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Stupido cuore

“Quando i cuori si rompono basta cambiarli e metterci dei cuori nuovi. Cambiamo i cuori rotti a tutti quelli che sono morti, così poi rivivono”.

cuore

Come si spiega la morte ad una bimba che non ha nemmeno 4 anni?

Male, molto male. Perché è difficile, perché fa male. Continua a leggere

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Omaggio a Francesco Moranino

Voglio scrivere una bella recensione. No, anzi, una bella pubblicità. Invece no, scriverò un post personale e racconterò la vicenda dal mio punto di vista personale. Oppure potrei scrivere solo una cosa breve, una piccola presentazione e lasciare che il libro parli da solo. Qualcosa devo fare, no, anzi VOGLIO fare. Uffa, non mi aspettavo che fosse così difficile.

copertina_libro

Iniziamo dall’ABC. Io avevo un nonno, che non c’è più e che non ho mai conosciuto e che si chiamava Francesco Moranino. Purtroppo è morto troppo giovane, ma la sua storia, la sua persona, il suo nome hanno lasciato il segno. L’hanno lasciato nella mia famiglia, nella mia storia personale, ma anche nella storia italiana del secolo scorso. Continua a leggere

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Quanto sono strani ‘sti tedeschi? Bimbi bionici per genitori sportivi

Che i tedeschi, in fatto di trasporto di infanti, siano avanti, non c’è bisogno di ribadirlo. La quantità di bimbi nei marsupi che ho visto qui è incredibile. E anche la varietà di passeggini e carrozzine multi bimbo. Per non parlare dei carretti da 4, 6 o 8 degli asili o delle tagesmutter.

Carretto carico di bimbi -Immagine tratta dal web

Carretto carico di bimbi -Immagine tratta dal web

Quello della foto è solo un modello, qui a Friburgo ne ho visti di tutti i tipi: di legno, di plastica, a forma di carretto classico, o di trenino o di camion dei pompieri. Da trascinare interamente a mano o con un motore elettrico integrato. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Stessa cosa per i carretti da attaccare alla bicicletta. Qui sono un must. Ce li hanno praticamente tutti e ci portano i bimbi, anche grandi. Spesso vedi intere famiglie, con 4 bimbi, distribuiti in due carretti trascinati dai genitori, magari caricati anche di altre biciclettine o tricicli. Quando li vedo andare in giro così penso sempre che siano fatti di un’altra tempra, ‘sti tedeschi. Io quando porto il carretto SINGOLO con la bimba dentro e faccio 2 m. di salita muoio.  Mi sento un’eroina, ma alla fine della salita ho bisogno del polmone d’acciaio.  Comunque io li trovo fantastici, sia i friburghesi, così sportivi, che tutti i “loro” sistemi di trasporto.

spostamenti tipici friburghesi - immagine tratta dal web

spostamenti tipici friburghesi – immagine tratta dal web

tandem per bimbi più grandicelli - immagine tratta dal web

tandem per bimbi più grandicelli – immagine tratta dal web

E’ importante non farsi ingannare dalle foto, tutte scattate in belle giornate di sole. Gli inarrestabili genitori friburghesi trasportano i loro pargoli in bicicletta anche con la bufera. Neve, acqua, grandine, non importa. Loro vanno. Senza curarsi del maltempo. Li ammiro molto per questo. E sotto sotto mi sento davvero italiana ( e non nel senso buono) quando prendo la macchina “solo” perché nevica…

Ma, a tutto c’è un ma. Continua a leggere

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A casa tutti bene?

immagine tratta dal web

immagine tratta dal web

Voglio dedicare un post alla famiglia. Non perché nottetempo io mi sia reincarnata in Costanza Miriano (per l’amor del cielo, no) o in un ideatore pubblicitario della Mulino Bianco, no. Semplicemente perché oggi faccio il mio primo blogmeseversario e mi va di festeggiare, anzi, di dedicare. Così ho deciso di mettere per scritto quei pensieri che mi frullano spesso per la testa e che riguardano la famiglia. Anzi, le mie famiglie. Sì, perché io ho tante famiglie, un po’ ereditate, un po’ costruite nel tempo e un po’ scelte. Visto che in molti casi si tratta di famiglie allargate, credo che sia il caso anche di allargare il concetto di famiglia. Continua a leggere

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Il bidet, questo sconosciuto

Alla fine eccomi qui a parlare di bidet, lo sapevo che prima o poi il tema dei culi e dell’igiene sarebbe arrivato a portare una ventata di freschezza nelle mie giornate.

Purtroppo non si scappa, il “problema” dell’igiene e delle differenze culturali è pressante.

Sono tormentata da un sogno proibito, avere il bidet in bagno. Mi rendo conto che noi italiani, con questa cosa del bidet, c’abbiamo proprio la fissa, ma non posso fare a meno di pensare come sarebbe migliore la mia vita con un bel bidet in casa. Probabilmente siamo l’unico popolo ad avere una media di almeno un bidet procapite, e credo che questa nostra fissa sia condivisa da pochi altri al mondo.

Il bidet per me è un imperativo categorico, e mi stupisco quando gli altri non ne colgono la pregnante importanza.

Partiamo dai fatti: in Italia, in bagno, c’è il bidet. Nel resto del mondo, solitamente, no.

Dati alla mano, quelli strani, quelli diversi, siamo noi. E invece, da bravi italiani, convinti come sempre di essere i meglio del mondo, restiamo esterrefatti quando scopriamo, viaggiando, o chiacchierando con amici stranieri, che gli altri paesi non ce l’hanno. E intimamente ci chiediamo “ma come faranno a lavarsi il culo?”. Io, senza troppi problemi, l’ho chiesto proprio esplicitamente. E questa semplice, ingenua domanda, ha aperto un dibattito acceso che si potrae ancora.

Sebbene i paesi dell’Europa continentale siano più civiili di noi in fatto di trasporti pubblici, viabilità, dialettica politica e sensibilità per la cultura e l’ambiente, purtuttavia non si lavano il culo.

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