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Sospiri di sollievo – buon compleanno

Oggi mi è successa una cosa strana. Oggi è il compleanno della mia bimba, compie 4 anni ed è tutta felice di essere una “bimba grande” e trasuda orgoglio ad ogni respiro. E così abbiamo dato inizio ai festeggiamenti, dei veri e propri baccanali, perché sono iniziati ieri sera con l’arrivo di un suntuoso pacco dall’Italia, carico di regali, e andranno avanti fino a sabato, culminando in una folle festa che conterrà poco meno di 20 bambini. Ho detto 20. VENTI BAMBINI. Facciamo la festa in casa. Riformulo: VENTI BAMBINI DA 0 A 6 ANNI IN CASA. Più, ovviamente, i rispettivi genitori.

Potrei chiudere qui, visto che tanto sabato sera sarò morta e la casa devastata e le bambine in lacrime per l’eccitazione e la stanchezza.

Ma no, invece ho pensato di resuscitare il mio piccolo e trascurato blog per condividere questa cosa che mi è successa oggi. Continua a leggere

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La magia dell’anticipazione – un mese dopo

Durante le lunghe ore della Christmas Storm, prima di Natale, avevo trovato un po’ di tempo per un post prenatalizio, pre partenza, pre Livorno.

Praticamente eravamo così, il giorno della partenza, alla fermata del bus (immagine tratta dal web)

Praticamente eravamo così, il giorno della partenza, alla fermata del bus (immagine tratta dal web)

Poi il post era rimasto intrappolato nella tempesta, letteralmente. Il vento forte e le piogge avevano provocato danni alle linee ferroviarie, e il nostro viaggio diventava ora dopo ora sempre meno sicuro e di certo sempre più stressante. Così il computer era diventato la nostra fonte di informazione sul meteo, la viabilità, la situazione dell’areoporto e dei voli, e il mio post, quelle righe messe insieme in un preziosissimo ritaglio di tempo, era finito nel dimenticatoio.

Alla fine siamo partiti, il viaggio, stressante e parecchio di corsa, è andato bene e siamo arrivati a Livorno. E dopo due settimane, siamo anche ritornati a Brighton. E oggi ho riletto quelle righe. Potrei scriverne il seguito, ma è certo che non cambierei una virgola, quelle sensazioni e quelle emozioni mi appartengono ancora, anche col senno di poi.

E allora eccolo qui, lo lascio così, senza conclusione, quella la conservo per un altro post, con l’illusione di ritrovare ancora un prezioso ritaglio di tempo per scrivere ancora.

Eccoci finalmente arrivati alla vigilia di queste feste natalizie alla vigilia della nostra partenza per tornare a casa. Casa. Beh, è quella che mi/ci aspetta a Livorno o quella che ci lasciamo alle spalle qui a Brighton, o quella che qualche mese fa abbiamo lasciato a Friburgo?

Non è la prima volta che mi chiedo questa cosa della “casa”, è una cosa che mi sta a cuore e su cui mi interrogo spesso (come si può leggere qui). Ma a questo giro la cosa che mi ha colpito è stata soprattutto l’attesa. Questa lunga attesa del viaggio. Il carico di aspettative, le emozioni dell’anticipazione, l’idealizzazione di Livorno, quel luogo magico di tranquillità, affetti familiari, clima piacevole, cibo fantastico, un posto equilibrato e riposante che, in realtà, esiste solo nella mia immaginazione. Questo fenomeno credo sia noto alla maggior parte dei migranti, per un tot di mesi all’anno si aspira a tornare a “casa”, o dalla famiglia o comunque al luogo di origine che ci siamo lasciati alle spalle, e poi, zac! una volta tornati, arrivati, sistemati, un paio di giorni e puf! la magia scompare e si viene travolti dalla vita vera.

Ora nel mio caso vengo travolta letteralmente. Non per me, ma per la bimba. La prima figlia/nipote dei nostri nuclei familiari, ha fatto da star ad ogni rientro, e questa volta a Livorno di bimbe ce ne porto ben due, di cui una nuova di zecca e con ancora tanta gente da conoscere. Mi tremano le ginocchia al pensiero di quello che ci aspetta! Perché non importano i buoni propositi e le promesse: questa volta vietato strafare, questa volta vietato prendere troppi impegni, questa volta vietato dire di sì a tutto e tutti, questa volta vietato fare i pellegrinaggi da casa a casa a salutare ogni singolo amico, parente, conoscente, questa volta è d’obbligo riposarsi e seguire dei ritmi più rilassati e umani.

Nonostante i saggi propositi, nonostante qualche tentativo di programmazione anticipata, nonostante la buona volontà, finisce sempre che le vacanze in Italia siano una corsa al massacro. Le buone intenzioni della famiglia spesso si trasformano in un calendario zeppo di appuntamenti che nemmeno Obama nei suoi picchi di popolarità. E poi diciamo la verità, a me piace vedere i miei amici, salutare le persone a cui voglio bene e ho spesso dei seri problemi a calcolare le mie reali forze e finisce che mi stanco come una matta e riparto più sfatta di prima (c’è da calcolare che gli anni avanzano e le ore di sonno, con la prole raddoppiata sono più che dimezzate). Ma la cosa che mi abbatte alla ri-partenze di solito non è la stanchezza fisica, ma è il senso di delusione e disillusione che mi attanaglia dopo le permanenze in Italia. Perché basta poco per ripiombare velocemente in quella palude italiana, in quello stato indefinito di disagio e per rivedere in un attimo tutta quella serie di motivi che hanno spinto a scappare. E nonostante la nostalgia che sale quando si sta lontani, ad ogni rientro italiano c’è il solito pugno nello stomaco.

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Corse, rincorse, case e tempi stretti

Sono settimane che ho un post abbozzatto sull’avventura del cercare casa a Brighton, ma non c’è verso di finirlo. Un po’ che manca il tempo, un po’ che appena mi ci metto magicamente la bimba piccola vuole il latte o vuole che l’assista ad emettere aria (da sotto o da sopra, poco importa, ha bisogno di sostegno morale, piccina!) oppure quella “grande” ha un improvviso attacco di mammite ed è urgente, necessario, indispensabile, irrimandabile che l’aiuti a cercare la sua macchinina argentata o la felpa di spiderman. Ma no, non ho deciso di trasformare questo blog in un mommy blog, e quindi la chiudo qui con le lamentele sui figli. Un po’ che la tecnologia, o forse il mio ricoglionimento, giocano contro di me, e l’ultima bozza invece di salvare tutte le preziose parole che avevo scritto (mortgage, estate agent, survey, open house, viewing…) si è aggiornata alla penultima versione e del post ne è rimasto meno di mezzo. Insomma, come blogger, un disastro. Continua a leggere

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Travagli: Kreißsal vs. delivery room

*SPOILER* AVVISO ALLE FUTURE MAMME O ASPIRANTI TALI:  IN QUESTO POST CI SONO ALCUNI DETTAGLI RIGUARDANTI I MIEI PARTI, SE ANCORA NON CI SIETE PASSATE, POTRESTE NON AVER VOGLIA DI SAPERLI.

Il tempo è sempre troppo poco, ma un ritaglio per questo post lo dovevo assolutamente trovare e in fretta, prima che i ricordi freschi dell’ultima nascita fossero offuscati dalle troppe notti insonni.

Intanto va detto, che come già sperimentato alla nascita della prima figlia in Germania, fare un figlio all’estero è una faccenda che ha i suoi pro e i suoi contro. Banale considerazione, diranno i più, ma visto che sto allattando e che questa attività mi lascia il cervello svuotato e un solo neurone funzionante, a questo giro mi permetto un piccolo carosello di banalità. Dicevo dell’estero, dunque. Continua a leggere

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Niente panico, forse sono solo ormoni che migrano

Si ricomincia. Punto e a capo. E come sempre ci sono tante domande (ma va?). Sai che novità. Eppure ci sono dei momenti in cui mi rendo conto in modo cosciente di quello sto vivendo. Mi spiego meglio. Delle volte si passa per dei cambiamenti epocali, per delle trasformazioni della vita, e nemmeno ce ne rendiamo conto, e altre volte c’è questa bizzarra consapevolezza di essere nel bel mezzo di un momento fondamentale, di quelli che cambierà tutto.

E così mi sento ora. Continua a leggere

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Volare oh oh

Flying with the baby.

Il volo Pisa-Londra di qualche  giorno fa: un’avventura.

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Una bella famigliola (babbo, mamma incinta di 8 mesi e bimba di 2 anni e mezzo) che dopo settimane di viaggi, separazione, cartoni, traslochi e “vacanze” livornesi, andava, finalmente riunita, nella nuova casa di Brighton, per stabilircisi una volta per tutte e iniziare questa nuova vita britannica. Messa così sembra una cosa romantica. Il rito di passaggio da una fase all’altra della vita. Come quando si parla di romanzo di formazione e poi, detta terra terra, il libro non racconta altro che la storia dell’adolescenza: brufoli, disagio ed esperienze più o meno drammatiche ingigantite dagli ormoni  impazziti.

Ecco, anche per noi è stato così. Grandi aspettative colpite dalla dura realtà. Continua a leggere

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Di stanchezze, cambiamenti e scatoloni

E finalmente trasloco fu. Dopo tanti preparativi e tante parole e tanti cartoni da riempire, chiudere ed etichettare, il fatidico momento di caricare tutto su un camion arrivò.

Per la precisione sono arrivati 4 lituani da 120 kg l’uno e in poche ore hanno svuotato la casa friburghese, riempita con amore dei nostri ultimi 3 anni di vita. Prima dell’arrivo dei forzuti traslocatori c’erano stati momenti faticosi, concitati ma soprattutto commoventi. Amiche e amici venuti a salutarci, amiche schiavizzate a fare i cartoni, a tenere la bimba mentre io e lui facevamo i cartoni, altre amiche che hanno provveduto a cibarci mentre facevamo i cartoni. Insomma, giornate passate a mettere dentro gli scatoloni gli oggetti della nostra vita tedesca e non. Continua a leggere

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