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In questi giorni ho scritto decine di post. Tutti nella mia testa e nemmeno uno sul mio quadernino o sul mio computer. Stamattina poi ho quasi scritto un trattato, mentre andavo da casa all’asilo, con due bimbe, lo zaino, il vento in faccia e quell’aria sempre a metà tra lo sciagattato e il disperato. Ovviamente il trattato era tutto nella mia testa, scrivevo e scrivevo e addirittura vedevo le cose scritte davanti ai miei occhi, le lettere e le parole che comparivano, come su un foglio. Come esercizio non è male, fantastico tra l’altro per estraniarsi per qualche minuto dal cicaleccio interminabile della mia bimba. Lei parla. Tanto. Sempre. Senza sosta. In continuazione. Parla. E io, che pure sono una chiacchierona di prima categoria, per la prima volta in vita ho capito l’impagabile valore del silenzio. Così stamattina stavo nel mio “happy place”, mentre lei chiacchierava con me, coi fiori, con la sorella, con i muretti, con le formiche, e scrivevo parole virtuali nel mio cervello. Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, metablog, riflessioni (finto profonde) a caso

Una solitudine troppo rumorosa

No, non è la recensione del mio libro preferito, ma in effetti questo post si chiama come il titolo di uno dei miei libri preferiti, di quello scrittore straordinario che è Bohumil Hrabal.

Visto che è da tanto tempo che vorrei rileggerlo, le parole del titolo mi frullano per la testa spesso e oggi hanno trascinato la mia mente in un tutt’altro posto. Mi hanno portata a pensare  al fatto che, da quando vivo in Germania, sono sì più sola di quando stavo in Italia, ma sono anche completamente ricoperta di parole. Parole scritte, parole dette, parole ascoltate, parole al telefono, parole su facebook, parole su internet.  Il mio contatto con la mia vita di prima e con la mia famiglia è ormai basato soprattutto sulle parole.  Skype, il telefono, facebook, il cellulare, i messaggini,le e.mail, sono tutti mezzi per raccontare come va la vita, per comunicare, aggiornarsi, mantenersi vicini. Ma non possono sostituire la condivisione e il vivere insieme le cose di tutti i giorni con le persone che ci mancano.

La quotidianità, si sa, è un’altra cosa. Continua a leggere

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Il potere della parola (scritta)

La terapia della parola scritta. Un mezzo per (ri)costruire la propria identità

Mi cucio addosso un tailleur di parole

Oggi sul tram frasi confuse e parole sparse mi si accavallavano nella mente, e il primo impulso è stato quello di scriverle, di buttare giù degli appunti per fare chiarezza, per riordinare, letteralmente, le idee. Poi però mi sono persa nel rincorrere un pensiero che non riusciva a fermarsi e a farsi capire, forse cercavo di ricordare una cosa che avevo letto o sentito. Così le parole hanno continuato a fluire e a mescolarsi come un prisma ed ho avuto la netta sensazione che, fino a che erano solo parole in testa, fossero liquide. Ed ho pensato invece alla concretezza, alla solidità della parola scritta e lì mi è partito il pensierone filosofico della giornata. All’improvviso ho avuto un’immagine nitida di un vestito fatto di parole, un po’ come una stoffa con la stampa di un giornale, che uno poi se ne compra un paio di metri e ci fa un tailleur.

Ho pensato che questa mania di scrivere che ho sempre avuto fosse un modo per cucirmi addosso un vestito, per creare un’identità visibile alla me stessa invisibile. Continua a leggere

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