

Ma a questo giro, pur nella sfiga cosmica che sembra perseguitarmi, alla fine ho avuto uno sguardo più rilassato sull’insieme e posso permettermi qualche digressione.

Da dove iniziare? Dal tasto dolente del rancio? Ma sì, spariamo a zero sul rancio, che quando si tratta di ospedali viene sempre bene. vassoio_ospedale

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Archiviato in il gioco delle differenze, in giro per la Germania e per il mondo, riflessioni (finto profonde) a caso

Il tetris delle valigie, o dell’arte della trasferta dell’emigrante

Eccoci finalmente al momento delle vacanze di natale e al temutissimo momento di salire in macchina. Purtroppo per parlare delle vacanze e di trasferimenti Livorno-Friburgo c’è un gettone obbligatorio che tutti devono pagare: ascoltare i miei lamenti e le mie bestemmie contro le compagnie aeree.

Ogni volta che affrontiamo il viaggio, rigorosamente in macchina, qualcuno spunta con suggerimenti naive, del tipo: ma perché non prendete l’aereo? ma non sarebbe meno stressante andare in treno? ma non vi converebbe noleggiare un elicottero?

E lì si scatena la bestia che è in me, perché sì, dentro di me alberga una seconda personalità, quella dell’agente di viaggi, che vive nascosta e sorniona e spunta fuori aggressiva in determinati momenti. Ecco, quando mi chiedono perché noi facciamo 800 km in macchina per spostarci da Friburgo a Livorno, l’agente di viaggi si risveglia e attacca. Senza pietà. Continua a leggere

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