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Nostalgia della nostalgia

Proprio così, ho nostalgia della nostalgia. Mi mancano certe sensazioni che la nostalgia mi dava. Dopo mesi lunghissimi sono riapprodata in questo porto familiare, in questo blog che dormiva sotto strati di settimane e settimane scivolate via senza che nemmeno me ne fossi accorta. E gironzolando tra i commenti lasciati tutti soli sotto alla marea di parole mie e tra vecchi post più o meno datati, mi sono ritrovata ad avere nostalgia di quelle sensazioni che provavo prima. Mi manca quell’emozione, quel sentimento di nostalgia che attraversava i miei pensieri, che a sorpresa mi attanagliava, si infilava nelle pieghe dell’anima e dell’umore e addolciva i ricordi di quello che avevo lasciato dietro di me.

Invece ora non la sento quella nostalgia, e un po’ mi manca. Perchè smettere di avere nostalgia dei posti che si ama è un po’ come diventare grandi e poi ripensare alla forza delle emozioni che ci travolgevano da bambini o da adolescenti e rimpiangerla un po’. Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, in giro per il Regno Unito e per il mondo, riflessioni (finto profonde) a caso

Crisi di identità improvvise. Ma io, alla fine, che emigrante sono?

E soprattutto, dove sto andando?

immagine tratta dal web

immagine tratta dal web

Qualche giorno fa sono andata alla VHS per cercare un corso di inglese da fare a tempo perso. E mentre mi avventuravo nell’aula per fare il test di inglese, ho visto che c’era anche una collega di italiano in attesa di qualche aspirante studente da consigliare. Così da brava ficcanaso, appena finito il test, mi sono fiondata nell’aula di italiano/spagnolo e mi sono presentata, dal nulla, all’ignara collega.

Convenevoli, frasi di circostanza, qualche domanda di rito e in 5 minuti ci siamo sommariamente raccontate le rispettive vite.

E lei: ah, io rimando tutti a casa! Non ci restare in Germania, no no no! Continua a leggere

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Archiviato in cervelli in fuga, italiano per stranieri, Nostalgie, riflessioni (finto profonde) a caso

casa dolce casa, dove sei?

Casa mia, ti cerco e non ti trovo.

Per me il concetto di casa era sempre stato chiaro, in tutti i miei viaggi, in tutti i miei spostamenti, rimaneva sempre un baricentro, un luogo di ritorno che consisteva fisicamente nel mio appartamento e affettivamente nella mia città – famiglia, amici e mare inclusi.

Poi ad un certo punto, questo trasloco internazionale, la nuova casa, la nuova vita, hanno dato un duro colpo a questa mia certezza. Un giorno, mentre ero tutta impegnata a studiare tedesco in un corso di integrazione (santo Integrationskurs, una manna dal cielo per gli immigrati!) esce fuori il topic “patria”, e noi studenti diligenti ci buttiamo a pesce sugli articoletti del libro. Così, tra un’intervista a un turco e una testimonianza di una vietnamita, ci ritroviamo a cercare di esprimere il nostro concetto di “patria” e di “casa”. Da lì ho iniziato ad interrogarmi sul serio. Dopo due anni e rotti passati all’estero, una figlia nata in un paese diverso dal mio, una casa che sento mia ma lontana dalla mia “vera” casa di Livorno, per me è difficile capire cosa sia davvero casa mia. Continua a leggere

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