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Quanto sono strani ‘sti tedeschi? Bimbi bionici per genitori sportivi

Che i tedeschi, in fatto di trasporto di infanti, siano avanti, non c’è bisogno di ribadirlo. La quantità di bimbi nei marsupi che ho visto qui è incredibile. E anche la varietà di passeggini e carrozzine multi bimbo. Per non parlare dei carretti da 4, 6 o 8 degli asili o delle tagesmutter.

Carretto carico di bimbi -Immagine tratta dal web

Carretto carico di bimbi -Immagine tratta dal web

Quello della foto è solo un modello, qui a Friburgo ne ho visti di tutti i tipi: di legno, di plastica, a forma di carretto classico, o di trenino o di camion dei pompieri. Da trascinare interamente a mano o con un motore elettrico integrato. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Stessa cosa per i carretti da attaccare alla bicicletta. Qui sono un must. Ce li hanno praticamente tutti e ci portano i bimbi, anche grandi. Spesso vedi intere famiglie, con 4 bimbi, distribuiti in due carretti trascinati dai genitori, magari caricati anche di altre biciclettine o tricicli. Quando li vedo andare in giro così penso sempre che siano fatti di un’altra tempra, ‘sti tedeschi. Io quando porto il carretto SINGOLO con la bimba dentro e faccio 2 m. di salita muoio.  Mi sento un’eroina, ma alla fine della salita ho bisogno del polmone d’acciaio.  Comunque io li trovo fantastici, sia i friburghesi, così sportivi, che tutti i “loro” sistemi di trasporto.

spostamenti tipici friburghesi - immagine tratta dal web

spostamenti tipici friburghesi – immagine tratta dal web

tandem per bimbi più grandicelli - immagine tratta dal web

tandem per bimbi più grandicelli – immagine tratta dal web

E’ importante non farsi ingannare dalle foto, tutte scattate in belle giornate di sole. Gli inarrestabili genitori friburghesi trasportano i loro pargoli in bicicletta anche con la bufera. Neve, acqua, grandine, non importa. Loro vanno. Senza curarsi del maltempo. Li ammiro molto per questo. E sotto sotto mi sento davvero italiana ( e non nel senso buono) quando prendo la macchina “solo” perché nevica…

Ma, a tutto c’è un ma. Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, il gioco delle differenze, in giro per la Germania e per il mondo

Internazionalismo proletario

O di come gli Integrationskurs integrano gli immigrati tra loro.

Immagine tratta dal web

Immagine tratta dal web

Venerdì ho organizzato un pranzo. C’era qui una mia amica di Livorno, venuta a trovarmi per qualche giorno. Così ho pensato che sarebbe stato carino fare qualcosa con lei e con i miei amici di qui. All’inizio volevamo fare una cena, ma poi è emerso chiaramente che la tempistica non era ideale. I vari mariti (uno mio e uno dell’amica- entrambi ricercatori) erano in un momento di orari lunghi all’università. I bimbi di sera sono sempre più noiosi. Allora avevo pensato a un caffè/tè con le amiche ma non so perché in quel momento mi è balenata l’idea che un pranzo sarebbe stato più carino.

Così ho chiamato le amiche italiche, che poi sono anche colleghe, che poi sono anche mamme (non tutte, ma insomma). Poi ho pensato di chiamare quell’amica croata tanto carina che faceva il corso di tedesco con me e che vedo ogni tanto e che ancora non l’avevo invitata dopo la merenda che aveva offerto a me e alla bimba. Poi ovviamente ho chiamata l’amica spagnola, quella con cui ho fatto la mitica scoperta dei vibratori venduti da Müller. Che poi non è spagnola spagnola, ma viene da Tenerife ed è una ventata di sole e allegria (oltre che bella esagerata). Anche lei era al corso di tedesco con me, come l’altra amica italiana e la ragazza croata.  La spagnola però aveva già un appuntamento fissato con un’altra amica, una ragazza tibetana che ha una bimba poco più piccola della mia. Visto che la tibetana l’avevo già vista un paio di volte e mi aveva fatto istintiva simpatia, le ho detto di portare anche lei. Continua a leggere

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Archiviato in cose di mamma, il gioco delle differenze, riflessioni (finto profonde) a caso

La colazione dei campioni, anzi delle campionesse

Un po’ sono stata ispirata da un post di un’espatriata come me, in cui si descrivono le differenze tra nostre italiche colazioni e le abbondanti e proteiche colazioni crucche, ma un po’ sono stata costretta da mia figlia. Ecco, diciamo la verità, scrivo questo post per colpa di mia figlia. Voglio vedere in lei la perfetta fusione, in fatto di colazione, dei gusti tedeschi con quelli italiani.

Ma dopo la sua performance di stamattina vedo in lei soprattutto un pozzo senza fondo.

Una doverosa premessa però va fatta: ieri sera la bimba era andata a nanna senza cena, era così stanca da non riuscire a mangiare e si è quindi bevuta solo il latte. Detto questo, stamattina, di buon’ora, si prende il suo latte e sembra tranquilla. Quando io mi accingo a fare colazione, però, decide che è arrivata l’ora di mangiare qualcosa e così la metto sul seggiolone accanto a me e le preparo un classico della colazione italiana: pane e marmellata. Una bella fetta di quelle quadrate di pane in cassetta con uno strato di deliziosa marmellata di more, la mia preferita. Taglio i pezzettini e lei se li mangia con gusto. Nel frattempo io mi preparo un toast, non perché sia diventata seguace della colazione salata alla tedesca, ma perché ho deciso di iniziare una nota dieta che per l’appunto prevede un toast bilanciato come possibile pasto mattutino.

La bimba pulisce minuziosamente ogni traccia di marmellata

La bimba pulisce minuziosamente ogni traccia di marmellata

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Progetti didattici ma non natalizi – seconda parte

Due giorni fa sono riuscita finalmente a concludere il progetto didattico che avevo iniziato col mio gruppo di conversazione. La soddisfazione è stata tanta, visto che mi è sembrato che il gruppo si divertisse.

Alla fine tutto il ciclo è durato 3 o 4 lezioni in tutto. Dopo l’inizio scherzoso col test per scoprire se si è più tedeschi o più italiani, abbiamo proseguito con la lettura di alcuni brani di post che io ho tratto da alcuni blog di espatriati in Germania come me. I temi erano vari, dalle considerazioni sulle differenze alimentari, al problema filosofico del cappuccino, fino ad arrivare a temi più delicati come ad esempio la tanto lamentata difficoltà a fare amicizia coi tedeschi, o comunque la diversità tra tedeschi e italiani nel relazionarsi agli altri. L’obiettivo finale era quello di farli parlare, sperando che i temi proposti fossero stimolanti per loro. Durante la penultima lezione, in piccoli gruppetti, hanno discusso un po’, alla ricerca delle cose che LORO, in quanto TEDESCHI, trovavano strane degli italiani. Beh, ne sono venute fuori di cose, e io mi sono divertita tantissimo in questo confronto allo specchio. Ma ecco qualche perla: Continua a leggere

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L’argento vivo (addosso)

Non so se è perché è italiana o perché sembra così a tutte le mamme, ma la mia bimba ha l’argento vivo addosso. E non posso fare a meno di fare paragoni con gli altri (tutte le mamme lo fanno, che lo ammettano o meno) e di vedere come si distingua sempre in mezzo ai bimbi tedeschi. Ma non in meglio o in peggio. Si distingue e basta. Quasi sempre.

Urla di più. Parla di più. Si muove di più. Nei ristoranti si sente di più. Al parchino dei giochi piange di più. E’ come se fosse geneticamente programmata a fare le cose “di più” rispetto agli altri.

Questa mia percezione di mia figlia mi pone diversi quesiti.

Intanto non so se è reale o se è, appunto, esclusivamente una mia percezione. Forse sembra a me, ma magari anche agli altri genitori sembra che i propri figli siano diversi. E se fosse così, beh, potrei anche fermarmi qui a scrivere, se qualcuno risolvesse i miei dubbi con una risposta certa.

Comunque, poniamo che non sia una mia proiezione, ma che davvero ci sia in lei un po’ più di vivacità rispetto agli altri. Questa sua prerogativa è in qualche modo legata alla sua italianità o è semplicemente caratteriale? Continua a leggere

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