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La dolcezza dell’aria

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Livorno – immagine tratta da internet

Non c’è storia, l’aria di Livorno ha un tepore e una dolcezza, anche nel suo retrogusto salato e salmastro, che non ha paragoni. Per me ha un sapore e un odore magici. Sarà perché sa di casa, di mare, di vacanza e di caldo. Sarà perché ha profumi e suoni che mi appartengono, in fondo all’anima, nel sangue, nella carne. Sarà perché anche quando puzza, quando suda, quando è sporca, quando è troppo carica, è sempre l’aria della mia infanzia.

Così questa aria di Livorno mi riconquista ogni volta, mi stupisce, mi colpisce col suo calore. Continua a leggere

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Omino marshmallow (con le scarpe fotoniche)

Mesi e mesi senza nemmeno un post. Mi sono scervellata per postare qualcosa di veramente profondo e intelligente e l’unica cosa a cui riesco a pensare oggi sono le mie bellissime scarpe nuove. Brillanti, colorate, con la striscia fluorescente, un vero pugno in un occhio. Una cosa inguardabile dal punto di vista dei colori. Ma sono bellissime, e come si direbbe a Livorno, sono fotoniche. Oggi, per la prima volta in vita mia, mi sono comprata un paio di Nike.

Scarpe fotoniche

Scarpe fotoniche

Praticamente un evento. Continua a leggere

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I greci

immagine tratta da wikipedia

Chiesa dei Greci a Livorno – immagine tratta da wikipedia

A casa mia, a Livorno, si dice “vai a fatti benedi’ dai gre’i!”, un modo poco elegante ma efficace per consigliare a qualcuno affetto da sfortuna di varia natura di cercare una soluzione per tale sventura.

Di solito si arriva a meritare un tale consiglio in caso di un paio di sventure, che ne so, una brutta influenza seguita da un lieve tamponamento, o più membri di famiglia affetti simultaneamente da qualche male di stagione. O anche quando un male qualsiasi, anche di lieve entità, come raffreddore o influenza, colpisce nella stagione sbagliata. Magari me ne sto bella bella al moletto di Antignano e sono colta da starnuti e tosse, è caldo, è estate, c’è il sole, e il passante occasionale, squadrandomi, si potrebbe permetter di dirmi che devo andare a farmi benedire dai greci.

Questo non vuol dire che devo prendere un aereo e volare fino ad Atene, semplicemente basta andare in via della Madonna, a Livorno, presso la chiesa dei Greci, luogo dove appunto si può richiedere la benedizione, sperando di scampare a nuove disavventure.

Le mie vacanze livornesi, seddiovole appena finite, ecco, si possono definire proprio così, coi “greci”. Una sfiga dopo l’altra in una spirale crescente di violenza. Continua a leggere

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Di caldo, pance grosse e veleno gratis per Belen

immagine tratta dal web

immagine tratta dal web

Fa caldo. Molto caldo. Non dirò certo una cosa nuova, visto che tutti si lamentano del caldo, commentano questo caldo, fanno classifiche del caldo degli ultimi giorni, mesi, anni, decadi e cercano record di calura da battere o da dichiarare imbattibili. Qui a Livorno c’è anche umido. Un umido incredibile, che ti si appiccica addosso e ti entra dentro, ti rende molle. Così io mi sono accodata  a questi lamenti sul caldo e ho aggiunto la mia voce a quella del coro. Muoio di caldo. Ma roba che alle 3 di notte vago come una pazza per la casa alla ricerca di un refolo di fresco che dia sollievo alle mie abbondanti carni.

Mi do anche un certo tono perché ho scoperto che il mio status di donna incinta mi dà maggiore diritto a lamentarmi del caldo. Mi porto dietro (anzi davanti) questo pancione gigante e posso lamentarmi senza remore e senza limiti, attirando anzi larga solidarietà e larghi sorrisi, nei negozi, sui mezzi pubblici, con gli sconosciuti per strada. Continua a leggere

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Deve essere il baricentro spostato…

oppure non sono più livornese di scoglio.

Son problemi grossi: oggi sono andata al mare, mi sono goduta una bella mattinata di sole, sale, mare, sassolini e alghe spiaccicate sull’asciugamano dalla mia bimba, e ho realizzato una triste realtà. Non so più camminare sugli scogli come un tempo.

La "pompa", lo scoglione è fuori inquadratura, a sinistra

La “pompa”, lo scoglione è fuori inquadratura, a sinistra

La spiaggetta preposta alle mie uscite marittime mattutine con prole è sassosa. Più si avanza nell’acqua e più i sassolini diventano veri e proprio scogli, intermezzati da qualche pezzo di vecchio molo crollato. Un luogo da frequentare con le ciabatte di gomma, come i fiorentini al mare (che se sono fiorentini d.o.c. sapranno che i livornesi li prendono in giro per le loro mise marittime, Vernacoliere docet). Continua a leggere

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Saluti, nostalgie e stress vari da emigrazione – a presto Livorno

A Livorno ci sono stata 3 settimane e ho trovato un tempo schifoso. Il primo giorno in realtà ho beccato una giornata bella, anche se ventosa e sono riuscita ad andare al mare. Tutto era intonato al mio umore, uscita dall’ospedale crucco e subito partita, il giorno dopo, per Livorno. Arrivata la sera ero distrutta, ma mi pregustavo una bella vacanza/convalescenza livornese a maggio, fatta di caldo, di sole, di mare, cibo buono, riposo e cure familiari. Quindi il giorno dopo l’arrivo, svegliata con un bel sole e un po’ di vento, ho pensato che i miei desideri si fossero avverati e mi sono lanciata fuori, verso il mare, con la bimba. Ora, magari lanciata è un eufemismo. Avevo l’affanno post polmonite, la pancia di 22 settimane, la stanchezza del viaggio e l’energia di un bradipo. Ma insomma, lo spirito era quello. E come dicevo il tempo era intonato al mio umore.

Raggiunta la spiaggetta di Antignano la bimba ed io eravamo in compagnia della mia mamma e della mia zia, e ci siamo godute il sole e l’aria di mare. Frizzante. Di casa. Una meraviglia. Nonostante non fosse caldissimo, la bimba non ha sentito ragioni, e uno strato dopo l’altro si è spogliata. Alla fine si è anche inzuppata nell’acqua fredda. Il massimo è stato quando è uscita tutta corrucciata dall’acqua e si è avvicinata alla zia e le ha detto: “Zia Simona, è ghiaccia l’acqua del mare, me la scaldi?”

La bimba desnuda incurante del maestrale teso

La bimba desnuda incurante del maestrale teso

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Nostalgia che (per una volta) non mi appartiene

Stamattina mi sono svegliata un po’ storta. Non nel senso di cattivo umore (anche se a Livorno si direbbe proprio “ti sei svegliata col bu’o storto”) ma proprio nel senso vero del termine: con un po’ di torcicollo e in generale non in formissima. Poi la bimba, che il fine settimana ha la sveglia puntata tra le 6 e le 6 e mezzo, stamattina si è svegliata all’alba, sì, per il latte, ma poi bella al calduccio addosso (letteralmente) al su babbo, ha continuato a dormire beata – lui mi sa un po’ meno. E visto che è lunedì alle 8 passate ancora non si svegliava. Ho provato con carezze, sussurri, qualche scossettina, ma nulla. Ho provato a prenderla per la gola, informandola che andavo a fare colazione, argomentazione che fa sempre leva, visto che è una sorta di aspirapolvere – come si può vedere qui–  ma non ha funzionato:

-Sara, mamma va a fare a colazione.

– E io no!- e si è rigirata, tipo bozzolo, nella sua copertina morbida e sdrucita.

La prima copertina della bimba

La prima copertina della bimba

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