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Dell’allattamento e di altri demoni

Mi sa che ‘sto blog diventerà un mommy blog di questo passo, ma non riesco proprio a fare a meno di impantanarmi sulla questione dell’allattamento.

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Qualche giorno fa, trascinata dal link sulla bacheca facebook di un’amica neomamma, sono finita a leggere un post sull’allattamento. Latte versato. Mi è piaciuto molto, l’ho trovato sincero e in accordo col mio pensiero e così l’ho condiviso a mia volta. E ho taggato due amiche britoniane con le quali ho più volte scambiato idee ed emozioni su questa cosa dell’allattamento. E nel giro di poche ore la mia bacheca facebook è diventata una tribuna di dibattito/sfogo.  Tante altre mamme si sono ritrovate in quel post e hanno detto la loro o semplicemente condiviso la loro personale esperienza. E così mi sono trovata a fare i conti con questo “mostro” dell’allattamento. I conti con me stessa. E a ripensare alle emozioni e ai pensieri che mi attraversavano la testa nelle primissime settimane di vita delle mie bimbe, spesso riflessi nei fiumi di parole riversati sugli altri, soprattutto la mia mamma e la suocera, ed espressi qua e là con status su Facebook e messaggini sullo smartphone. Uno su tutti, di una decina di giorni dopo la nascita della seconda: “magia dell’allattamento un bella sega, l’allattamento pare un campo di addestramento marines!” Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, Intimamente, riflessioni (finto profonde) a caso

Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Incinta? Stai attenta a…../ Schwanger? Kein Problem!

Mentre aspettavo Sara, la mia bimba, mi sono divertita molto a notare le differenza di trattamento che l’Italia e la Germania riservavano alle donne incinte e, dopo, ai neonati.

La prima cosa che saltava subito all’occhio era il numero di pance. Qui a Friburgo si tratta di una vera e propria epidemia. Centinaia di pance, in ogni stagione, di ogni forma e misura, spesso le portatrici di pancia sono accompagnate da un numero di infanti uguale o superiore a 1. Non è raro vedere mamme e babbi (scusate, son toscana, papà proprio non la digerisco come parola) con vere e proprie tribù di esseri sotto al metro di altezza. E questi genitori spesso sono giovanissimi.

A Livorno invece non c’era tutta questa esplosione. Di certo sul lungomare si vedono tanti passeggini e carrozzine, e tante donne col pancione, ma così, a occhio, la quantità non è paragonabile. Poi di certo ho tante amiche che si riproducono, ma d’altra parta la fascia d’età è quella, sui trenta. Ma si vedono in giro tante mamme ben più grandi e questa differenza con la Germania salta all’occhio. Evidentemente noi italiani non ci possiamo materialmente permettere di mettere al mondo dei figli a 20 anni.

Alla luce di questa considerazione, la prima cosa che si nota è la differenza di atteggiamento dei passanti, l’uomo (o la donna) della strada (come diceva la mia poco amata prof di filosofia): Continua a leggere

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