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I greci

immagine tratta da wikipedia

Chiesa dei Greci a Livorno – immagine tratta da wikipedia

A casa mia, a Livorno, si dice “vai a fatti benedi’ dai gre’i!”, un modo poco elegante ma efficace per consigliare a qualcuno affetto da sfortuna di varia natura di cercare una soluzione per tale sventura.

Di solito si arriva a meritare un tale consiglio in caso di un paio di sventure, che ne so, una brutta influenza seguita da un lieve tamponamento, o più membri di famiglia affetti simultaneamente da qualche male di stagione. O anche quando un male qualsiasi, anche di lieve entità, come raffreddore o influenza, colpisce nella stagione sbagliata. Magari me ne sto bella bella al moletto di Antignano e sono colta da starnuti e tosse, è caldo, è estate, c’è il sole, e il passante occasionale, squadrandomi, si potrebbe permetter di dirmi che devo andare a farmi benedire dai greci.

Questo non vuol dire che devo prendere un aereo e volare fino ad Atene, semplicemente basta andare in via della Madonna, a Livorno, presso la chiesa dei Greci, luogo dove appunto si può richiedere la benedizione, sperando di scampare a nuove disavventure.

Le mie vacanze livornesi, seddiovole appena finite, ecco, si possono definire proprio così, coi “greci”. Una sfiga dopo l’altra in una spirale crescente di violenza. Continua a leggere

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Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Prosciutto, russi a frotte e babbi fighi- cronaca (ritardataria) di una settimana in ospedale

Paese che vai, ospedale che trovi, direi che è una massima che si adatta bene alla situazione.

Mi ero passata una bella settimana in ospedale e nell’attesa di essere dimessa, mi era salita incontrollabile la voglia di fare un bel bilancio di questa settimana. Poi il post era rimasto in bozza e finalmente ho trovato, solo adesso, la concentrazione per finirlo.

Ora, purtroppo c’è da dire che negli ultimi due anni le degenze mie (o di familiari stretti) sono state troppe, troppo frequenti e spesso insopportabili, come solo gli ospedali e le malattie sanno essere.

Ma a questo giro, pur nella sfiga cosmica che sembra perseguitarmi, alla fine ho avuto uno sguardo più rilassato sull’insieme e posso permettermi qualche digressione.

Da dove iniziare? Dal tasto dolente del rancio? Ma sì, spariamo a zero sul rancio, che quando si tratta di ospedali viene sempre bene. vassoio_ospedale

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Crisi d’astinenza e divagazioni offline

Zona libera dalla rete, per fare una pausa da internet ogni tanto - immagine tratta dal web

Zona libera dalla rete, per fare una pausa da internet ogni tanto – immagine tratta dal web

Che buffo per un volta mettersi a scrivere offline. Una cosa che non mi succedeva da tempo. Sono qui all’ospedale, mi ero prefissata di fare un sacco di cose, scrivere alla ditta per fare le ultime domande di controllo prima di accettare il preventivo per il trasloco internazionale, volevo continuare con la ricerca delle case in affitto e fare qualche telefonata e mandare qualche mail per iniziare a prendere gli appuntamenti, che poi tra 10 giorni lui va a Brighton, e il mio compito è riempirgli l’agenda come un uovo. Volevo cazzeggiare un po’ su facebook e magari fare due chiamate con skype per salutare un po’ di gente e passare un po’ di tempo. E invece no. Invece stamattina mi hanno trasferita in una nuova stanza perché avevano bisogno della mia per un’emergenza, e mi sono trovata in una camera nuova, altrettanto figa, grandissima, con tre letti e una sola altra paziente, e purtroppo senza rete!
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Elogio della noia ospedaliera

Per qualche momento ho pensato di iscrivermi a un concorso di sfiga. Una cosa tipo sfigometro, dove una giuria raccoglie le informazioni sulle sventure, le sfortune e gli incidenti dei concorrenti e poi valuta il grado di sfiga secondo vari parametri – che ne so, generale, personale, familiare, lavorativo, delle malattie, dei mezzi di trasporto. Ho pensato che potrei essere una valida concorrente.

In realtà non sono poi così sfigata. Il punto è che in questo momento sono ricoverata all’ospedale, per polmonite, e allora ho una vaga tendenza a vedere il lato buio delle cose. Ma come dice una mia amica, basta poco e il mio insopportabile ottimismo, il mio insopprimibile spirito da Pollyanna riemergerà e tornerò a vedere il lato bello delle cose.

Quindi, per andare con ordine che c’è da dire? In realtà dall’inizio dell’anno non avevo avuto tante disavventure, quindi pensavo ormai di esser fuori concorso, dopo aver avuto un ottimo 2012 di merda che secondo me mi dava credito per qualche annetto di tranquillità.

Quindi la Pollyanna che è in me mi suggerisce che questo ricovero sia solo un episodio isolato e mi spinge a trattarlo in quanto tale.
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