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La magia dell’anticipazione – un mese dopo

Durante le lunghe ore della Christmas Storm, prima di Natale, avevo trovato un po’ di tempo per un post prenatalizio, pre partenza, pre Livorno.

Praticamente eravamo così, il giorno della partenza, alla fermata del bus (immagine tratta dal web)

Praticamente eravamo così, il giorno della partenza, alla fermata del bus (immagine tratta dal web)

Poi il post era rimasto intrappolato nella tempesta, letteralmente. Il vento forte e le piogge avevano provocato danni alle linee ferroviarie, e il nostro viaggio diventava ora dopo ora sempre meno sicuro e di certo sempre più stressante. Così il computer era diventato la nostra fonte di informazione sul meteo, la viabilità, la situazione dell’areoporto e dei voli, e il mio post, quelle righe messe insieme in un preziosissimo ritaglio di tempo, era finito nel dimenticatoio.

Alla fine siamo partiti, il viaggio, stressante e parecchio di corsa, è andato bene e siamo arrivati a Livorno. E dopo due settimane, siamo anche ritornati a Brighton. E oggi ho riletto quelle righe. Potrei scriverne il seguito, ma è certo che non cambierei una virgola, quelle sensazioni e quelle emozioni mi appartengono ancora, anche col senno di poi.

E allora eccolo qui, lo lascio così, senza conclusione, quella la conservo per un altro post, con l’illusione di ritrovare ancora un prezioso ritaglio di tempo per scrivere ancora.

Eccoci finalmente arrivati alla vigilia di queste feste natalizie alla vigilia della nostra partenza per tornare a casa. Casa. Beh, è quella che mi/ci aspetta a Livorno o quella che ci lasciamo alle spalle qui a Brighton, o quella che qualche mese fa abbiamo lasciato a Friburgo?

Non è la prima volta che mi chiedo questa cosa della “casa”, è una cosa che mi sta a cuore e su cui mi interrogo spesso (come si può leggere qui). Ma a questo giro la cosa che mi ha colpito è stata soprattutto l’attesa. Questa lunga attesa del viaggio. Il carico di aspettative, le emozioni dell’anticipazione, l’idealizzazione di Livorno, quel luogo magico di tranquillità, affetti familiari, clima piacevole, cibo fantastico, un posto equilibrato e riposante che, in realtà, esiste solo nella mia immaginazione. Questo fenomeno credo sia noto alla maggior parte dei migranti, per un tot di mesi all’anno si aspira a tornare a “casa”, o dalla famiglia o comunque al luogo di origine che ci siamo lasciati alle spalle, e poi, zac! una volta tornati, arrivati, sistemati, un paio di giorni e puf! la magia scompare e si viene travolti dalla vita vera.

Ora nel mio caso vengo travolta letteralmente. Non per me, ma per la bimba. La prima figlia/nipote dei nostri nuclei familiari, ha fatto da star ad ogni rientro, e questa volta a Livorno di bimbe ce ne porto ben due, di cui una nuova di zecca e con ancora tanta gente da conoscere. Mi tremano le ginocchia al pensiero di quello che ci aspetta! Perché non importano i buoni propositi e le promesse: questa volta vietato strafare, questa volta vietato prendere troppi impegni, questa volta vietato dire di sì a tutto e tutti, questa volta vietato fare i pellegrinaggi da casa a casa a salutare ogni singolo amico, parente, conoscente, questa volta è d’obbligo riposarsi e seguire dei ritmi più rilassati e umani.

Nonostante i saggi propositi, nonostante qualche tentativo di programmazione anticipata, nonostante la buona volontà, finisce sempre che le vacanze in Italia siano una corsa al massacro. Le buone intenzioni della famiglia spesso si trasformano in un calendario zeppo di appuntamenti che nemmeno Obama nei suoi picchi di popolarità. E poi diciamo la verità, a me piace vedere i miei amici, salutare le persone a cui voglio bene e ho spesso dei seri problemi a calcolare le mie reali forze e finisce che mi stanco come una matta e riparto più sfatta di prima (c’è da calcolare che gli anni avanzano e le ore di sonno, con la prole raddoppiata sono più che dimezzate). Ma la cosa che mi abbatte alla ri-partenze di solito non è la stanchezza fisica, ma è il senso di delusione e disillusione che mi attanaglia dopo le permanenze in Italia. Perché basta poco per ripiombare velocemente in quella palude italiana, in quello stato indefinito di disagio e per rivedere in un attimo tutta quella serie di motivi che hanno spinto a scappare. E nonostante la nostalgia che sale quando si sta lontani, ad ogni rientro italiano c’è il solito pugno nello stomaco.

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Demenza

Devo fare tremila cose. Tra qualche mese si parte. Ho riempito decine di paginette con liste, pizzini, elenchi, schemini, bozze di calendari, numeri di telefono, cose da fare sistemate con un qualche ordine gerarchico di importanza. Il risultato però non cambia. Il mio cervello si è svuotato di ogni neurone. Faccio confusione, mi scordo le cose, confondo i nomi. Domenica c’era da passare dalla nota pasticceria livornese da Vito a prendere un dolce, ho insistito per 10 minuti buoni con lui che, no, si sbagliava, dovevamo andare da Vitolo a prendere sto dolce – peccato che Vitolo sia un supermercato di alimentari italiani di Friburgo… Una pacca sulla spalla, un po’ di compassione nei suoi occhi, e abbiamo comprato questo benedetto dolce. Continua a leggere

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Fugaci impressioni di Stoccarda

Via, armiamoci ci pazienza e partiamo

Via, armiamoci ci pazienza e partiamo

Così ieri mattina mi avvio alla stazione, sotto una simpatica nevicata mattutina, per prendere il treno delle 6.52 (ho detto le 6.52, di sabato mattina…roba da pazzi) che mi porterà a Stoccarda per la presentazione di un libro di italiano.

Prima notazione: è buio, fa freddo, nevica, ma la strada davanti a casa è bellissima, tutta bianca e intatta. C’è un silenzio irreale in giro e solo un signore che gironzola e qualche taxi svogliato.

Seconda notazione: alla stazione trovo le due amiche (e colleghe) con cui farò il viaggio, e sembra subito di essere in un giorno di festa, tutte e tre per un giorno (non lavorativo) senza prole, impegnate in una cosa che è di lavoro, sì, ma è anche un po’ una girata. In un attimo eravamo come 3 ragazzine (magari!) in gita! Continua a leggere

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La vita scorre parallela

Riflessioni di un emigrante sulla contemporaneità delle vite degli altri.

Sono ritornata a casa. Anche se è difficile come sempre dare la definizione esatta di casa, problema già sviscerato in uno dei primi post di questo blog. Così, mentre viaggiavo ho avuto tempo di riflettere un po’, e quando abbiamo imboccato l’uscita per la stazione di Friburgo, sono stata schiaffeggiata da un pensiero inquietante. Partiamo da una considerazione banalissima. La vita scorre, ovunque, per tutti, incurante del luogo. Se mi lascio il posto A per andare al posto B, la mia vita si sposta con me da un luogo a un altro, ma nel posto A tutto continua a procedere, e io raggiungo il posto B, inserendomi nella vita che già vi scorreva. Mi sono incasinata, ma la questione era semplicemente questa: 

ogni volta che me ne vado da Friburgo la vita della città e delle persone prosegue, più o meno placida, solo che io non la vedo e non la seguo. Ogni volta che arrivo a Livorno, finisco in media res direttamente nella vita della città e delle persone che la abitano.

La considerazione, quindi, era banalissima. Un po’ come quello che succede quando si va in vacanza, stacchiamo la spina dalla vita di tutti i giorni e la nostra vita prosegue, per una o più settimane, altrove. Ma quando si va in vacanza a casa propria, o meglio, quando si torna per dei periodi in madre patria, è sempre un viaggio dell’anima. E questa cosa delle vite che scorrono parallele mi colpisce molto di più. Continua a leggere

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Il tetris delle valigie, o dell’arte della trasferta dell’emigrante

Eccoci finalmente al momento delle vacanze di natale e al temutissimo momento di salire in macchina. Purtroppo per parlare delle vacanze e di trasferimenti Livorno-Friburgo c’è un gettone obbligatorio che tutti devono pagare: ascoltare i miei lamenti e le mie bestemmie contro le compagnie aeree.

Ogni volta che affrontiamo il viaggio, rigorosamente in macchina, qualcuno spunta con suggerimenti naive, del tipo: ma perché non prendete l’aereo? ma non sarebbe meno stressante andare in treno? ma non vi converebbe noleggiare un elicottero?

E lì si scatena la bestia che è in me, perché sì, dentro di me alberga una seconda personalità, quella dell’agente di viaggi, che vive nascosta e sorniona e spunta fuori aggressiva in determinati momenti. Ecco, quando mi chiedono perché noi facciamo 800 km in macchina per spostarci da Friburgo a Livorno, l’agente di viaggi si risveglia e attacca. Senza pietà. Continua a leggere

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