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Confessioni di una mamma mancata

30.10.12 ore 7 del mattino

Sul treno per Milano, in attesa di partire. Un po’ nervosa e un po’ sollevata per questa decisione. Allora è scattato il bisogno di scrivere per chiarirsi le idee, per sfogarsi un po’, per coccolarsi anche. Questa nuova gravidanza, un po’ voluta, un po’ intimamente temuta, mi sta mettendo in difficoltà. C’è una felicità, una gioia in fondo, dentro di me, che ancora non è riuscita a esplodere, che ancora è soffocata da una catena di eventi che sembra non terminare mai, siamo solo all’inizio del 4° mese! Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, Intimamente

Non sono sola in questa Germania

ovvero delle fonti infinite d’ispirazione.

La rete, si sa, offre tanti spunti e tante idee, e si trova di tutto, proprio di tutto.

Sinceramente, prima di iniziare a scrivere questo blog, non avevo mai cercato in rete niente che riguardasse il confronto tra italiani e tedeschi, o umorismo sui tedeschi e sugli italiani.

Falso. In realtà l’avevo fatto, ma sempre a scopo didattico, non per mio personale sollazzo.

La cosa più usata per i miei corsi, come rompighiaccio, è di sicuro il video di Bozzetto sul caffè.

Un grande classico, adatto a tutti i livelli (anche i principianti assoluti lo capiscono) e ottimo spunto sia per una lezione “classica” su come si ordina al bar, che per una lezione “libera”, di conversazione.

Un’altra cosa carina che avevo trovato, e che poi avevo usato in un lavoro piuttosto articolato sulle differenze tra italiani e tedeschi e su cosa amassimo/odiassimo dei nostri rispettivi paesi, era un progetto del Goethe Institut realizzato dai giornalisti Beppe Severgnini e Mark Spörrle – Berlino/Palermo. Tra video e articoli sul blog, c’erano spunti a palate. Coi miei studenti ci siamo divertiti un sacco a fare i confronti, ma siamo sempre rimasti, più o meno, nel politicamente corretto.

In realtà ero stata un po’ naive e non avevo riflettutto sul fatto che, come me, tanti altri vivevano questa situazione di straniamento. Falso di nuovo. Ci avevo riflettutto, lo devo ammettere, anche perché  ci sarebbero tutti gli amici italiani in carne ed ossa, con cui condivido le lagne gastronomico-climatiche-modaiole, che testimonierebbero contro di me. Semplicemente non avevo pensato al fatto che anche altri stessero raccontando delle storie così simili alla mia, che anche altri (ma soprattutto altrE) vedessero quasi coi miei stessi occhi questa immersione in crucconia. Ma si sa, l’egocentrismo a tratti mi offusca la mente… Continua a leggere

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Il potere della parola (scritta)

La terapia della parola scritta. Un mezzo per (ri)costruire la propria identità

Mi cucio addosso un tailleur di parole

Oggi sul tram frasi confuse e parole sparse mi si accavallavano nella mente, e il primo impulso è stato quello di scriverle, di buttare giù degli appunti per fare chiarezza, per riordinare, letteralmente, le idee. Poi però mi sono persa nel rincorrere un pensiero che non riusciva a fermarsi e a farsi capire, forse cercavo di ricordare una cosa che avevo letto o sentito. Così le parole hanno continuato a fluire e a mescolarsi come un prisma ed ho avuto la netta sensazione che, fino a che erano solo parole in testa, fossero liquide. Ed ho pensato invece alla concretezza, alla solidità della parola scritta e lì mi è partito il pensierone filosofico della giornata. All’improvviso ho avuto un’immagine nitida di un vestito fatto di parole, un po’ come una stoffa con la stampa di un giornale, che uno poi se ne compra un paio di metri e ci fa un tailleur.

Ho pensato che questa mania di scrivere che ho sempre avuto fosse un modo per cucirmi addosso un vestito, per creare un’identità visibile alla me stessa invisibile. Continua a leggere

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